Vaccini 141129145259
SPIRITO ASPRO 10 Ottobre Ott 2015 0900 10 ottobre 2015

Cosa fare coi vaccini? Non ragionare da bovini

Fobie, leggende, apprensione per i figli. L'importante è scegliere consapevolmente.

  • ...

Un medico pronto a somministrare un vaccino.

In principio fu la mucca.
Questo significa vaccino, «di vacca», proprio come il latte che beviamo a colazione.
O meglio, che bevevamo con fiducia, prima che mode alimentari e teorie salutiste più o meno fondate lo additassero come fonte di mille mali, da intolleranze assortite all'obesità fino a vari tumori e all'infarto.
La stessa sorte tocca al vaccino tout court, così chiamato perché il primo, quello che nel 1796 il dottor Jenner, secondo la leggenda, testò su suo figlio, derivava dal vaiolo delle mucche, più lieve del vaiolo umano, ma in grado di immunizzare chi lo contraeva, proteggendolo dal contagio.
CROLLO DI POPOLARITÀ. Le statistiche dicono che, come l'omonimo latte, anche i vaccini vivono un crollo di popolarità, ahimè, grazie al mezzo che vi permette di leggere questo articolo: la Rete.
Che, su questo come su ogni altro argomento, diffonde sia notizie serie sia vaccate, in proporzioni più o meno equivalenti.
Ma per delicati processi psico-neurologici, le vaccate terrorizzanti hanno più presa (anche perché in genere sono scritte in maniera più emozionante e pittoresca).
ALLARMISMO OVUNQUE. Non solo: per il principio della Volkswagen Jetta (formulato dagli americani in epoca pre-scandalo, sostiene che troviamo solo quello su abbiamo concentrato la nostra attenzione: se siamo concentrati su un certo modello di auto, per esempio la Jetta, ci sembrerà di vederne in giro un sacco), chi cerca in Rete informazioni allarmistiche sui vaccini troverà in prevalenza informazioni allarmistiche sui vaccini.
Una googlata farebbe impallidire lo stesso dottor Jenner: i vaccini obbligatori potrebbero provocare autismo, cancro, mutazioni genetiche occulte, deficit di nutrienti; l'accusa più lieve è quella di essere zeppi di mercurio.
I CATTIVONI DI BIG PHARMA. Il genitore apprensivo di oggi, infallibile cacciatore di motivi per cui preoccuparsi, non chiede altro che di essere impaurito, per sentirsi l'unico, eroico e consapevole baluardo del proprio indifeso pargoletto contro il combinato disposto fra l'ignoranza e l'arretratezza della sanità pubblica e l'avidità dei cattivoni di Big Pharma.
E come succede sempre più spesso, rifiuterà di sottoporre il figlio a quell'attentato che sarebbero le vaccinazioni obbligatorie, per non parlare del tentato infanticidio rappresentato da quelle consigliate.

Meglio il rischio di morte da pertosse o quello di autismo da vaccino?

In Italia la copertura del morbillo con vaccini è attorno al 90%.

Il problema è che oggettivamente né la sanità pubblica né, soprattutto, l'industria farmaceutica sono specchi di altruismo e disinteresse, e un pizzico di diffidenza non è solo un sentimento da mamme paranoico-alternative e papà simpatizzanti dei cinque stelle.
COMPLOTTO CINICO. Ma poi si finiscere per credere di più a un presunto complotto cinico e invisibile fra tycoon dei vaccini e Stato disinformato e disonesto che a quello altrettanto cinico e invisibile ma reale, plurimillenario e storicamente più che documentato: quello dei virus contro la salute e la vita umana.
Quelli «debellati» stanno semplicemente aspettando che il nemico si senta troppo sicuro e scopra il fianco.
VECCHIE MALATTIE TORNANO. Il risultato è quello tristemente riferito pochi giorni fa dal primario di Pediatria dell'ospedale Bambino Gesù di Roma: di recente alcuni neonati sono morti di pertosse - in Italia non si segnalavano casi letali dal 2002; nel mondo ogni anno la malattia uccide 195 mila bambini.
A questo punto i genitori dei piccolissimi non vaccinati, con la fronte stillante di sudore gelido, stanno già navigando in cerca di lumi e troveranno, puntualmente, una smentita nuova di zecca: «Morti di pertosse, il falso terrore manipolato».
SCHIACCIATI FRA I DUE TERRORI. Ora alla mamma e al papà si pone un dilemma: a quale dei due terrori credere?
A quello pro-vaccini o a quello contro?
Meglio scegliere per il proprio bebè il rischio di morte da pertosse o quello di autismo da vaccino (che, secondo i detrattori, non darebbe copertura totale nemmeno contro la pertosse)?

C'è un altro tema chiave: la responsabilità verso la società

Le nuove campagne di vaccinazione potrebbero usare il passaparola sul web.

A questo punto il problema tracima dalla querelle 'vaccino sì o no' e dilaga in campi molto più delicati dell'immunologia.
Per esempio: la prima prevenzione è l'informazione, ma vagliare fra informazioni contraddittorie richiede competenze equivalenti o superiori a quelle di chi informa.
SCOMMESSA SUI BIMBI. Lo dico da madre che ha vaccinato tutti i propri figli, ma che comprende le paure di altri genitori: in ogni scelta c'è un imprescindibile tot di scommessa sulla pelle del bambino.
E c'è un altro tema: la responsabilità verso la società.
I vaccini ci proteggono collettivamente, ma seppure in rari casi possono mettere in pericolo la vita e la salute del singolo.
COME ANDARE IN GUERRA. È come una guerra: il nemico sono i virus, ma in prima linea ci sono i bambini, che mandiamo a difendere la salute pubblica presente e futura con armi chimiche che gli inoculiamo in fasce e dovrebbero proteggere loro per primi, ma ci sono le eccezioni.
Le malattie da vaccino sono una versione immunologica del «fuoco amico».
NON VACCINARE È DISERTARE. È una sporca guerra, silenziosa e crudele, ma è grazie a lei che non vediamo più in giro facce butterate, gambine storpie e la mortalità, specialmente infantile, sfiora lo zero.
In questo senso non vaccinare i propri figli è una specie di diserzione per interposta persona. L'importante è la consapevolezza delle scelte. Comunque la si pensi sui vaccini, l'importante è non ragionare da bovini.

Correlati

Potresti esserti perso