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PUNTO 24 Settembre Set 2015 0700 24 settembre 2015

Marino, 6 consigli dal sindaco 'più bravo' d'Italia

Autorevolezza. Presenza. Sapere dire di no. E non solo. Per gioco, il sindaco di Seravezza, Comune più virtuoso d'Italia, spiega la sua ricetta al collega.

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Ettore Neri, sindaco di Seravezza.

Polemiche a non finire. Grane di partito. Assemblee sindacali. Degrado.
Ignazio Marino, travolto dalle accuse per un altro viaggio negli Usa, questa volta a Philadelphia, per accogliere papa Bergoglio e per incontrare, ha spiegato il primo cittadino, alcuni (potenziali) donatori di fondi per il patrimonio archeologico e culturale della città non passa notti serene.
LA SFORTUNA DEL SINDACO. Come ad agosto, quando non rientrò dalle ferie caraibiche dopo il caos scoppiato per il funerale di Vittorio Casamonica, anche in questo caso il sindaco non è stato fortunato.
Il viaggio, come lui stesso ha assicurato, ha un programma brevissimo, ma coincide con la votazione in Campidoglio del nuovo contratto di servizio Ama, la società che gestisce i rifiuti. Non esattamente un pro forma per la Capitale.
Marino però pare non curarsene e tira avanti. Nonostante la fiducia che gli ha concesso il governo sia appesa a un «se» grande come il Colosseo.
FIDUCIA CONDIZIONATA. «Ora è tutto nelle sue mani, deve governare», gli aveva ricordato una seppur conciliante e sorridente (quando mai non lo è?) Maria Elena Boschi alla Festa dell'Unità al Parco delle Valli a luglio. Stesso mantra da parte di Matteo Renzi. «Spetta a Marino, se ne ha il coraggio e se è capace di farlo», aveva sentenziato il premier, «andare avanti con la nuova giunta: se riuscirà a fare cose concrete e a risollevare la città, non gli mancherà l’appoggio del governo».
Una condizione sulla quale si è innestata la nomina del prefetto Franco Gabrielli a super commissario o «badante», come hanno titolato i maligni.

Qualche consiglio non richiesto a Marino

Ma cosa potrebbe fare Marino per risollevare le sorti sue e della città?
Lettera43.it, per gioco, lo ha chiesto a un suo collega: il sindaco di Seravezza Ettore Neri.
SERAVEZZA, COMUNE VIRTUOSO. Il perché è presto detto. Il piccolo centro della provincia di Lucca, 13 mila e 400 anime più o meno, è stato insignito del titolo di città più virtuosa d'Italia.
«Si è solo vinto un premio», minimizza il primo cittadino eletto con una coalizione di centrosinistra per la seconda volta con la percentuale 'bulgara' del 68,54%. «C'erano 150 progetti in gara», spiega, «però è sempre una spinta per fare meglio».
«Seravezza è uno di quegli esempi concreti di come le politiche ambientali, se adottate trasversalmente a tutti i settori della macchina comunale, possano diventate il paradigma con cui declinare una politica sociale ed ecologica di comunità», recita la motivazione, «in grado di fare la differenza nel miglioramento concreto della qualità della vita delle persone. La molteplicità dei progetti realizzati e la visione d’insieme rappresentano un modello e un punto di riferimenti per tutte quelle amministrazioni che intendono cimentarsi nel campo della sostenibilità».
Certo, amministrare la Capitale d'Italia che di abitanti ne fa più di 2 milioni e 620 mila non è paragonabile a gestire un Comune medio piccolo.
Ma qualche idea Neri ce l'ha.


1- ESSERE UN SINDACO-IMPIEGATO. «Essere sindaco di una città come Seravezza», precisa Neri, «assorbe totalmente. Ed equivale a essere a metà tra amministratore e impiegato comunale». Poi precisa, a scanso di equivoci: «Non intendo come il presidente operaio eh...».
Insomma quando bisogna rimboccarsi le maniche, anche per mancanza di fondi e carenza di personale, il primo cittadino non si tira indietro.

2- SENTIRSI SEMPRE OSPITI IN CASA DI ALTRI. Ma di una cosa Neri è certo: «Siamo ospiti in una casa che stiamo amministrando. I soldi gestiti non sono nostri ma dei cittadini».
Banale? Forse, ma tanto vale ripeterlo. Assieme a un altro concetto basilare: «Siamo eletti direttamente dai cittadini e quindi siamo come i principi della città», spiega. Sicuramente «è esaltante al momento della vittoria, ma richiede impegno e dedizione».
Per questo lui no, non sarebbe rimasto in ferie ad agosto mentre scoppiava l'affaire Casamonica. «La nostra è una realtà piccola, è vero», ribadisce. «Ma la gente quando ha bisogno cerca il sindaco, lo riconosce, e lui deve tirare fuori la faccia».
Sicuramente il vicesindaco di Roma ha poteri enormi, che in questo paesone a ridosso della Versiglia un assessore nemmeno immagina. «Ma il sindaco deve esserci», ripete Neri senza transigere.

3- IL BILANCIO VA RISPETTATO, ANCHE SE SI SCONTENTA QUALCUNO. La ricetta del sindaco di Seravezza prevede poi che «si sappiano dire dei no, si pongano dei paletti».
Non si possono accontentare tutti, dalla proloco alla società sportiva di turno.
«La mediazione e il compromesso a tutti i costi non sono sempre un bene», continua Neri, «occorre tenere la schiena dritta». E realizzare quello che permette il bilancio, che deve essere in pari, in ordine.
E pazienza se alla prova delle urne si perdono consensi. «La politica è diventata debole», spiega, «l'unico obiettivo è la conquista della poltrona. Così però si perde autorevolezza ed è finita».
E questo nella convinzione che «i Comuni sono l'ultimo livello di tenuta della democrazia».

4- RECRIMINARE E SCARICARE PROBLEMI È INUTILE. Un altro appunto del sindaco è non addossare continuamente la responsabilità dei problemi alle amministrazioni precedenti. Una tentazione a cui cedono molti sindaci e non solo.
«A Seravezza abbiamo ereditato dalla giunta precedente, dello stesso nostro colore (centrosinistra) un piano urbanistico abbastanza aggressivo», ricorda Neri, «e abbiamo cercato di riequilibrarlo attraverso opere di rigenerazione urbana. Si sa, le colpe appartengono quasi sempre al passato. Ma se prendi in mano un Comune devi partire dalla foto scattata da chi ti ha preceduto, recriminare non serve a nulla. Anzi...».

5- SUI RIFIUTI SERVE LAVORARE COI CITTADINI. Anche sulla questione rifiuti, va da sé che le due realtà non sono commensurabili. Ma la filosofia di Neri è «lavorare coi cittadini, in continuazione».
Non è facile vincere la battaglia della differenziata, per esempio. «Noi abbiamo ancora il 20, 22% di infrazioni», ammette il sindaco. «Questo significa che non possiamo mollare di un centimetro».
Informazione, educazione e consapevolezza sono fondamentali. Un approccio che non è troppo distante dal #romasonoio di Alessandro Gassmann.
E se potesse dare un solo consiglio a Marino?

6- SERVE AUTOREVOLEZZA, NON ESSERE VENDITORI. Neri risponde schietto, senza tentennamenti, tirando fuori tutto il suo accento toscano: «Marino deve dimostrare l'autorevolezza che credo non abbia», dice, «e anche nei fatti la dedizione totale alla città e ai cittadini. È la stessa modalità con cui siamo eletti che ce lo impone».
Perché fare il sindaco, a Roma come a Seravezza, «non è come vendere un prodotto».

Twitter @franzic76

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