Tav, chiesti otto mesi per Erri De Luca
PARADOSSO 21 Settembre Set 2015 1707 21 settembre 2015

No Tav, il male è De Luca o la 'ndrangheta?

Lo scrittore a processo per istigazione. Nell'altra aula alla sbarra i mafiosi per le infiltrazioni in Valsusa. Nessuno però se ne cura. L'attivista Perino: «La legge non è uguale per tutti».

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Procura di Torino, 21 settembre, aula 3 e aula 7.
Da una parte il processo a Erri De Luca, accusato di istigazione al sabotaggio per alcune sue dichiarazioni pro no-Tav per il quale la procura ha chiesto otto mesi di reclusione.
Dall'altra il processo, a porte chiuse, alla 'ndrangheta e al suo business nelle Grandi opere nel Torinese.
IDEE CONTRO CRIMINALITÀ. Nello stesso giorno dunque, sono finite alla sbarra le idee (condivisibili o meno) di uno scrittore e le infiltrazioni mafiose nel «cantiere più inaccessibile d'Italia», spiega a Lettera43.it uno dei portavoce No-Tav Alberto Perino, anch'egli indagato per istigazione a delinquere.
Con la differenza, continua Perino, che mentre su De Luca si sono accesi i riflettori, sul resto si preferisce tacere.
«ACCANIMENTO CONTRO ERRI». Non solo. «Il pm si è arrampicato sugli specchi», dice il no-Tav, «non c'è altro modo di definire l'accanimento contro Erri».
Per capirlo basta tornare al maxi processo a carico dei 53 attivisti: «In quel caso i pm avevano escluso la collocazione delle azioni all'interno di un dato contesto. Ora invece non si fa che parlare di contesti», spiega Perino. E ancora: «Hanno sostenuto che dopo il rinvio a giudizio a De Luca gli attacchi al cantiere sono diminuiti per effetto della repressione giudiziaria».
LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI? Insomma, «si tira la coperta, è evidente. Ma in tribunale non c'è scritto per caso che la legge è uguale per tutti?».
Per Perino quella rimane solo lettera morta. Almeno a Torino, «dove la magistratura è anomala».
Non è normale, secondo l'attivista, che gli imputati no-Tav siano stati processati nell'aula bunker delle Vallette come pericolosi terroristi, e gli 'ndranghetisti stiano seduti a Palazzo di Giustizia.
O che si accusino i militanti di voler danneggiare le aziende operanti in cantiere, quando «l'unico nostro obiettivo», dice ancora, «è di capire chi lavora in Valsusa, se è pulito o no, se è corrotto o meno».
ATTI DI CONTRO-INFORMAZIONE. Perché nei documenti sequestrati ai militanti ce n'erano anche di riguardanti le stesse imprese che compaiono agli atti del processo contro la 'ndrangheta.
«Ma quale terrorismo...», si arrabbia Perino, «stavamo facendo contro-informazione».

La torta dell'Alta velocità e gli appetiti della 'ndrangheta

Alberto Perino.

Di fronte alle conversazioni intercettate dai Ros, in effetti, le frasi incriminate di De Luca sembrano acqua fresca.
BUSINESS SPARTITO. «Ce la mangiamo io e te la torta dell’alta velocità», assicurava in una intercettazione l'imprenditore Giovanni Toro, indagato per concorso esterno con il clan crotonese di San Mauro Marchesato, a Gregorio Sisca, affiliato della 'ndrina.
A sua volta Toro, secondo le indagini, sarebbe stato inserito nell'affare dall'imprenditore Fedinando Lazzaro, inquisito per smaltimento illecito dei rifiuti di cantiere, per eseguire in nero i lavori di asfaltatura.
«PRENDIAMO TUTTO NOI». Toro e Lazzaro, nel 2011, esultavano - come emerge dagli atti - per l'organizzazione del business dell'Alta Velocità: «Prendiamo tutto noi». E ancora: «Che bel consorzio».
Non solo. Toro a ottobre 2011 chiedeva a Lazzaro se i suoi camion avrebbero dovuto percorrere l'autostrada visto che gli autisti non avevano i permessi.
«Riesci tu a fargli fare un permessino?», si preoccupava. E il socio chiedendo una mail con le targhe dei mezzi interessati, lo rassicurava: «Lo faccio fare attraverso la prefettura».
Due pesi e due misure? Il sospetto c'è.
IL CANTIERE BUNKER. Invece di accanirsi contro De Luca, è il ragionamento dei No-Tav, forse si dovrebbe fare luce su un cantiere che è «impenetrabile» a tutti, senza eccezioni.
Visto che le informazioni sono state negate anche ad alcuni parlamentari Ue che ne avevano fatto richiesta.
Per Perino dietro le barriere c'è molto che non torna.
Qualche contratto però è uscito.

Quelle spese ingiustificate

Manifestazione No Tav in Valsusa.

«Per l'acqua dei gabinetti del cantiere», sottolinea, «in meno di 11 mesi sono stati spesi 155 mila 496 euro che, facendo un rapido conto sul costo dell'acqua del 2011, equivalgono a 116 milioni 914 mila 286 litri consumati. Considerando un consumo per gli scarichi di 45 litri a persona, vuole dire che nel cantiere hanno lavorato 984 operai. Il che è impossibile».
CANCELLI SENZA ZINCO. E non è finita. I cancelli destinati al fortino «sono stati pagati come se fossero di acciaio zincato. Ma sono arrugginiti, il che vuol dire che di zinco lì non ce n'è».
Infine, secondo il no-Tav, alcune aziende sono state pagate «per lo smontaggio di baracche che sono ancora in piedi».
Al di là delle convinzioni, i riflettori dovrebbero essere puntati anche su ciò che sta avvenendo all'interno del cantiere bunker.
PANTERE GRIGIE IN AZIONE. Dal canto loro, assicura Perino, gli attivisti non si arrendono, il movimento «va avanti ed è in salute».
«Abbiamo una buona capacità inventiva», racconta. L'ultima dimostrazione con fuochi artificiali e petardi al cantiere è datato 12 settembre e a metterlo in atto sono state le pantere grigie.
Quando la polizia li ha fermati ha scoperto che sotto i cappucci non c'erano ragazzini, ma over 60.
«Sono loro la novità», sorride Perino, «anche se le loro facce non sono nuove per niente visto che lottano in Valsusa da più di 20 anni».

Twitter @franzic76

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