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GIUSTIZIA 29 Luglio Lug 2015 1725 29 luglio 2015

Caso Azzollini, cinque cose da sapere

Il Senato vota contro l'arresto del senatore. Dal crac Divina Provvidenza al caos Pd. Tutti i nodi della vicenda.

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Antonio Azzollini.

Il Senato ha detto no.
Non ci sarà nessun arresto per Antonio Azzollini, l'ex presidente della commisione Bilancio di Palazzo Madama per il quale la procura di Trani aveva chiesto i domiciliari nell'ambito dell'inchiesta sul crac della casa di cura Divina Provvidenza.
PD SPACCATO. Una decisione, quella maturata dall'Aula a scrutinio segreto, che ha finito per spaccare il Partito democratico, dopo la scelta di lasciare libertà di voto secondo coscienza ai senatori dem. Con Debora Serracchiani che ha ammesso: «Abbiamo fatto una figuraccia, ci dobbiamo scusare». Già a caldo, dopo l'esito del voto, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia aveva scritto in un tweet che se fosse stata in Aula avrebbe votato sì all'arresto. «Si è persa un'occasione», ha poi aggiunto, «per dare un buon segnale di cambiamento».

1. Le indagini: un crac da 500 milioni

La richiesta di arresti domiciliari era stata inoltrata dal gip di Trani, Rossella Volpe, lo scorso 10 giugno. La misura cautelare era stata chiesta nell'ambito di un'indagine sul crac da 500 milioni della casa di cura Divina Provvidenza (Cdp) di Bisceglie, di cui Azzollini è ritenuto amministratore di fatto. Il gip aveva ritenuto sussistente il «fondato pericolo» che il senatore, qualora fosse stato lasciato libero, potesse «reiterare reati delle stessa specie di quelli ripetutamente commessi nella vicenda»: associazione per delinquere, corruzione per induzione e bancarotta fraudolenta.
PRESA DI POTERE. Il provvedimento restrittivo - che non sarà eseguito dopo il diniego del Senato - era stato confermato dal tribunale del Riesame di Bari, che aveva riconosciuto gravi indizi ed esigenze cautelari per Azzollini e per alcuni degli altri nove indagati arrestati. In base a quanto scritto negli atti dell'inchiesta, Azzollini, indagato anche per presunti illeciti nell'appalto da 150 milioni per la costruzione (mai terminata) del porto di Molfetta, dal 2010 avrebbe compiuto una vera e propria «presa di potere» sulla casa di cura, divenendone l'amministratore di fatto attraverso la nomina del fedelissimo Angelo Belsito.

2. Le minacce alle suore: «Vi piscio in testa»

Azzollini, sempre secondo l'accusa, si sarebbe reso protagonista di un'autentica irruzione nella sede biscegliese della Cdp, imponendo da quel momento in poi alle suore la sua presenza quale capo dell’ente religioso denominato Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza, Onlus che si occupa della cura e dell’assistenza delle persone con problemi psichiatrici.
SOSPENSIONE DEGLI ONERI. In cambio, avrebbe garantito la sua attivazione in commissione Bilancio per la proroga della sospensione degli oneri fiscali e previdenziali.
Per far capire l'aria che tirava, il senatore avrebbe detto alle suore: «Da oggi in poi comando io, sennò vi piscio in bocca».

3. Il caso di Molfetta: intercettazioni negate coi voti Pd

Lo scorso mese di dicembre, la stessa la procura di Trani aveva fatto richiesta di utilizzare delle intercettazioni telefoniche che coinvolgevano Azzollini in un’inchiesta sul porto di Molfetta, città della quale il senatore del Nuovo centrodestra è stato sindaco per molti anni
AUTORIZZAZIONE NEGATA. Anche in quell’occasione il Senato negò l’autorizzazione con i voti del Partito democratico.

4. La difesa: «Contro di me fumus persecutionis»

Prima dello scrutinio segreto, Azzollini si era difeso per quasi mezz'ora di fronte ai colleghi, affermando che nei suoi confronti c'è solo «fumus persecutionis integrato a sufficienza».
«RICOSTRUZIONI ILLOGICHE». E riportando date e fatti per dimostrare come quelle dei magistrati pugliesi siano «ricostruzioni difficili da poter ritenere anche solo logiche».

5. Le conseguenze politiche: Pd spaccato

Inevitabili le ripercussioni politiche del voto in Senato, col Pd spaccato. In un primo momento sembrava orientato a favore dell'arresto, salvo poi lasciare libertà di coscienza. «Ci dobbiamo scusare, non abbiamo fatto una bella figura», ha detto Debora Serracchiani. «Sul caso Azzollini c’è stata un’indicazione di una Commissione, avremmo dovuto seguire quell’indicazione».
M5S ALL'ATTACCO. Durissimo il commento del Movimento 5 stelle, che con Michele Giarrusso ha attaccato «la casta che anche oggi ha perso la faccia» e puntato il dito contro il Pd che ha «salvato Azzollini». All’inizio di luglio, la Giunta per le immunità del Senato aveva votato a maggioranza per autorizzare l’arresto e anche il presidente del Pd Matteo Orfini aveva detto che, lette le carte sulla richiesta di arresto, riteneva «inevitabile» un voto a favore.

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