PIAGA 19 Luglio Lug 2015 1435 19 luglio 2015

Sardegna, la rivolta social contro i ladri di sabbia

Granelli di quarzo, conchiglie, ciottoli: le spiagge sarde sono razziate dai turisti. Nonostante le multe salate. E su Facebook un gruppo di attivisti si mobilita. 

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Un souvenir a portata di mano e pure gratis.
La razzia delle spiagge della Sardegna da parte dei turisti pronti a caricare sabbia e sassolini in valigia non conosce tregua, ma quest’estate spunta un’armata social pronta a restituire il maltolto.
Il gruppo è apparso quasi a metà luglio su Facebook: “Sardegna rubata e depredata”. E nel giro di pochi giorni ha guadagnato 3 mila sostenitori che si sono scatenati in condivisioni, commenti di supporto e incoraggiamento.
«UNA MODA STUPIDA E ILLEGALE». Un gruppo virtuale creato da attivisti in carne e ossa, “liberatori di sabbia rubata”: riportano, quando e come possono – e a loro spese – il maltolto a casa propria.
Ecco il manifesto: «È una moda stupida e dannosa all'ecosistema, oltre che essere un reato punito dalla legge. Noi dell'aeroporto di Elmas (Cagliari, ndr) contrastiamo e scoraggiamo questa moda requisendo il frutto di questi incontrastati furti e restituendo alla natura quanto sottratto».
Ossia nelle spiagge sarde: dalle più famose come Cala Mariolu e Cala Goloritzé, in Ogliastra, fino alla penisola del Sinis, nell’Oristanese o Stintino, davanti all’Isola dell’Asinara.
MULTE FINO A 1.500 EURO. Non bastano infatti le campagne di sensibilizzazione, non bastano i divieti e i controlli, né le multe salate – soprattutto nelle aree protette – fino a 900 euro. Con possibili aumenti in base alla quantità: le cronache hanno infatti registrato carichi anche di decine di chili e in questi casi la sanzione parte da 1.500 euro e sale di parecchio.
Il gruppo social è animato appunto da alcuni dipendenti dell’aeroporto di Cagliari-Elmas, ed è lì infatti che sono state scattate alcune delle foto più significative.
Altre arrivano dallo scalo del Nord Sardegna, Olbia-Costa Smeralda: interi scatoloni pieni di refurtiva ambientale. Al controllo bagagli risulta, inevitabilmente, che alcuni vacanzieri (italiani e stranieri) portino via un pezzo dell’Isola.
IL BOTTINO? DALLA SABBIA AI CIOTTOLI. Basta guardare le valigie ai raggi X o le borsette: tanto che gli amministratori sono in grado di stilare anche una sorta di bestiario del predatore.
C’è il metodico e c’è il pignolo: il primo porta via la sabbia con tutto quello che ha a disposizione (bottigliette, contenitori, buste), il secondo mette le etichette con data e luogo. Il bottino è variegato: la sabbia bianca, quasi polvere, i granelli di quarzo, i ciottoli, conchiglie e vere e proprie pietre per i più audaci. Il tutto destinato a decorare appartamenti di città, acquari casalinghi, aiuole in smunti balconi o addirittura alla vendita online, con spedizione a domicilio.

Una valigia ai raggi X: nelle bottiglie la sabbia rubata dalle spiagge sarde.

L'appello ai turisti: «Spetta ai vicini di ombrellone intervenire»

L’indignazione a portata di tastiera ha fatto esplodere il caso, ma i gestori rilanciano e chiedono massima attenzione, proprio a chi va in spiaggia.
Segnalazioni dirette al Corpo forestale, una chiamata al 1515 e non girarsi dall’altra parte: «Purtroppo non c'è molto da fare», scrivono gli organizzatori, «chi dovrebbe vigilare non può essere ovunque in ogni momento, perciò spetta a noi vicini di ombrellone e custodi della nostra terra intervenire quando ce ne accorgiamo».
POCHI CONTROLLI IN NAVE. Una foto ritrae le conchiglie requisite e liberate in mare, «lontano dai predatori a due zampe».
In una settimana, raccontano, ben 100 chili solo di conchiglie. Da qui l’idea di un utente: «Ragazzi, è straordinario ciò che fate. Sarebbe bello che le foto possano diventare dei cartelloni , da posizionare al ritiro bagagli , cosi il turista mentre aspetta può vedere a che figura va incontro».
E ancora c’è chi ricorda che gran parte del flusso di persone viaggia in nave, con pochi, o inesistenti controlli. In più, ovviamente, la multa non è comminata al momento della partenza, gli attivisti hanno le armi spuntate. Ma l’importante è iniziare da qualche parte e, in ogni caso, sensibilizzare – scrivono i fondatori del gruppo – nonché ricordare che si tratta di un reato.
LA PENTITA E IL BASTIAN CONTRARIO. Tra i sostenitori della prima ora, molti raccontano furti a cui hanno assistito, alcuni di furti sventati, e c’è anche una “pentita”, nonché convertita: «È vero, avete ragione, anche io nel 1980 la prima volta che sono andata in Sardegna avevo le bambine piccole e ho raccolto la sabbia di ogni spiaggia. Dopo un po’ di tempo quella sabbia è finita in pattumiera ma da lì ho capito e imparato che era meglio se le lasciavo al suo posto». Una testimonianza a lieto fine, dunque: «Da allora sono stata tante volte in Sardegna e in altri luoghi del mondo ma non ho mai più portato via niente».
Nel dibattito animato dalle foto, dai messaggi e dalle restituzioni, ecco anche il Bastian contrario che punta a far chiudere un occhio in virtù dei “soldi e progresso” portati dai turisti agli isolani: «Non prendetela molto a cuore, è giusto eseguire la legge, e punire i trasgressori, ma bisogna ricordare che il turista quando arriva in Sardegna porta valore e progresso mille volte del valore di una bottiglietta di sabbia».
SOUVENIR SENZA PREZZO. Non solo, la sabbia trafugata e mostrata agli amici sarebbe una sorta di marketing e il furto potrebbe non ripetersi, quindi cautela e tolleranza nei confronti del turista dalle mani lunghe: «Se viene multato maledirà l'idea di aver fato questa vacanza. Se in Sardegna arrivassero tanti turisti da consumare tutta la sabbia una bottiglietta ciascuno la Sardegna rimarrebbe coperta completamente di danaro fino alla cima del Gennargentu (il massiccio centrale più importante dell’Isola, ndr), ma che cosa vogliamo?».
Per il popolo del web, però, i souvenir naturali non hanno prezzo: meglio le foto, o i ricordi immateriali.

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