RITRATTI 17 Agosto Ago 2015 1253 17 agosto 2015

Vladimir Luxuria, segni particolari: l'incoerenza

Cattolica ma buddista. Comunista ma di destra. Per i diritti, ma soprattutto dritta. Come la trans più famosa della politica è riuscita a fare brand di se stessa.

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Vladimir Luxuria in occasione di un gay pride a Roma.

Gira che ti rigira, amore bello, va a finire che è tutta questione di nome d'arte. Di brand.
Perché se uno si fosse continuato a chiamare Guadagno, per giunta da comunista, restava dove stava, a Foggia a cullar sogni di gloria.
Invece Luxuria, vuoi mettere? Pare la marca di un lampadario: così tutto diventa più luminoso e soprattutto credibile, anche l'incredibile (guarda la gallery).
Come il curriculum vantato dal soggetto in questione: politica, letteratura, arte, musica, un bel libro dei sogni, una sterminata massa di intenzioni che culminano nell'unico e solo risultato possibile: io, io, io.
E I DIRITTI CIVILI? Tutto il resto, a partire dai diritti civili, immancabili come i famosi destini, è, se c'è, quando c'è, accidente, accessorio, occasionale come una eterogenesi dei fini.
Si dirà: c'è di peggio al mondo. Difatti lo si dice per qualsiasi cosa, evento, epifenomeno.
Ma qui il punto è capire l'invadente inconsistenza, l'immanente inafferrabilità di Luxuria.
Che si è imposta alle pubbliche cronache italiche come se il transgender l'avesse inventato lei, come se non ci fosse tutta una teoria di oscillazioni, di rotture coraggiose dagli schemi borghesi, come se le donne avessero avuto bisogno di Vladi per emanciparsi e non avessero dato prove supreme, per esempio, in quel primo Novecento ribollente di alfieri femminili controverse, geniali, estreme, nella moda, nell'arte, nella danza, nella cultura (vera).
Tornando a tempi (quasi) contemporanei, per sdoganare certi contesti ha fatto più Renato Zero in cinque minuti che Vladimir Luxuria in 30 anni. Questione di talento.
L'ESEMPIO DI DEIRDRE MCCLOSKEY. C'è una economista liberale, titolare di alcune cattedre in giro per il mondo, autrice di libri lievemente complessi, si chiama Deirdre McCloskey, si fa chiamare “zia Deirdre” con un pizzico di civetteria perché, nata maschio, nel 1995, a 53 anni, è diventata donna, punto e basta.
È la bestia nera di un altro economista, il neomarxista Piketty, ma anche i suoi testi sul transgenderismo hanno raccolto una dovuta considerazione internazionale.
Ecco, basterebbe comparare i rispettivi curriculum vitae. Luxuria è più un fenomeno all'italiana, un pressappoco in tutto, il dilettantismo di chi si protende senza mai sporgersi, veleggia in superficie senza i mezzi per inabissarsi, eternamente puntata verso la propria autoaffermazione. La dimensione per cui «sono uomo ma mi sento donna quindi sono donna» è solo uno strumento, uno specchietto per altre allodole, molto più contraddittorie: si direbbe che l'unica coerenza del Vladi sia l'incoerenza.

Dalla lotta comunistra all'Isola dei famosi

Francesca Pascale, Silvio Berlusconi e Vladimir Luxuria.

Comunista radicale, deputata rifondarola, sgomita forsennatamente per finire all'Isola dei famosi, che millanta per battaglia sui diritti e che ovviamente vince (qualsiasi altro risultato sarebbe stato intollerabile), ma l'annunciata destinazione alla causa del lauto premio non trova seguito.
La comunista estrema suscita scalpore perché non ricorda la data della caduta del Muro di Berlino: «Il 1985?...», trilla sventata.
Ma non è comunista, è solo il treno del momento, un paio d'anni e di edizioni dell'Isola dopo, vissute in altri ruoli, verrà arruolata honoris causa nientemeno che da Emilio Fede, dai megafoni di Rete 4: «Massima stima, può venire a lavorare da noi».
Anche Dell'Utri dà l'imprimatur, con comunisti come questi chi ha bisogno di alleati? Ma Vladi filofeggia: «Sono una gatta non addomesticata».
IMPEGNO CIVILE DA TALK SHOW. Nel frattempo, tante boutade ma, soprattutto, una forsennata carrierina di “opinionista” da talk show. L'impegno civile, al netto delle chiacchiere, è tutto qua.
La più recente è il coming out sulla storia - vera? millantata? - con un politico di destra.
Per non parlare dell'amicizia nata con l'incredibile Razzi, l'estimatore, fra le altre cose, del regime di Pyongyang, l'uomo che si è spinto a negare, nel contempo difendendoli, gli atroci campi di concentramento del NordCorea, l'intellettuale rigoroso e moralmente inattaccabile che dava, pensate un po', del buffone al giovane Shin Dong-Hyuk, colpevole di essersi salvato, caso rarissimo, evadendo da un lager coreano e di averlo raccontato.
Razzi e Vladi avranno certo discusso della invidiabile condizione delle minoranze sessuali in quei giardini di progresso e di civiltà.
Il nome, il brand. E l'attitudine. È difficile criticare un soggetto del genere, scatta subito il vittimismo, l'insinuazione fatidica e non può non scattare perché la signora è specializzata nel ricondurre urbi et orbi l'orbe terracqueo al proprio caso personale.
LA COERENZA, QUESTA SCONOSCIUTA. Ma se le si chiede un minimo di coerenza per le proprie scelte, se non personali almeno pubbliche, politiche, apriti cielo, non è lecito, è tutta macchina del fango, dell'omofobia, si scatena il temporale delle accuse cliché, da “rosicone” a “impotente latente”.
È un vecchio trucco, che però fa sempre il suo dovere.
Ma prendiamo uno degli atti meno conosciuti e più curiosi della vita parlamentare di Vladi, concernente l'annosa questione dell'Ici da far pagare agli immobili ecclesiastici.
Il clero è padrone del 22% dell'edificato nazionale e su questo campa libero e bello da tributi di sorta. Sotto il governo Prodi, l'applicazione dell'imposta sugli immobili abortì già da sinistra, e a quella cosiddetta riformista una mano vigorosa la diede proprio chi tuonava ogni mattina a colazione contro i privilegi del clero, vale a dire quella Rifondazione Comunista gestita da un altro comunista per allegria, Fausto Bertinotti; in essa si distingueva l'onorevole Luxuria, risoluta nel votar contro «perché sono cattolica», trillava con tipico bigottismo piccoloborghese.
PERSONAGGIO PER TUTTE LE STAGIONI. Poco dopo, sorella Luxuria si sarebbe spostata in praterie berlusconiane, dove il problema neppure si poneva. Ma, a parte i misteri dolorosi della politica transgender, c'è davvero di che convincersi che i miracoli ci sono, anche se sembrano esclusiva di chi li maneggia per mestiere.
Perché di lì a poco, dal libro inchiesta Occulto Italia dei cronisti dell'Espresso Pitrelli e Del Vecchio, si apprendeva che fra i testimonial più gustosi della controversa setta buddista Soka Gakkai, figuravano Sabina Guzzanti e Vladimir Luxuria (nessuna smentita).
Cattolica ma buddista. Comunista ma di destra. Per i diritti, ma soprattutto dritta.
L'ubiqua Luxuria ricorda un po' certi personaggi di Alberto Sordi e un po' quegli italiani qualunque che Leo Longanesi trovava sul tram, di istintiva astuzia, dallo sguardo sospettoso, camaleonticamente decisi a spremere dalla vita più di quanto meriterebbero, nella disperata convinzione che la vita niente di meglio può riservare.

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