REPORTAGE 18 Settembre Set 2015 1000 18 settembre 2015

Bergoglio a Cuba: la disillusione tra le strade de L'Avana

Francesco arriva sull'Isola. Ma tra la gente c'è poca speranza. «Non attaccherà la dittatura». In piazza solo persone scelte dal regime. «L'unico papa qui è Castro».

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da Cuba

I lavori fervono all’imboccatura dell’Habana Vieja, la Vecchia Avana: il cemento tappa le voragini lungo la calle Teniente rey, arteria del quartiere, mentre le gittate di asfalto cercano di coprire gli scarichi delle fognature, che da queste parti esplodono all’aria aperta con rigagnoli che creano stagni maleodoranti (guarda la gallery).
Ma è anche di qui che passerà Francesco il prossimo 19 settembre e, almeno nei 18 chilometri del suo percorso tra l’aeroporto e l’Arcivescovato, la capitale cubana meravigliosa e decaduta deve sembrare sfavillante come da tempo non è più. Lunedì 21 è atteso a Holguín, nella cui Piazza della Rivoluzione Calixto García Iñiguez celebrerà la messa nella stessa giornata. Il viaggio si concluderà il 22 a Santiago de Cuba, vecchia capitale dell'Isola.
I CATTOLICI SENZA SPERANZA. La visita di Bergoglio arriva in un momento particolare per Cuba, all’inizio di un lento processo di apertura economica e a pochi mesi dal ripristino delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, interrotte bruscamente nel 1961, poco dopo il trionfo di Fidel Castro e dei suoi uomini sul dittatore Batista, con l'invasione mancata della Baia dei porci da parte degli esuli cubani addestrati dalla Cia e la susseguente crisi dei missili che portò il mondo vicino alla guerra nucleare Usa e Urss.
Il ritrovato dialogo di oggi è un successo favorito anche dalla paziente mediazione del Vaticano, ora guidato dal primo papa latino-americano della storia, vicino agli ‘ultimi’ tanto da essere bollato come socialista dai critici di questo lato dell’Oceano.
Eppure a Cuba – dove l’80% degli 11 milioni di abitanti professa la religione cattolica – pochi credono che la presenza di Francesco nella storica Plaza della Revolucion, a fianco delle gigantografie stilizzate di Che Guevara e di Camilo Cienfuegos, marcherà davvero un momento di svolta per il Paese.
«IL PAPA? CI PORTERÀ SOLO UN GIORNO DI FESTA». Tra le stradine del centro storico circola una battuta disillusa: «Cosa porterà il papa? Un nuovo giorno di festa sul calendario».
Nonostante la forte religiosità del popolo, il cattolicesimo è stato dichiarato legale soltanto nel 1998, con la visita di Giovanni Paolo II: per l’occasione Fidel regalò ai cubani e alla Chiesa anche il 25 dicembre come festività nazionale. Nel 2012, quando fu Benedetto XVI ad atterrare a l’Havana, Raùl Castro, subentrato de facto al fratello nel 2006, decise di rendere festività anche il Venerdì Santo.
Questa volta Raul ha anticipato l’arrivo di Francesco annunciando la sua conversione al cristianesimo, e l’entusiasmo con cui attende il pontefice lascia qualche dubbio sulla potenza del messaggio che Bergoglio potrà o vorrà portare alle masse e al regime castrista.

Un attacco di Bergoglio al regime? Inverosimile

Sarà il terzo incontro tra un pontefice e Fidel Castro.

Giovanni Paolo II, il papa che in Europa aveva sconfitto il comunismo, a Cuba non lanciò strali contro la dittatura. «Cuba deve aprirsi al mondo e il mondo debe aprirsi a Cuba», disse: un messaggio abbastanza velato da non turbare Fidel.
Benedetto XVI spiegò invece che «la Chiesa non è nel mondo per cambiare i governi», incassando la reazione soddisfatta dei castristi.
DIRITTI CIVILI VIOLATI DA 50 ANNI. Bergoglio è il comunicatore per eccellenza: le sue parole hanno spesso avuto il potere di dare nuova speranza ai fedeli e di imprimere nuovo dinamismo, anche all’interno della Chiesa stessa. Ma la speranza, ricordano i cubani, non può arrivare senza libertà civili o diritto di espressione: cose che il lungo governo fidelista – come denunciano sistematicamente tutti i rapporti delle Ong quali Human Rights Watch - ha sgretolato, come il tempo ha fatto con gli edifici colorati della Cuba pre-rivoluzione.
Anche senza dar credito alle voci che ipotizzano che a maggio Raul sia arrivato a Roma per concordare col pontefice il suo discorso, quanto è verosimile che Francesco, dopo aver incontrato persino Fidel, lanci una denuncia forte?
I rapporti tra Chiesa e governo a Cuba, d’altronde, sono complessi da capire.
ORTEGA, VESCOLO CHE TOLLERA LA DITTATURA. Da un lato svetta la figura del cardinale Jaime Ortega, internato nel 1964 in un campo di lavoro eppure dialogante e quantomeno tollerante con il regime, in primo piano in ogni mediazione importante (inclusa quella con gli Stati Uniti), ma capace di dichiarare che sull’isola non ci sono prigionieri politici. Dall’altra esistono parroci e sacerdoti che si oppongono alla linea conciliante con il governo, ma la cui voce stenta a farsi sentire: difficile che possa essere Francesco a fornire una soluzione salomonica a problemi vecchi di decenni.
D’altronde, quali che siano le sue parole, non tutti i cubani saranno chiamati a sentirle.
IN PIAZZA SOLO 300 MILA PERSONE SELEZIONATE DAL PARTITO. All’incontro con i giovani saranno presenti solo 5 mila selezionati tra gli studenti dell’Università de l’Havana e delle province attigue, mentre per la messa in piazza della Rivoluzione saranno ammesse solo 300 mila persone – potrebbe contenerne più di 1 milione, come in occasione dei discorsi storici di Fidel e compagni – scelte tra coloro che non hanno mai avuto problemi con la giustizia (e cioè, almeno in larga parte, con il governo). È probabile che molti di loro facciano parte della schiera dei genuinamente entusiasti che da settimane, per accogliere il papa, hanno affisso sulla porta di casa volantini di benvenuto.
A fornirli loro sono stati i Comitati di difesa della Rivoluzione, associazioni di quartiere con il compito di vigilare sul comportamento dei cittadini, denunciando i sospetti: una creazione castrista che in altri Paesi si chiamerebbe polizia politica, visto che una loro denuncia per «atti controrivoluzionari» può costare anni di galera senza un regolare processo.
Uno dei tanti modi che il regime comunista ha per calpestare le libertà individuali.
Bergoglio punterà il dito contro la dittatura? A questa domanda, i cubani rispondono con il sorriso disilluso di chi sà che nell'isola esiste un solo vero pontefice che può cambiare le cose: il suo nome è Fidel Castro.

* dietro lo pseudonimo di Gino Donè Matos si nasconde un giornalista cubano residente in una città dell'Isola che preferisce mantenere l'anonimato.

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