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CRITICITA' 9 Agosto Ago 2015 1419 09 agosto 2015

Bagnoli volta pagina: arrivano i privati

Il governo affida il rilancio a Invitalia. E stima in 300 mln il costo della bonifica. Dopo 30 anni si cambia. Ma il rischio flop è concreto. Tra bluff e conti sballati.

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Le aree dell'ex Italsider e dell'ex Eternit di Bagnoli, alla periferia di Napoli.

Bagnoli affidata ai privati. Come era facile immaginare. Come aveva previsto il quotidiano Il Mattino, di proprietà del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone che nell’area ex Italsider possiede la Cementir e coltiva forti interessi immobiliari.
Il giornale già da alcuni giorni aveva vaticinato che, grazie al decreto del governo Renzi sugli enti locali e alle modifiche apportate all’articolo 33 della specifica legge, sarebbe stata Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti spa (società in house dello Stato ndr), a fare da soggetto attuatore per rilanciare la bonifica nell’area avvelenata dai detriti delle fabbriche.
NUOVI INVESTIMENTI A BAGNOLI. «Troppe mani, manine e manone…», ha commentato sarcastico il sindaco de Magistris di fronte alla nuova proposta del governo. Ma la novità più importante, anch’essa anticipata in esclusiva dall’organo d’informazione di via Chiatamone, è che per la prima volta dopo più di trent’anni di marce, veti e battaglie durissime si consente ai capitali privati di entrare nella “governance” che dovrà provvedere a investire a Bagnoli.
E a realizzare quel che resta del progetto originario o - molto più probabilmente - un progetto da elaborare ex novo concedendo - si teme - molto più spazio a cemento, grand hotel e servizi extralusso per i “Paperone” di turno.
TRENT'ANNI DI SPRECHI. Bagnoli ai privati. E peggio per coloro ai quali da due generazioni (cioè da quando alla fine degli Anni 90 fu distrutta l’Italsider) era stato garantito un grande parco attrezzato a verde («Immaginarlo così grande», hanno poi scritto, «sarebbe un lusso che una città come Napoli non può mica permettersi»), le aziende tecnologiche, il centro di produzione cinematografica, il mare risanato e disponibile per tutti, e tanto altro ancora.
Bagnoli, è anno zero. Dopo trent’anni di sprechi, errori, do ut des, imbrogli e incompetenze, è stato dimostrato che senza l’intervento determinante dei capitali privati e senza far fuori gli enti locali non è pensabile che lo Stato italiano possa realizzare con le sue forze una delle più significative bonifiche del territorio mai tentate in Europa.

La grana commissario: Renzi sceglie l'amico di Verdini

Salvo Nastasi.

A poco serve che de Magistris stia in questi giorni urlando no al commissario e che abbia accusato Renzi di «ritenere Napoli una sorta di Granducato di Toscana».
A poco serve che il sindaco minacci azioni legali e mobilitazione popolare, anzi «una movimentazione senza precedenti».
A poco serve - perfino - che il neo governatore Vincenzo De Luca, che farà parte con de Magistris della prevista “cabina di regìa” (che affiancherà il commissario con compiti solo consultivi), non abbia ancora assunto una posizione netta su quel che sta accadendo a Bagnoli.
LE LITI TRA NASTASI E DE MAGISTRIS. Perfino sulla scelta del commissario il premier Renzi ha dato l’impressione di voler mortificare il sindaco di Napoli, scegliendo quel Salvo Nastasi, 42 anni, potente dispensatore di prebende spettacolar-culturali al Mibac e amico di Denis Verdini, Gianni Letta e Marcello Dell’Utri (ma lui, in parte, smentisce con foga).
In molti se lo stanno chiedendo: perché scegliere proprio Nastasi, cioè colui che da commissario al teatro san Carlo (dal 2007 al 2011) ha più volte litigato con de Magistris sull’onda di una smaccata (e reciproca) antipatia?
TANTI CONTI NON TORNANO. Ma dispetto o no, ormai è fatta: Nastasi, che non si è mai occupato in vita sua di problemi urbanistici e tantomeno di riassetto del territorio, se la vedrà - nella meno peggiore delle ipotesi - con la potente lobby dei palazzinari. Ma dovrà guardarsi con attenzione da tutti coloro (e saranno molti) che compariranno nei prossimi mesi a Bagnoli e dintorni con la faccia da imprenditori ma il portafoglio ricolmo di denaro insanguinato con urgenza da riciclaggio.
Bagnoli, si riparte. Forse. E sempre che - dati alla mano - sia ancora possibile intervenire in maniera significativa sul quel che resta del Grande Rudere. Sono molti, anzi troppi, i conti che non tornano fra le macerie della ex fabbrica ridotta a discarica.

Pochi fondi: per la bonifica 300 milioni possono non bastare

Matteo Renzi con Vincenzo De Luca.

Il primo è quello dei conti: il governo Renzi - è stato scritto - accenna a 200, forse 300 milioni da spendere per la bonifica. Ma come è possibile ipotizzare una cifra così esigua se solo i debiti accumulati da Bagnoli Futura, la società ora fallita che ha gestito l’area negli anni scorsi, ammontano a quasi 200 milioni?
Come è possibile che non sarà necessario investire molto, ma molto di più visto che, se si vorrà tentare di indurre la magistratura napoletana a rivedere il provvedimento di sequestro di gran parte dei terreni, bisognerà rifare daccapo tutta la bonifica, compreso quel 65-67% di territorio che si riteneva di aver già risanato ma che invece è stato giudicato dalla procura di Napoli “più inquinato di prima”?
RISCHIO FLOP DIETRO L'ANGOLO. Chiunque comanderà a Bagnoli rischia un flop senza precedenti.
Pressapochismo, conti sballati, doppi e tripli giochi, impensabili alleanze: attorno allo scheletro della fabbrica immolata in troppi bluffano invece di fornire risposte convincenti ai mille interrogativi. Chi caccerà la montagna di denaro che occorre?
Se i privati anticiperanno i soldi, che cosa e quanto si concederà loro in cambio? Che fine farà la colmata, cioè la collina di schifezze al veleno da 280 mila metri quadri, antistante il mare di Coroglio, che non si capisce più se andrà rimossa o “messa in sicurezza” (cioè tombata con tutti i detriti che vi si annidano e che il Signore la mandi buona)?
DUBBI SUL DESTINO DELLA LINEA DI COSTA. Di quanto, e sotto il controllo di chi, saranno gonfiate le volumetrie da destinare a immobili e strutture alberghiere di lusso in modo da incentivare una volta per tutte i privati a comprare i suoli finalmente risanati e a non far andare deserte le gare d’appalto come è accaduto finora?
Fino a che punto sarà lecito tradire i parametri sanciti dal piano regolatore dell’architetto Vezio De Lucia e dal progetto originario pur di avviare l’operazione? Chi deciderà uno dei punti da sempre cruciali della polemica su Bagnoli, cioè la sorte da assegnare alla cosiddetta linea di costa?
La striscia antistante il mare verrà invasa da Grand Hotel a dieci piani e sfizi stravaganti per il trastullo dei più ricchi o c’è ancora qualche speranza che la gente comune potrà in qualche misura usufruirne senza dover chiedere il permesso e pagare salatissimi biglietti di accesso?

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