Prete Esorcista Gennaro 150730165003
FEDE E DINTORNI 2 Agosto Ago 2015 1500 02 agosto 2015

Don Gennaro, un prete esorcista per Castellammare

Criminalità, disoccupazione, cattiva politica: gli stabiesi si sentono perseguitati. Così s'affidano al parroco esorcista. «L'unico a regalarci un po' di consolazione».

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Il prete esorcista don Gennaro Lo Schiavo.

Al santuario della madonna dell’Avvocatella, che risale al ‘700 e giace abbarbicato alle colline intorno a Cava de’ Tirreni, rispondono che «don Gennaro non c’è, è in ritiro spirituale».
E «tornerà dopo ferragosto». Contattarlo? «Impossibile, sta pregando».
In realtà, a padre Gennaro Lo Schiavo - prete ed esorcista riconosciuto dalla Curia di Salerno - è stato cortesemente “imposto” un po’ di silenzio dopo i clamori suscitati dalla curiosa “benedizione” alla cittadina di Castellammare impartita a bordo di un elicottero preso a noleggio da un gruppo di facoltosi fedeli.
«UN LUOGO PIENO DI DIAVOLI». Se lo scopo dell’iniziativa era quello di creare sorpresa (e qualche imbarazzo) è da ritenersi raggiunto: alla fine, tra lo sconcerto del vescovo che non ne sapeva nulla e un po’ di smarrimento fra i devoti, della benedizione impartita da don Gennaro ha scritto perfino una testata prestigiosa come The Independent, che ha raccontato di «un luogo pieno di diavoli» afflitto dal bisogno di «essere con urgenza risanato».
La cosa fa discutere. C’è chi, senza nulla togliere alla originalità della spirituale “trovata”, preferisce distinguere fra la (eventuale) presenza degli spiriti maligni sul territorio stabiese e il livello («mediocre», si conviene) dei sindaci che negli ultimi decenni si sono succeduti nell’amministrazione della cittadina.
LE COLPE DELLA POLITICA. Fallimento delle storiche Terme dalle 28 sorgenti ritenute (anche quelle) miracolose, chiusura per mancanza di commesse dei prestigiosi Cantieri navali e di tutte le industrie tradizionali, la funivia che collega al monte Faito ferma da secoli, il fiume Sarno che sversa veleni, la villa comunale da sempre in disuso, il Comune senza soldi e in dissesto.
E poi, la criminalità dilagante, la violenza nei rioni, gli omicidi (perfino un consigliere comunale assassinato vicino a casa sotto gli occhi del figlio adolescente), il racket, i soprusi di ogni risma: di “materia prima”, per un esorcista coi fiocchi, se ne ritrova davvero in abbondanza.
Perciò, di fronte al degrado dilagante, ai fedeli del “gruppo di preghiera” - diplomati, laureati, professionisti - è venuto in mente di far ricorso a padre Gennaro, che da trent’anni libera gli indemoniati dalla presenza di Lucifero e dei suoi famelici accoliti.
BENEDIZIONE DALL'ELICOTTERO. Detto e fatto, la mattina del 9 luglio, anche i guaglioni di camorra che abitano nel rione Scanzano, quello che è feudo del clan D’Alessandro, hanno notato allarmati che un elicottero girava insistente sulle loro teste. Sarà la polizia? O forse è un blitz dei carabinieri? Poi, per non rischiare, hanno fatto perdere le tracce di sè. In realtà, non si trattava della polizia. E neanche dei carabinieri.
È successo che nella città delle acque (termali) ci si è affidati - una volta tanto - all’acqua santa. Anzi, all’olio santo. Era infatti don Gennaro che lassù in alto, dentro all’elicottero intravisto dai guaglioni, si sporgeva impavido sulle abitazioni sottostanti spargendo benevolo il suo unguento della madonna dell’Avvocatella, lo stesso - miracoloso - con cui ogni sera del giorno 13 di ciascun mese dell’anno cosparge coloro che da indemoniati si rivolgono fiduciosi alle sue virtù di navigato esorcista.

Aldo, cassintegrato: «Don Gennaro regala briciole di consolazione»

L'articolo dell'Independent.

Dice chi ha sollecitato la benedizione aerea: «C’è poco da ironizzare: viviamo in un luogo in cui le messe nere, le croci capovolte, i furti sacrileghi, i segni di un’attività demoniaca diffusa sono molti e continui nel tempo. Dunque, è davvero così strano convincersi che qui ballino i diavoli?».
Le voci corrono. Specie se assai suggestive. C’è chi farfuglia di croci sataniche e di corone del rosario maledette vendute da ignoti agli ignari fedeli. C’è chi ricorda la testa mozzata a una delle statue raffiguranti padre Pio.
E tutto quel che di notte accade (ma è sicuro? Ma chi lo ha visto?) lassù tra i boschi del monte Faito, dove la Grande Croce viene distrutta ogni volta che si rimette in piedi, scompaiono i bambini tra i boschi, si ritrovano teste di capretto sgozzato e brandelli di ossa sparse qua e là «che viene un brivido solo a pensarci».
LA DEPRESSIONE GENERA MANIE DI PERSECUZIONE. Ma incubi esoterici e dramma sociale si mescolano spietati in questa terra di appuntamenti perduti.
«Cercate il diavolo? Sta qua, sta qua!», grida una donna sventolando amara la lettera di licenziamento ricevuta dal marito ex operaio. Come lui, a migliaia.
La chiamavano la “Stalingrado del Sud”, perché a Castellammare si concentrava un altissimo numero di operai e di fabbriche fiorenti e politicizzate.
Oggi è il deserto. E col deserto, la depressione. E con la depressione, la mania di persecuzione.
VITTIME DELL'ABBANDONO. Commenta Aldo Sessa, 52 anni, cassintegrato: «Noi in balìa del diavolo? Forse. Ma vittime dell’abbandono sì, lo siamo di sicuro. Perciò, benvenuto don Gennaro che con i suoi esorcismi almeno regala briciole di consolazione».
Oggi è molto amato, don Gennaro l’esorcista. Eppure, qualche anno fa una parte dei fedeli, arrabbiati perché si era schierato a favore della chiusura del liceo scientifico dell’Abbazia, aveva issato i cartelli in strada su cui c’era scritto: «Don Gennaro è indemoniato!». E poi: «Alla Badia ha vinto il demonio».
Lui aveva trattato con i sindacati che si opponevano ala chiusura. Li aveva vinti. E i fedeli non gliela avevano perdonata.
SCINTILLE TRA IL SINDACO E FRÀ GIGGINO. Terra sanguigna, questa vesuviana. Da litigate solenni. Qui è come da Peppone e don Camillo. Satana a parte, a Cava de’ Tirreni in questi giorni sono scintille tra il neo-sindaco Vincenzo Servalli del Pd e il dinamico frà Giggino del convento di san Francesco, animatore di mille iniziative culturali e di puro svago.
Lui, fra’ Giggino, appassionato di giochi pirotecnici, aveva annunciato almeno quattro “partite” di strepitosi fuochi nel giorno di Ferragosto. Il sindaco, però, gli ha negato l’autorizzazione. Perché - dicono - è uno che ritiene i fuochi d’artificio «quasi frutto del Demonio». E perché vicino al convento san Francesco sorge l’ospedale con gli ammalati «che hanno diritto a riposo e quiete».
Di fronte al no, raccontano, frà Giggino ha dato fuori di matto: ha detto che chiuderà subito la mensa dei poveri («Dar da mangiare è compito del Comune») nonché l’accesso al parcheggio del suo convento. Insomma, si mette assai male. E stavolta non c’è esorcista - a terra o in cielo - che possa rimediare.

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