Domenico Masi 150730184737
INTERVISTA 30 Luglio Lug 2015 1816 30 luglio 2015

De Masi: «Sud Italia responsabile della propria crisi»

Svimez: il Mezzogiorno peggio della Grecia. Per De Masi, la colpa è dei cittadini. E di una politica che preferisce non vedere. «Soluzioni? A breve non ce ne sono».

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Il Sud Italia come la Grecia, anzi peggio della Grecia.
La fotografia scattata dalla Svimez è desolante. Dal 2000 al 2013 il Meridione è cresciuto del 13%, la metà del Paese ellenico che ha segnato +24%.
Per non parlare della disoccupazione che tocca il 20,5%. Più vicina alla percentuale greca, intorno al 25,6%, che non a quella dell'Italia centro-settentrionale che si 'ferma' al 9,5%.
PIL PRO CAPITE DI 17 MILA EURO. Il Pil pro-capite, nel nostro Mezzogiorno, è di 16.976 euro, mentre sulle coste dell'Egeo è di poco più di 20 mila euro.
«Con una popolazione di 21 milioni di persone, praticamente il doppio di quella greca», spiega a Lettera43.it il sociologo Domenico De Masi, «se il Meridione fosse uno Stato, ora staremmo parlando di Sud-exit, altro che Grexit».

Il sociologo Domenico De Masi.


DOMANDA. Tralasciando la Grecia, siamo di fronte ancora a due Italie.
RISPOSTA. Sì, lo dicono i numeri. Secondo l'Istat tra 50 anni la popolazione del Sud si ridurrà di 4 milioni di unità e ad andarsene saranno soprattutto i giovani, le menti migliori. Come è sempre accaduto del resto.
D. Una fuga di cervelli interna.
R. Esattamente. Il tasso di occupazione è pari ai due terzi, 42% contro 64% del Nord, mentre quello di disoccupazione è di 11 punti più alto. Per non parlare del Pil pro-capite che è praticamente la metà di quello del Settentrione.
D. Il rapporto Svimez parla di desertificazione del tessuto industriale. È così?
R. La verità è che le uniche vere multinazionali endogene e attive sono rimaste mafia, ndrangheta, camorra e sacra corona unita. Ben quattro in una sola area, un bel record. E dallo sfascio economico deriva quello culturale.
D. Cioè?
R. Nel Nord 48 persone su 100 leggono almeno un libro l’anno; nel Sud la percentuale scende al 31%. Secondo la graduatoria delle 107 province italiane elaborata da Il Sole 24 Ore in base alla qualità della vita, tra le ultime 30 ben 29 sono meridionali.
D. Di chi è la responsabilità?
R. Sicuramente dei meridionali, e lo dico da molisano. Dal 1860 non abbiamo fatto altro che attribuire colpe: ai piemontesi, ai Borboni e così via. Nel 2014 ben 86 tra intellettuali, imprenditori e politici del Sud hanno firmato una sorta di manifesto in cui, tra le altre cose, enumeravano i vizi atavici di questa parte d'Italia. E sa quali erano?
D. No, dica pure.
R. Nella sfera economica: individualismo, infantilismo, incompetenza, clientelismo, disorganizzazione. In quella etica: arroganza, disfattismo, dietrologia, familismo, irriconoscenza, presunzione. E, infine, nell'estetica: pressappochismo, provincialismo, rassegnazione, rozzezza.

D. Anche lo Stato però, dopo aver drogato il Sud con l'assistenzialismo, non è che abbia fatto molto altro...
R. È innegabile. Gli aiuti nazionali, considerando le spese in conto capitale, sono calati del 12% l’anno; nel pieno della crisi, tra il 2007 e il 2014, gli investimenti industriali sono calati del 50%. E poi c'è il capitolo dei fondi europei.
D. Che spesso restano inutilizzati.
R. Sì, ma perché le Regioni, soprattutto Calabria, Campania e Sicilia, non hanno soldi. E se non si investe, l'Europa non eroga i finanziamenti. Il risultato finale di tutto questo è che i poveri nel Nord sono il 5% della popolazione mentre nel Sud sono il 21%.
D. Calabria, Campania, Sicilia: ha citato tre Regioni che non sono esattamente esempi di buona gestione.
R. E dire che, per esempio, la Sicilia è totalmente autonoma. Questo vuol dire che le tasse restano sul territorio. Per non parlare poi dell'organizzazione. Faccio un semplice esempio: oggi non sappiamo neppure quanti sono gli abitanti di Napoli. Persino nel sito ufficiale del Comune il loro numero passa disinvoltamente da 960.079 a 989.768 e poi a 1.004.500 unità nello spazio di poche righe. E nell'ufficio apposito lavorano almeno 50 persone.
D. È così difficile parlare di Sud?
R. Mancano i dati, i numeri precisi. Per fortuna che ogni anno Svimez ricorda la situazione in cui versa questa parte del Paese.
D. C'è chi ha definito Svimez un ente inutile: i soldi spesi dallo Stato per fare statistiche, dicono, potrebbero essere investiti per creare lavoro.
R. Il fatto è che per molti è preferibile non vedere e non fare sapere quello che accade nel Sud. Meglio chiudere un occhio.
D. Anche due. Lo stesso Matteo Renzi fu ripreso perché nel suo primo intervento da premier non pronunciò mai la parola Sud.
R. Che il governo non sia particolarmente attento alla questione meridionale è un fatto. Basta vedere la sua composizione. Si è data più importanza alla presenza femminile che al resto. Dovrebbe essere del Sud almeno un terzo dei ministri.
D. E i governi precedenti? Hanno brillato?
R.
No, questo no. Credo ci sia un preciso intento di ignorare e fare ignorare una parte del Paese. Però, in passato, durante la Prima Repubblica...
D. Le cose erano diverse?
R. Abbiamo avuto moltissimi politici e ministri meridionali. Prendiamo De Mita: segretario del maggiore partito italiano e anche presidente del Consiglio. Praticamente come Renzi.
D. Ma esiste una soluzione per risolvere questa situazione?
R. Certo che no, almeno in un lasso di tempo calcolabile, poi se parliamo di 2 mila anni, questo non lo posso sapere.
D. Un'era geologica, praticamente...
R. Se il governo e la politica se ne infischiano, chi ci pensa: Gesù? Padre Pio?

Twitter @franzic76

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