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INTERVISTA 21 Luglio Lug 2015 1923 21 luglio 2015

Unioni civili, la lunga lotta di Gian Mario e Riccardo

Parla la coppia che ha vinto a Strasburgo: «Adesso il governo cambi approccio». E sul Family day: «Sono persone infelici». 

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Gian Mario Felicetti.

Stanno insieme da 12 anni, convivono da 11: «alti e bassi», ma «siamo felici», è «una bella storia».
Gian Mario Felicetti e Riccardo Z. sono una delle coppie che ha fatto causa all'Italia per vedersi riconosciuto il diritto di essere considerati una unione di fronte allo Stato, dove pagano le tasse, lavorano e anche amano. Una battaglia dura e durata quattro anni.
QUATTRO ANNI DI BATTAGLIA. Quando si sono presentati negli uffici del comune di Lissone dove risiedono, una mattina del 2011, avevano in mente proprio questo: arrivare a un pronunciamento sulla possibilità delle coppie omosessuali di unirsi di fronte alle istituzioni.
«Agli impiegati abbiamo spiegato tutto perché non volevamo metterli in difficoltà», racconta a Lettera43.it Gian Mario, 43 anni, tecnico informatico, raggiunto al telefono durante una trasferta di lavoro.
E basta questa scena per cogliere l'assurdo di questo stato di diritto: si sono seduti di fronte ai messi comunali, hanno spiegato che volevano presentare domanda per pubblicare le partecipazioni per il loro matrimonio e ricevere un parere legale che motivasse la bocciatura, per poi impugnarlo di fronte a una corte.
FESTEGGIAMENTI RIMANDATI. «Uno ha iniziato con le battute: 'ma cosa lo fate a fare, tanto non vi sposerete mai', ma alla fine abbiamo ottenuto quello che volevamo». Così è cominciato il lungo iter giudiziario che li ha portati fino alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, a questo 21 luglio 2015.
«Ora siamo contentissimi», dice Gian Mario. Ma i festeggiamenti sono rimandati. Perché, in fin dei conti, nell'immediato non cambia niente. «Questa è solo una sentenza: lo Stato se la risolve con 15-30 mila euro e la condanna non sposta niente a nessuno». Ma è una conferma della strada intrapresa, «un passo avanti nella direzione giusta». E aggiunge serio: «Festeggeremo quando saremo uguali davanti alla legge».

«Ci abbiamo messo la faccia per chi viene dopo di noi»

I giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo.

La scelta non è stata facile. Riccardo, ammette il compagno, era restio. Gian Mario, invece, veniva da esperienze di attivismo.
Faceva parte dell'associazione CertiDiritti e negli Anni 2000 aveva partecipato a un'iniziativa simile. Si chiamava Affermazione civile, racconta: «Cercavo di convincere le coppie di gay e lesbiche ad andare in comune e chiedere di sposarsi, per poi rivolgersi ai tribunali. Ma erano anni diversi, le persone avevano paura di andare in galera».
Pian piano, però, i risultati sono arrivati. E quando anche la Corte costituzionale italiana si è pronunciata, Riccardo ha deciso di «metterci la faccia».
Non per loro due, ma per gli altri. «Io ho superato i 40 anni», riflette il tecnico informatico, «la mia vita senza diritti me la sono impostata e me la so immaginare così fino a 90 anni. Senza un diritto. Ma vorrei che i giovani vivessero una vita in libertà».
Libertà dalla sofferenza gratuita, soprattutto, un dolore che in pochi possono capire, causato da «un governo che si rifiuta di fare una politica edificante», aggiunge soppesando le parole.
UN'IDEA DI FUTURO STRAVOLTA. Gian Mario ha scoperto la sua omosessualità a 28 anni: «Improvvisamente, in una settimana, l'idea che avevo della vita futura è stata stravolta. Pensavo di sposarmi e tutto d'un tratto non lo potevo più fare. Senza che ci fosse una vera ragione dietro».
L'inizio, con Riccardo, è stato come quello di tante altre coppie: un ambiente gay friendly, gli amici con cui si va in piscina, le prime uscite. E poi, dopo nemmeno un anno, la decisione di andare a convivere.
Ma nonostante la scelta di stabilità, la coppia si è trovata l'insicurezza appiccicata addosso: «C'è stato un momento in cui il mio compagno non è stato bene, e allora senti un senso di precarietà forte che si unisce alla discriminazione».
L'ACCANIMENTO DELLO STATO. La situazione italiana, per Gian Mario, si descrive con un'espressione sola: «Accanimento dello Stato». «Perché impedire l'unione di due persone se agli altri non cambia nulla?».
Le argomentazioni che gli omosessuali si sentono ripetere sono sempre le stesse: 'Cambiare la norma non è prioritario', per esempio. «È talmente vero che allora perché non la fai, per poi dedicarti alle cose veramente importanti?».
Ma ci sono scuse allo stesso tempo più subdole e raffinate: nelle memorie difensive presentate a Strasburgo dal governo italiano tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012, l'avvocatura dello Stato spiegava che la società «non aveva la sensibilità e non era pronta» all'introduzione di una norma sulle unioni gay.
Un argomento che la Corte di Strasburgo ha rigettato basandosi su numeri e statistiche. E che non fa certo onore al nostro Paese. «Sono istituzioni in qualche modo sacre», commenta l'attivista, «pronte a mettersi in ridicolo per qualcosa che non ha niente di positivo».

«Le persone in piazza al Family day? Sono infelici»

Un'immagine del gay pride di Milano.

Appena si è diffusa la notizia della condanna, Filippo Savarese, portavoce dell'associazione pro-family La Manif Pour Tous, ha dichiarato che la sentenza «non obbliga minimamente l'Italia a riconoscere le coppie gay con le unioni civili».
«UN PRONUNCIAMENTO ABERRANTE». Il sociologo torinese Massimo Introvigne, presidente nazionale dei Comitati Sì alla famiglia, ha definito il pronunciamento della Corte «aberrante».
E poi è arrivato il girotondo delle voci parlamentari. Massimiliano Fedriga, deputato della Lega Nord, ha parlato di un ignobile attacco alla famiglia. Mentre l'onorevole di Area popolare Paola Binetti ha ricordato: se anche venisse approvato il provvedimento sulle unioni civili «le tre coppie di Trento, Lissone e Milano non potrebbero comunque veder accettate le loro pubblicazioni, perché la norma in questione non parla certo di matrimoni».
«POLITICI MANIPOLATORI». Gian Mario ha pochi commenti sugli uni e sugli altri. Ma da ascoltare.
Sui politici, dice: «Mi dispiace vedere che manipolano tanti cittadini che si fidano di loro e costruiscono delle menzogne ad arte, per sfruttarli e prenderli in giro». Sul governo, prosegue: «Mi auguro che faccia qualcosa per la piena uguaglianza dei cittadini, che abbia un approccio alla politica edificante, che renda i cittadini protagonisti finalmente di qualcosa di buono».
Mentre sulle piazze, spiega: «Io non provo rabbia. Il sentimento più vero è un grande dispiacere: penso che siano persone poco felici». E se gli si chiede perché, risponde semplicemente: «Non puoi essere felice se cose belle come l'amore ti spaventano».

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