Evelyn Robert Adrian 150812162147
FINANZA 13 Agosto Ago 2015 0700 13 agosto 2015

Rothschild, genesi di un impero globale

I primi affari nel '700. L'espansione. E adesso il controllo della finanza mondiale. Storia della famiglia ebrea tedesca. Che con gli Agnelli ha comprato l'Economist.

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Shopping tra paperoni e paperon dei paperoni.
La meglio borghesia capitalista italiana che fa grandi affari con gli ebrei più blasonati.
Qualcuno potrebbe tirare in ballo anche il gruppo Bilderberg, il club dei Rockefeller e appunto dei Rothschild, ora che gli Agnelli hanno rilevato la maggioranza delle azioni del magazine The Economist.
L'AFFARE DEGLI AGNELLI. Il settimanale inglese che ce l'aveva con Silvio Berlusconi, famoso anche per aver ritratto Matteo Renzi «con il gelato in mano», è tra gli esempi più accurati e acuti di giornalismo anglosassone.
Tra i fogli più vecchi (fondato nel 1843), di orientamento liberal-conservatore ma letto da tutti, anche all'estero, per le sue analisi economiche e l'indipendenza di giudizio critico.
Di proprietà finora del colosso inglese Pearson, quelli della Penguin, che ha messo in vendita il suo 50%, attraverso la holding di famiglia Exor il magazine è stato comprato da casa Agnelli, prima azionista passata dal 4,7% al 43,4%, con un investimento di oltre 400 milioni di euro.
NON SOLO ECONOMIST. La dinastia del Lingotto entra così a pieno titolo nell'empireo dei Rothschild, che attraverso una loro controllata gestivano direttamente e da tempo un consistente 21% dell'Economist, gioiello del loro ramo inglese di proprietà e investimenti.
Agnelli e Rothschild tra l'altro sono vicini, attraverso i Caracciolo (Carlo, fratello di Marella, moglie di Gianni Agnelli, è il secondo azionista, dopo i Rothschild, del quotidiano francese Liberation) in altre avventure editoriali. E in particolare i Rothschild, rappresentano il gotha dell'alta società al timone della finanza globale.

Il capostipite Mayer Amschel, fondatore dell'impero

Più ricchi dei Rothschild ci sono forse gli americani Rockefeller, petrolieri e poi banchieri, che generazione dopo generazione la rivista Forbes stima avere accumulato un patrimonio astronomico di quasi 340 miliardi di dollari.
Il quadruplo delle ricchezze dell'uomo al momento valutato, da solo, il più danaroso al mondo, e cioè Bill Gates.
Ma in Europa svettano i Rothschild, ebrei tedeschi capostipiti del sistema bancario europeo, considerati i padri fondatori della finanza internazionale e originari, neanche a dirlo, del ghetto di Francoforte, la capitale odierna dell'euro.
IL PATRIARCA BANCHIERE. Per completezza bisognerebbe chiamarli de Rothschild.
Nel 1800 i rami austriaco e britannico (dai quale discende sir Evelyn Robert Adrian de Rothschild, a lungo presidente dell'Economist e suo grande azionista, con la moglie Lynn Forester) della dinastia di banchieri, fondata nel 1700 dal patriarca Mayer Amschel, furono nobilitati dagli Asburgo e dalla regina Vittoria, acquistando sangue blu e varie baronie.
Figlio di un cambiavalute della Judengasse sul Meno, Mayer Amschel Rothschild creò un impero con l'intuizione di piazzare i cinque figli maschi nei cinque maggiori centri di potere europei.
CINQUE RAMI DI DIASPORA. Amschel Mayer, il maggiore, ereditò la banca paterna a Francoforte. Salom Mayer fu spedito a Vienna, James Mayer e Calmann Mayer rispettivamente a Parigi e Napoli. Nathan Mayer, infine, in Inghilterra, ad aprire una filiale nella futura City di Londra.
Pugno chiuso e cinque frecce come simbolo delle cinque dinastie, in riferimento al Salmo 127 della Bibbia ebraica: «Come frecce nelle mani di un guerriero».
Lo stemma a forma di scudo dei Rothschild («scudo rosso», in tedesco), con sotto il motto «Concordia, Integritas, Industria», è degno delle migliori speculazioni complottiste sulla lobby massonico-sionista dell'instaurazione di un Nuovo ordine mondiale.

Grandi affari in tutti i settori e un impero schermato

«Dammi il controllo dei soldi di una nazione e non mi curerò più di chi fa le leggi», avrebbe affermato un tempo il patriarca Mayer Amschel.
Nell'800, quando l'impero toccò il suo apice, si diceva che la famiglia possedesse il patrimonio privato più grande al mondo.
Poi i business della dinastia, diversificati in numerosi settori, si sarebbero ridotti.
Se non altro hanno dato meno nell'occhio, perché i Rothschild restano una famiglia con una sfilza di discendenti miliardari, legati con matrimoni d'interesse a casati reali e grandi dinastie imprenditoriali, nonché ramificati in tutti i gangli del potere nazionali e sovranazionali.
ELUSIVI E DISCRETI. Fondatori di colossi assicurativi e finanziari, controllano banche d'affari, società di costruzione, multinazionali delle miniere di oro e diamanti, gruppi editoriali e anche d'intelligence. E, come si addice alle migliori famiglie, sono ovviamente anche coltivatori di vitigni molto pregiati e filantropi che danno le loro ville in beneficenza.
Chi può dire davvero quanto valgono i baroni e le baronesse Rothschild?
Elusivi, discreti, mai un'intervista e poche apparizioni pubbliche, sono sempre stati impenetrabili. Come i loro innumerevoli profitti, rimessi in circolazione sotto forma di azioni, obbligazioni e debiti, per sfuggire ai furti di beni e agli espropri dei tribunali: meccanismo che, sfuggito di mano, avrebbe poi generato i derivati, debiti dei debiti, e altra spazzatura finanziaria.
I PIÙ POTENTI AL MONDO. Solo tra Rothschild, una confraternita con membri oggi dalle più disparate vedute politiche - sionisti, pacifisti, liberal-capitalisti, pecore nere terzomondiste, intimi dei Bush e finanziatori dei Clinton, uno dei rampolli più in vista Nat Philip Rothschild era indicato addirittura vicino all'ex delfino di Gheddafi, Saif al Islam - si è conosciuto e si conosce veramente l'ammontare del patrimonio.
Ma di certo non è esagerato definirla la famiglia più potente del mondo.
Sui Rothschild, si è scritto, «è stato relativamente facile scoprire le bugie, ma mai la verità».

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