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DELITTO 31 Luglio Lug 2015 1800 31 luglio 2015

Rostagno, la vita del giornalista ucciso dalla mafia

Assassinato da Cosa Nostra nel 1988. Nelle motivazioni della sentenza emergono «sconcertanti anomalie». E un testimone rimasto "inascoltato" fino al 2013.

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«Sconcertanti anomalie, gravi negligenze nelle prime indagini e misteriose sparizioni»: è quanto si legge nelle motivazioni della sentenza sull'omicidio di Mauro Rostagno, assassinato in provincia di Trapani il 26 settembre del 1988. Più di 3 mila pagine, depositate in tribunale lunedì 27 luglio e appena pubblicate sul sito Fonti Italia Repubblicana.
Fin dalle prime righe, scritte dal giudice Angelo Pellino, emergono circostanze e particolari inquietanti. Fatti accaduti subito dopo un delitto che per 25 anni è rimasto senza colpevoli, portando soltanto nel 2014 alla condanna dei boss mafiosi Vincenzo Virga e Vito Mazzara.
IL CORPO DI ROSTAGNO MISTERIOSAMENTE RIMOSSO. Due esempi: la rimozione del corpo del sociologo e giornalista dall'interno della Fiat Duna in cui fu massacrato a colpi di fucile e revolver, senza che sia stato possibile individuare chi dispose di farlo. Rostagno fu portato al pronto soccorso quando ormai era evidente che nulla poteva più essere fatto per salvarlo. «Chi ordinò di rimuovere il corpo? È stato il primo vulnus inferto all’integrità della scena del crimine», è scritto nelle motivazioni della sentenza.
IL TESTIMONE CHE NON ERA ANONIMO. E poi il mancato interrogatorio, per ben 25 anni, di un potenziale testimone che, a pochi metri dalla propria casa, aveva sentito la sparatoria e avvisato i carabinieri. Una segnalazione anonima, è stato sempre sostenuto. Che anonima, però, non era affatto. Il professor Antonio Scalabrino ha confermato durante il processo di aver telefonato alle forze dell'ordine la sera dell'omicidio. Ma la circostanza più inquietante emersa dalla sua deposizione è un'altra.
UN'ISPEZIONE SENZA LASCIARE TRACCE. Se non fu interrogato all'epoca dei fatti, si legge sempre nelle motivazioni della sentenza, «non si trattò di incuria o scarsa attenzione nel vagliare i primi input investigativi, a partire proprio dall’identificazione dell’autore della segnalazione. Scalabrino in realtà venne interrogato quella stessa sera, e poi anche qualche giorno dopo, da individui qualificatisi come appartenenti alle forze dell’ordine, anche se non sa dire se fossero poliziotti o carabinieri, i quali però trascurarono di mettere a verbale le sue dichiarazioni. Ed effettuarono anche un’accurata ispezione dei luoghi circostanti la sua casa, alla ricerca di tracce o di qualcosa che il professore non sa cosa potesse essere». Di questa ispezione «ovviamente non v’è traccia agli atti, di tal che non sappiamo neppure se qualcosa fu rinvenuta - e sottratta alle indagini - in esito a tale ispezione».
«REITERATI ATTI DI OGGETTIVO DEPISTAGGIO». Scrive ancora il giudice Pellino: «La rimozione ingiustificata - poiché era già morto - del corpo della vittima è stato solo il primo di una filiera inenarrabile di inammissibili alterazioni della scena del crimine, colpevoli ritardi ed inspiegabili omissioni, soppressioni o dispersioni di reperti, manipolazione delle prove e reiterati atti di oggettivo depistaggio che non sembrano trovare spiegazione solo in una clamorosa inadeguatezza del personale operante o in una cronica mancanza di professionalità». E poi c'è la lista degli oggetti smarriti.
VIDEOCASSETTE, APPUNTI E LETTERE SPARITI NEL NULLA. Tra gli effetti personali di Mauro Rostagno che non sono stati mai più ritrovati c'è una videocassetta con la scritta 'non toccare', che Rostagno teneva sulla sua scrivania nella sede di Rtc, la televisione locale da cui denunciava il malaffare nella città di Trapani. Due audiocassette con la stessa scritta e le lettere che gli erano state spedite da Renato Curcio. E poi gli appunti sull'inchiesta che Rostagno stava conducendo sul Centro Scontrino, così come il memoriale che aveva preparato sull'omicidio del commissario Calabresi. A sparire perfino il proiettile calibro 38 estratto dal suo corpo nel corso dell’autopsia. «Il plico, contenente anche altri reperti, è stato trasportato a Trapani in vista della consegna ai periti incaricati di nuovi accertamenti balistici», raccontano le motivazioni della sentenza. Ma, al momento dell'apertura della busta, i periti stessi hanno riscontrato «l’assenza del proiettile dal plico in cui avrebbe dovuto essere contenuto».

(Lo Storify che segue, e che ripercorre la vicenda umana e processuale di Mauro Rostagno, è stato pubblicato per la prima volta su Lettera43 nel 2014)

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