CASO 30 Luglio Lug 2015 1157 30 luglio 2015

Ai Weiwei, la Gran Bretagna gli nega il visto

L'artista pubblica su Instagram la lettera di rifiuto. La sua presenza avrebbe rischiato di coincidere con la visita a Londra del presidente cinese Xi Jinping. Foto.

  • ...

La Gran Bretagna chiude le porte al dissidente cinese Ai Weiwei (foto).
La motivazione ufficiale che ha portato Londra a negare all'artista un visto della durata di sei mesi è che Weiwei avrebbe omesso di dichiarare una precedente «condanna criminale». Scrive il governo di Sua Maestà: «È di pubblico dominio il fatto che lei sia stato condannato in passato per attività criminali in Cina, e non l'ha dichiarato».

Una foto pubblicata da Ai Weiwei (@aiww) in data: 29 Lug 2015 alle ore 20:43 PDT

DETENUTO SENZA ACCUSE NEL 2011. La vicenda risale al 2011: Ai Weiwei fu prelevato e tenuto prigioniero per circa tre mesi da agenti della sicurezza di Pechino, senza essere però accusato, né tantomeno condannato, per alcun reato. La sua detenzione sarebbe stata pertanto illegale in base alle leggi della stessa Repubblica Popolare, secondo l'opinione di alcuni esperti di diritto internazionale. In ogni caso, la Gran Bretagna ha deciso di concedergli un visto d'ingresso di soli 20 giorni. Ed è proprio la durata ridotta che fa riflettere, specie se si tiene conto del fatto che il presidente cinese Xi Jinping ha in programma una visita di Stato a Londra nel mese di ottobre.
PRESENZA IMBARAZZANTE PER IL GOVERNO BRITANNICO. Il Financial Times ha fatto notare che Ai Weiwei, celebre per le provocazioni e le geniali proteste pubbliche con cui si oppone alle restrizioni sui diritti civili e politici imposte dal governo cinese, sarà quindi costretto ad abbandonare il Paese prima dell'arrivo del presidente Xi Jinping, entro la fine del mese di settembre. Un visto più lungo avrebbe per contro esposto il governo britannico al rischio di contestazioni pubbliche da parte dell'artista. Un imbarazzo diplomatico in coincidenza della visita del presidente cinese, che Londra avrebbe preferito evitare alla radice. E pensare che ad Ai Weiwei è stato appena restituito il passaporto.

今天,我拿到了护照。

Una foto pubblicata da Ai Weiwei (@aiww) in data: 21 Lug 2015 alle ore 23:51 PDT

PERCHÉ AI WEIWEI SPAVENTA PECHINO. Ma chi è Ai Weiwei, e perché fa così tanta paura al governo di Pechino (e adesso anche a quello inglese)? Il 24 marzo 2010 il New Yorker ha pubblicato un lungo ritratto dell'artista, scritto da Evan Osnos. «Nei primi vent'anni di attività», spiega il giornalista, «Ai Weiwei ha prodotto un flusso di lavoro eclettico. Ha creato installazioni, scattato fotografie, realizzato mobili, scritto libri, diretto film. Ma è negli ultimi anni che la sua irrefrenabile audacia e la sua immaginazione l'hanno portato ad avere un ruolo di primo piano tra chi non si rassegna al regime cinese». Non a caso, i suoi problemi con la censura decollano dopo il 2008, quando Weiwei diventa attivissimo sul web. Su Wired ha raccontato di aver fatto da consulente per la costruzione dello stadio di Pechino, rifiutandosi però di partecipare in qualsiasi modo alle cerimonie olimpiche. Nel 2009 fu violentemente pestato dalla polizia, dopo aver pubblicamente difeso alcuni studenti-attivisti della regione di Sichuan, che accusavano il governo per la scarsa qualità delle costruzioni crollate durante il tragico terremoto del 12 maggio 2008.
IL PADRE DI AI WEIWEI VITTIMA DEL GOVERNO CINESE. Ma la storia di Ai Weiwei, del suo rapporto conflittuale con le autorità di Pechino, non è comprensibile senza conoscere la storia del padre dell'artista, anche lui vittima della censura cinese in maniera ancora più violenta. Il padre di Weiwei, Ai Qing, voleva fare il pittore e nel 1929, all'età di 19 anni, si spostò a Parigi per studiare. «Lì scoprì il realismo di Dostoevskij, Gogol, e Turgenev», racconta ancora il New Yorker, ma l'influenza più forte che subì «fu quella del poeta modernista belga Émile Verhaeren, che colpì Ai Qing con le sue descrizioni degli angoli più squallidi delle città europee, spingendolo a interessarsi di più alla corruzione e alle ingiustizie del suo Paese d'origine». Tornato in Cina nel 1932, Ai Qing fu messo in carcere a causa del suo attivismo. Impossibilitato a dipingere si dedicò alla poesia, e una volta uscito dal carcere entrò nel Partito Comunista, dove si fece apprezzare per alcuni versi sullo spirito della rivoluzione.
SPEDITO IN MANCIURIA A PULIRE I BAGNI PUBBLICI. Ma nel 1956, quando iniziò a scatenarsi la repressione maoista contro gli intellettuali, la fedeltà di Ai Qing al Partito fu messa in discussione. Aveva scritto un racconto, Il sogno del giardiniere, che sottolineava la necessità di permettere un ventaglio più ampio di opinioni e garantire la libertà di pensiero. In quel racconto, un giardiniere che coltiva solo rose cinesi capisce che sta «causando malcontento tra tutti gli altri fiori». Un altro poeta, Feng Zhi, attaccò Ai Qing, sostenendo che fosse caduto «nel pantano del formalismo reazionario». Ai Qing perse ogni onorificenza e fu espulso dall'associazione degli scrittori. La famiglia Weiwei fu spedita in Manciuria, nella remota regione dello Xinjiang, dove ad Ai Qing fu assegnato il compito di pulire i bagni pubblici con turni di tredici ore al giorno. Disperato, il padre di Weiwei tentò più volte il suicidio.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso