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POLEMICA 5 Ottobre Ott 2015 1600 05 ottobre 2015

L'Istituto Leoni sul canone Rai: «Finzione giuridica per fare cassa»

Renzi rilancia l'ipotesi di inserirlo in bolletta. Ma il vicedirettore del centro studi a L43: «È un'imposta occulta, non ha più senso». Dal metodo di pagamento al nodo smartphone: tutte le criticità.

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Il governo procede verso la riforma del canone Rai.

Pagare meno, ma pagare tutti.
In nome di questo principio, Matteo Renzi ha rilanciato l'ipotesi di mettere il canone Rai nella bolletta elettrica, passando dai 113,5 euro attuali a 100 euro.
In questo modo il governo punta a recuperare il balzello più evaso d'Italia (il tasso di evasione è pari al 27% e ammonta a circa 500 milioni di euro), ma le associazioni di settore, da Assoelettrica a Federconsumatori e Adusbef, sono già in rivolta contro quello che considerano «un pasticcio illegale».
«UNA IMPOSTA OCCULTA». Per l'Istituto Bruno Leoni, sul cui sito si trovano diverse pubblicazioni a riguardo, il canone in bolletta elettrica diventerebbe «un vero e proprio mostro giuridico».
Dal punto di vista del diritto tributario, spiega a Lettera43.it il vicedirettore dell'istituto Serena Sileoni, si tratta di «un'imposta occulta all'interno di una tariffa».
L'imposta (in questo caso il canone) non si paga a fronte di un servizio, mentre la tariffa è una prestazione patrimoniale in cambio di un servizio (la luce) che «con la programmazione della Rai non c’entra nulla».
QUELLA PRESUNZIONE DI FONDO. La natura impositiva del canone si deduce dal fatto che viene pagato per il possesso della tivù, non per la visione dei canali, indipendentemente dal fatto che quel televisore venga usato per guardare i programmi Rai.
«C'è poi una presunzione di fondo sul fatto che tutti abbiano un televisore», ha aggiunto Sileoni.
I cittadini, gli uffici e gli esercizi commerciali che non hanno la tivù si ritroverebbero così a pagare il canone, perché in grado di sintonizzarsi sulla Rai con altri strumenti di nuova generazione. O potrebbero decidere di evaderlo, con il rischio che gli venga tagliata la luce.

L'Italia ha il più alto tasso di evasione del canone tivù, pari al 27%.


CONFUSIONE IN BOLLETTA. La tassa, infatti, non sarebbe più legata solo al possesso del televisore, ma anche a quello dei vari device come smartphone, tablet e pc.
Toccherebbe poi al singolo utente chiedere l'esenzione, dichiarando il mancato possesso di tali mezzi, con modalità da chiarire.
Nella bolletta, inoltre, il costo del canone e quello della luce rischierebbero di confondersi, rendendo ancora più difficile la lettura.
Di fronte a tutte le voci, spiega Sileoni, «per l'utente non sarà semplice provare di non dover pagare il canone, senza contare che non è compito delle società elettriche riscuoterlo».
«FINZIONE GIURIDICA PER FARE CASSA». Secondo il vicedirettore dell'Istituto Bruno Leoni, il problema di fondo è che il canone è ormai anacronistico: «La finalità iniziale della tivù di Stato in regime di monopolio non ha più senso dopo l'ammodernamento delle telecomunicazioni», ha spiegato Sileoni. «Il canone è diventato oggi una finzione giuridica ed è il sintomo dell'arroccamento dello Stato per fare cassa in un mondo che non esiste più».

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