Rosy Bindi Presidente 150916164152
CRIMINALITÀ 16 Settembre Set 2015 1755 16 settembre 2015

Napoli città di camorra, chi nega incita all'oblio

Le parole della Bindi scatenano gli indignati. Che paiono dimenticare la realtà: Napoli è una terra sotto occupazione. Anche se da 70 anni ammetterlo è vietato.

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Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare Antimafia.

Per Janina Screpante, modella e compagna dell’ex calciatore del Napoli Ezequiel Lavezzi, «Napoli è una città di merda».
Era il 28 novembre 2011, e la ventenne modella aveva appena subìto la rapina del Rolex mentre faceva shopping in periferia.
LA MEMORIA FA DIFETTO. Una frase forte (subito corretta), che scatenò le (rituali) polemiche tra chi se ne sentì diffamato e chi provava imbarazzo per l’ennesimo scippo consumato ai danni di familiari dei calciatori azzurri.
La memoria, a volte, fa difetto. Perciò, nei palazzi “importanti” in molti non ricordano (o fanno finta) quell’episodio. E neanche che le polemiche su Napoli e la camorra (come quella innescata il 15 settembre dalla presidente della commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi), non costituiscono affatto una novità di cui meravigliarsi.
QUELLE FRASI SCOMODE SU NAPOLI. Litigate e parolacce per colpa di frasi scomode secondo cui Napoli, «fra i suoi dati costitutivi avrebbe anche la camorra», si sono consumate spesso nella storia della martoriata città vesuviana.
E sempre hanno scatenato indignazione e rabbia, condivisione e sgomento, applausi e fischi, in un contesto da messa cantata che ha contribuito a distrarre ulteriormente tutti dai problemi veri di cui la città soffre.
NEGARE È DA PAZZI. In occasione dell’ultima diatriba “Bindi contro tutti”, Luisa Bossa - componente (campana di Ercolano) della commissione antimafia - ha ritenuto utile chiamare in causa Isaia Sales, storico del Mezzogiorno, allo scopo di dimostrare che la frase sull’identità Napoli-camorra intende esprimere un concetto risaputo e già codificato dagli studiosi a livello scientifico.
«Non c’è alcun riferimento al Dna dei partenopei né a fisime lombrosiane di sapore antropologico», ha spiegato Bossa, «ma solo l’esigenza di ribadire che sarebbe roba da matti negare che la criminalità organizzata abbia svolto un ruolo autonomo, precipuo, intrinseco nella storia locale».
ANCHE SAVIANO SI SCHIERA. Al suo fianco, e al fianco della Bindi, si è subito schierato lo scrittore Roberto Saviano che a sua volta ha più volte ingaggiato duelli all’ultima virgola con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e con il governatore Enzo De Luca proprio sul tema Napoli è uguale camorra.

La crociata di de Magistris: «Mettete in risalto le 'cose belle'»

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

L’ultima litigata - a suon di titolacci, mannaggia e paroloni - risale a qualche giorno fa, quando per l’ennesima volta de Magistris ha bacchettato l’autore di Gomorra perché «scrive sempre del brutto di Napoli» e «non ne mette mai in risalto le cose belle».
UN LEIT MOTIV DA 70 ANNI. Napoli e «le sue cose belle», appunto: ed è stato questo - dal dopoguerra a oggi - il leit motiv cui chi non gradisce che si raccontino le brutture consumate sul territorio fa ricorso per svuotare di senso ogni accusa di iniquità e qualsiasi denuncia sociale.
La memoria è corta, ma a volte solo per finta. O per convenienza.
TUTTI GRIDANO AL COMPLOTTO. Chi oggi si indigna urlando per la frase (tutto sommato scontata) pronunciata da Rosy Bindi su Napoli non può non ricordare le reazioni a dir poco feroci che negli anni dell’immediato dopoguerra scatenò a Napoli la pubblicazione di La Pelle, il romanzo capolavoro in cui Curzio Malaparte disegnava il dolore lancinante di una città tramortita dalle bombe, dalla violenza, dalla miseria.
Diffamazione. Falsità. Complotto anti-Napoli. E tutti a chiedersi: ma chi lo paga?
LA POLEMICA SU NAPOLI MILIONARIA. E che dire delle drastiche smentite, della rabbia diffusa e dei mille distinguo che accompagnarono gli scritti crudeli di Matilde Serao sul cosiddetto “ventre di Napoli”, sui suoi peccati immondi e le indicibili brutture? Chi la paga? Chi la paga?
E le recensioni al fulmicotone che accompagnarono la prima in teatro di Napoli milionaria, la commedia-capolavoro di Eduardo de Filippo?
«SONO SOLO PORCHERIE». Anche allora, come sempre, chi era al comando di Napoli e ne gestiva il Potere gridò all’offesa , negò le segnorine, gli imbrogli per sopravvivere, la borsa nera e perfino i palazzi di cinque piani che in una notte scomparivano nel nulla.
E sbraitò - allora come oggi - che la vera Napoli era ben altro che «quelle porcherie sceneggiate sul palcoscenico».

Da Peppe Barra a Mirella Barracco: lo spettacolo non fa complimenti

Roberto Saviano.

Cambiano i tempi, ma non le reazioni di chi non vuol guardare dentro di sé.
Perché se ne spaventa troppo. O perché non gli conviene.
L'ODIO NEI CONFRONTI DI BOCCA. Negli Anni 80 e 90, c’è chi ricorda il vero e proprio “odio” culturale che uno scrittore e giornalista come Giorgio Bocca suscitava suo malgrado in una parte dell’intellighentia e del Potere vesuviano ogni volta che, venendo a Napoli per un’inchiesta o un libro, ne denudava spietato le ipocrisie, i vizi e i vizietti.
Da sempre nascosti sotto il tappeto.
GLI STRALI DE L'ESPRESSO. Perfino un primo cittadino liberal e colto come Maurizio Valenzi faceva un’immensa fatica a digerire gli strali che il settimanale L’Espresso non lesinava neanche al primo sindaco comunista di una grande città del Sud Italia.
Più di recente, a scagliarsi contro Napoli città di camorra e a dirne peste e corna senza complimenti sono stati alcuni amatissimi personaggi dello spettacolo: tra gli altri, Peppe Barra, cantante e studioso di musica popolare, che nel 2014 disse chiaro e tondo di sentirsi in balìa dei suoi vicini di vicolo, migranti scostumati o delinquentucci prepotenti, che gli stavano terrorizzando la vita.
IL DISAPPUNTO DI DE SIMONE. E aggiunse che Napoli, dal suo punto di vista, somigliava sempre di più a quei suoi vicini. Che a loro volta assomigliano assai a quelli che in città impongono minacciando che si acquisti solo il loro caffè, il loro pane, il loro tutto.
Qualche giorno dopo, e non era la prima volta, anche il suo maestro, il musicologo Roberto De Simone, vuotò il sacco esternando amaro il suo disappunto su Napoli e i camorristi - palesi e occulti - che ne infestano il suolo.
UNA CITTÀ MALATA. Nell’aprile 2014 fu invece Mirella Barracco, animatrice culturale e ideatrice del Maggio dei Monumenti, a scrivere in una lettera aperta ai giornali che «Napoli è una città malata, nemica dei suoi cittadini costretti a viverla quotidianamente come in una battaglia».
La nuova immagine di Napoli nel mondo? Per la Barracco, questa è una frase «che fa soffrire, perché a sentirla - vista la situazione - la gente per bene si sente presa in giro».

La polemica oscura la realtà: Napoli è una terra occupata

Una scena della fiction Gomorra.

“Nemici” di Napoli sono stati da sempre classificati, da destra e da sinistra, gli intellettuali che - per amore e non per odio - ne hanno raccontato le atrocità.
Un esempio? Pasquale Squitieri, regista sanguigno, che filmando la camorra ha rischiato accuse a non finire.
DE LUCA CONTRO D'ALESSIO. Ma «diffamatore» fu definito perfino Nanni Loy, il cui film Le Quattro giornate di Napoli venne giudicato da alcuni poco più che «un insignificante quadretto oleografico» poco rispondente ai (presunti) dati storici.
Le cose belle, le cose brutte di Napoli. Nei giorni scorsi, il governatore della Campania De Luca se l’è presa col cantante Gigi D’Alessio colpevole - secondo lui - di aver titolato Malaterra, cioè in negativo, e non “Terra dei fiori” un suo disco e la campagna contro i veleni meritoriamente avviata.
NESSUNA DENUNCIA, NESSUNA PROTESTA. Commenta un osservatore: «Così deve andare, secondo quelli che non protestavano mai quando di camorra e malaffare in Campania nessuno parlava né osava fare cenno».
E allora, crucifige alla Bindi. Che peraltro non intende chiedere scusa.
CI SI DIMENTICA DEI MALI DI NAPOLI. Il dato più inquietante è che tutti - a cominciare dalle autorità locali (il sindaco e il governatore), sovraeccitate dalla polemica sulla frase malandrina - hanno dimenticato che nel frattempo a Napoli si è giunti al punto che i bambini sparano nelle strade e ammazzano altri bambini, che la città è come sotto una dominazione straniera, che un esercito nemico ha occupato ampie fasce di territorio imponendo il suo tribunale e le sue leggi, che sta per andare in onda in tivù la seconda serie di Gomorra con buona pace del no pronunciato dai sindaci del Napoletano.
IL WELFARE DI CAMORRA. E che perfino il presidente dell'Autorità nazionale anti-corruzione, il magistrato Raffaele Cantone, ha detto tre giorni fa che in molte zone di Napoli «la camorra garantisce un welfare alternativo ad ampie fasce di popolazione povera».
E le consente di sopravvivere.

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