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MUM AT WORK 5 Settembre Set 2015 1400 05 settembre 2015

Guardate Marissa Mayer, e non deprimetevi

Il Ceo di Yahoo! è l'emblema della wonder woman. Il suo caso non deve scoraggiarvi. Bensì essere fonte di ispirazione.

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Marissa Mayer, amministratore delegato di Yahoo!.

Il suo sorriso e il caschetto biondo perfetto hanno riempito le pagine economiche e i magazine femminili per una settimana.
Perché l’annuncio dal suo blog su Tumblr di fermarsi solo 15 giorni dopo la nascita dei suoi gemelli - prevista a dicembre - ha scosso le coscienze delle altre mamme e ha fatto scendere le azioni della “sua” Yahoo!.
Già, perché Marissa Mayer, 37 anni, già madre di un bambino e in attesa di due, è il Ceo della multinazionale di Sunnyvale in California dal luglio 2012. Nominata quando era già incinta del primo figlio.
E da allora ha fatto tanto per i genitori dipendenti del colosso che guida: ha concesso 16 settimane di congedo retribuito per le mamme e otto per i padri.
«UN ESEMPIO PER LE MADRI LAVORATRICI». Pochi giorni fa - dalla piattaforma per blog che ha recentemente acquistato - ha scritto: «Ho condiviso la notizia e i miei piani di lavoro con il consiglio di amministrazione e il mio team esecutivo. Sono tutti incredibilmente solidali e felici per me».
Insomma, Marissa è davvero «il punto di riferimento per le madri lavoratrici che vogliono avere tutto» come l’ha definita Forbes? Davvero le madri vogliono rinunciare al congedo di maternità per tornare subito a lavoro? Chi si occupa dei bambini? Come si fa ad allattare se si deve tornare a lavoro dopo due settimane dal parto? Dall’altro canto, come si “mantiene” il ruolo di leader e di mamma?
«Il congedo è sacrosanto e non ci sarebbe tutela per la madre e per il bambino in un momento cruciale della loro vita», spiega il ministro della Salute (e mamma di due gemelli di quasi tre mesi) Beatrice Lorenzin a Lettera43.it.
IL RISCHIO DI UNA PERCEZIONE SBAGLIATA. «Del resto», prosegue, «solo chi è “a capo del vaporetto” può gestire una situazione simile. Io per esempio ho potuto lavorare dal letto quando sono stata obbligata ad un periodo di riposo. E i dottori e i direttori venivano convocati a casa mia».
Perché lei è il capo. «Le mamme comuni non hanno i mezzi e gli strumenti di una top manager o di un capo di dicastero», prosegue il ministro.
Che sottolinea quanto sia importante la tutela della maternità. E quanto sia importante che non venga percepita come una malattia. «È una condizione della vita che richiede un’attenzione particolare per la mamma e per il bambino. È necessario che la madre stia bene, poi ogni storia è a sé e se si ricopre un ruolo apicale si può decidere di rientrare subito».

Lorenzin: «Figli e lavoro non sono in contrapposizione»

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

Ma che impatto hanno sull’opinione pubblica esperienze come la sua, quella della Mayer o di altre mamme-wonder-woman che rientrano subito al lavoro?
Come Rachida Dati, o Michelle Hunziker oppure politiche come Stefania Prestigiacomo e Maria Stella Gelmini o Marianna Madia?
Non si rischia di deprimere le donne comuni, neo mamme, o di farle sentire inadeguate nel loro ruolo? E dall’altro lato come potrebbero gestire diversamente queste donne di potere la maternità? Abbandonare il campo sarebbe giusto?
Per il ministro della Salute la storia di Marissa Mayer va letta in positivo: «Il fatto che una donna che ha una gravidanza gemellare possa continuare a essere focalizzata sull’azienda, o come nel mio caso su un dicastero, può essere solo una cosa buona».
IL PRIVILEGIO DI ESSERE CAPO. Ma non sono esempi organizzativi che si possono replicare per tutte le mamme: «Sono scelte che possono fare solo i numeri 1, un numero 2 in azienda non potrebbe permettersi tanta elasticità, perché il capo ha tutto in testa e comunque è un’impresa molto difficile».
Per Lorenzin, Mayer ha voluto dare un messaggio forte: la sua azienda continuerà ad avere il suo leader a tempo pieno: «Una donna può avere figli e continuare a condurre una grande azienda e un ministero: le due cose non sono in contrapposizione».
NON CI SONO ALTERNATIVE. Del resto, ragiona l’inquilina di viale Trastevere, in Italia le donne non lavorano e non fanno figli, invece una con bambini è capace di un maggiore equilibrio con se stessa e, se lavora, può dare più sicurezza alla famiglia.
Comunque anche un ministro deve “conciliare” vita e lavoro. Come fa? «Tanta, tantissima elasticità di orari innanzitutto. Poi bisogna scegliere le priorità, cosa che non sempre è facilissima. Comunque una mamma ce la fa per forza, non ci sono alternative».

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