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INTERVISTA 5 Agosto Ago 2015 1228 05 agosto 2015

Nomine Rai, Celli: «La politica non farà passi indietro»

L'ex Dg Celli caustico sulle nomine: «Fatte con la logica di chi disprezza l'azienda». E sul futuro è pessimista: «Servirebbero una legge e altri governanti».

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La rottamazione renziana si è fermata davanti al cancello di Viale Mazzini.
Lo dimostra la nomina dei nuovi consiglieri di amministrazione Rai, pienamente fedele alla solita e cronica lottizzazione della tivù pubblica. Che, se possibile, «è pure peggiorata».
LA PALUDE RAI. Non le manda a dire Pier Luigi Celli, sociologo e manager pubblico e privato, che tra il 1998 e il 2001 della Rai è stato direttore generale. Da cui se ne andò sbattendo la porta per l'impossibilità, scrisse ufficialmente in una lettera, di portare avanti il suo progetto industriale.
Ufficiosamente, però, le dimissioni arrivarono dopo le polemiche con l'allora Polo della Libertà per alcuni programmi tra cui Satyricon di Daniele Luttazzi e L'Ottavo nano di Serena Dandini.
Sono passati 14 anni, ma lo scenario è immutato.
CELLI: «I PARTITI NON MOLLERANNO LA PRESA». «La rottamazione non c'è stata», spiega Celli a Lettera43.it, «i partiti non molleranno la presa sulla tivù pubblica abbandonando la logica spartitoria. Almeno finché persiste la convinzione che le elezioni si vincono o si perdono solo attraverso il controllo della Rai».
Per cambiare veramente le cose, continua il manager, «occorrerebbero altri governanti e un'altra cultura. Quella che pone il bene pubblico al di sopra di quello di parte».

Pier Luigi Celli.


DOMANDA. Quindi boccia le nuove nomine parlamentari del cda?
RISPOSTA. Decisamente. Se si esclude il buon Freccero che, nonostante il carattere non esattamente da amministratore, conosce il mestiere, lo scenario è deprimente.
D. Colpa della solita politica?
R. I partiti continuano a designare i componenti del consiglio di amministrazione solo per meriti non culturali. Ripeto, ci si deprime per non vergognarsi.
D. Moriremo lottizzati?
R. Da questa logica ermerge il disprezzo, magari non cosciente, per l'impresa Rai.
D. Cioè?
R. Nessun imprenditore che avesse a cuore le sorti della sua impresa opterebbe per un consiglio d'amministrazione così...
D. Così?
R. Sgangherato, direi.
D. C'è chi propone un modello di tivù pubblica vicino alla britannica Bbc. Impossibile?
R. Occorrerebbero ben altri governanti e un'altra cultura. Che ponesse il bene pubblico al di sopra delll'interesse di parte. Con questa legge, però, è impossibile cambiare le cose.
D. E invece le nomine Rai si confermano essere il teatrino delle dinamiche partitiche. La minoranza Pd, per esempio, aveva proposto Ferruccio De Bortoli. Una provocazione?
R. Con le provocazioni non si va da nessuna parte. La rispettabilità delle persone non è in discussione, certo. Ma molti dei nominati sono ben al di sotto della decenza culturale. C'è da dire che De Bortoli avrebbe alzato il livello qualitativo...
D. La politica non rinuncerà mai al controllo della Rai?
R. No, non si rinuncerà alla logica spartitoria finché ci sarà la convinzione che con la Rai si vincono o perdono le elezioni.
D. Addio privatizzazione, quindi...
R. Noi all'epoca ci avevamo provato. E abbiamo visto com'è finita.
D. Tra i papabili alla presidenza di Viale Mazzini c'è Antonio Campo Dall’Orto. Cosa ne pensa?
R. Ne penso bene. È capace e conosce il mestiere. Lo stavo per assumere in Rai, ma la retribuzione che aveva a Mtv non era per noi raggiungibile. Sarebbe la persona giusta, almeno una buona notizia.

Twitter: @franzic76

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