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SPIRITO ASPRO 17 Ottobre Ott 2015 0900 17 ottobre 2015

Cari Panarello, non fate sconti alla tv-pannolone

Sul piccolo schermo l'«interessanza» conta. E si paga profumatamente. Perché negare ai familiari di Loris quel che non si nega ai figuranti di Forum?

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Veronica Panarello, la mamma di Andrea Loris Stival.

«Ci stavamo facendo uno stipendio»: li vuoi rimproverare, i familiari del piccolo Loris Stival, ucciso lo scorso novembre in provincia di Ragusa, per aver accettato entusiasticamente i compensi, in denaro e non solo, offerti da Mediaset per le loro comparsate alle trasmissioni del Biscione?
Non è che in Sicilia i posti di lavoro ben pagati abbondino, e tutto sommato, in una regione storicamente nota per la riluttanza dei suoi abitanti a dire quel che sanno e pensano, che qualcuno decida di farlo, ancorché non gratis, è un segno incoraggiante.
«LA MORTE DI LORIS È DIVENTATA UN BUSINESS». «La morte di Loris per l'intera famiglia della madre (Veronica Panarello, per ora unica accusata dell'omicidio, ndr) è diventata un business economico», dicono quei moralisti degli inquirenti. Secondo i quali, evidentemente, i congiunti del bambino si sarebbero dovuti chiudere in un compunto, dolente silenzio e, se proprio il caso, parlare solo con i magistrati. Altro che ospitate e interviste a 3.500 euro l'una, magari pilotate da Barbara D'Urso, per accontentare sia gli innocentisti che i colpevolisti, sennò poi nelle case di riposo i vecchietti litigano.
I Panarello, invece, «appaiono più interessati a conquistare il giudizio popolare attraverso i media», anziché a dire ai giudici quel che potrebbe effettivamente scagionare Veronica.
E DICONO CHE LA TIVÙ NON CONTI NULLA. E si capisce: se lei risulta chiaramente innocente, il pubblico perde interesse e addio stipendio per il clan. La notizia dovrebbe rassicurare tutti quelli che credono che la televisione non conti più nulla e che tutto corra attraverso la rete: cosa andate a pensare, siamo in Italia, uno dei paesi più vecchi dell'Occidente e uno dei meno digitali.
Il piccolo schermo per la maggior parte degli italiani è ancora «termine fisso d'eterno consiglio», perfino per quelli che sono sempre con il tablet in una mano e lo smartphone nell'altra.
Come il nostro premier, che dopo aver seminato malignità (non così ingiustificate) sui talkshow, si fa vedere di più in televisione, consapevole che è il social network che traccia il solco ma è il telecomando che lo difende.

Lo zoccolo duro della televisione sono le trasmissioni del mattino

Eppure lo zoccolo duro della televisione non sono i talk, bensì le trasmissioni del mattino e del pomeriggio a base di attualità, onnipresenti in bar, tavole calde, portinerie e ospizi, guardate da un pubblico la cui ala più giovane ha appena cominciato a prendere le pillole per la pressione e avverte i primi problemi alla prostata.
E lì le storiacce alla piccolo Loris sono come l'acciaio per l'industria pesante e lo zucchero per quella alimentare.
TERRA DI CONQUISTA PER INSERZIONISTI. Gli inserzionisti comprano a bizzeffe spazi pubblicitari in quelle trasmissioni per vendere pasta per dentiere, integratori anticolesterolo, contratti per l'energia elettrica a misura di over-65 e pannolini a prova di risata, e le reti li usano per pagare i fornitori delle miserie umane di cui va pazza l'audience.
È un circolo virtuoso, in fondo. Non si capisce perché i Panarello dovrebbero sbottonarsi gratis per la D'Urso o chi per lei, visto che non possono avere altri tipi di ritorno, come punti nei sondaggi, voti alle elezioni, pubblicità per il proprio libro o film.
QUELLO CHE IL PUBBLICO VUOLE VERAMENTE. Come se il fatto di andare in televisione con viaggio e soggiorno pagato e un'ora di visibilità nella fascia pomeridiana fosse già abbastanza, solo perché non si tratta di scrittori, attori o politici. Mentre forse i protagonisti dei fattacci di cronaca sono gli unici che danno al grande pubblico ciò che vuole veramente, e cioè il senso di superiorità («per quanto io faccia schifo, sono sempre meglio di questi qua»). Perché negare ai Panarello quel che non si nega ai figuranti di Forum?
L'«INTERESSANZA» SI PAGA PROFUMATAMENTE. Ciò che ti permette di «farti uno stipendio» in tivù è, semplicemente, essere interessante, qualità che non c'entra né con la bellezza né con la bravura. Se l'ultima Miss Italia non avesse dato quella risposta sulla Seconda guerra mondiale e le donne, nessuno se la sarebbe più filata un minuto dopo l'elezione; e invece è riuscita a trattenere l'attenzione del pubblico per ben una settimana e fare perfino un'ospitata nella superciliosa trasmissione di Fazio, dove mai donna under-20 ha messo piede.
Se hai l'«interessanza» (scritta così sembra la «luccicanza» di Shining, ed è altrettanto inquietante) è giusto farsela pagare profumatamente.
Cari Panarello, non accontentatevi, chiedete di più, sempre di più, non fate sconti a una tivù-pannolone che senza di voi è condannata.
Ma lasciate qualcosa a quella disgraziata in galera cui dovete la vostra fortuna.
Siete in Sicilia, portarle le arance non è un grande sforzo. Magari infilatele dentro una borsa di Prada.

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