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INTERVISTA 17 Ottobre Ott 2015 1500 17 ottobre 2015

Pozzuoli e l'ira del santo: la paura frena la politica

Il sindaco di Pozzuoli vuole spostare la statua di Mamozio. Ma la città si oppone. Isabettini: «Ogni volta che viene trasferita capita una catastrofe, lasciatela lì».

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Ha organizzato una raccolta di firme, minacciando di incatenarsi in piazza allo scopo di allertare l’opinione pubblica puteolana sul tremendo rischio che incombe: «Non fate arrabbiare santo Mamozio!», avverte, «non spostate di un millimetro il suo monumento da piazza della Repubblica!».
E spiega: «Trombe d’aria, incendi, alluvioni, e poi il bradisismo: in passato, tutte le volte che la statua del santo è stata trasferita altrove, su Pozzuoli si sono scatenate le peggiori calamità naturali!».
Antonio Isabettini, 60 anni, pittore, maestro d’arte e storico della memoria flegrea, non è un matto né un allarmista.
LA STATUA NON SI TOCCA. Però questa storia della statua del vescovo Martin de Leon Cardenas - che fu a Pozzuoli tra il 1630 e il 1650, barocchizzò il Duomo e fece sì che l’acqua potabile arrivasse nei vicoli - l’ha presa talmente a cuore che da due anni il sindaco Enzo Figliolia e la giunta comunale non riescono a trasferire la statua di santo Mamozio (così è chiamato dal popolo il fu vescovo Cardenas) per colpa delle proteste e - soprattutto - dei terribili vaticini del maestro d’arte.
Tuoni, fulmini, saette: chi sposta san Mamozio, peste lo colga. E chi se ne importa del piano di riqualificazione del centro storico, finanziato con i soldi europei, che nel frattempo langue inevaso.
UNA CITTADINA DI 70 MILA ABITANTI. La paura da bradisismo - nella cittadina flegrea da 70 mila abitanti che da secoli “balla” seduta sul vulcano Solfatara – rende gli animi inquieti.
Isabettini è spietato: per avvalorare la sua tesi da tregenda, cita date, eventi, straordinarie coincidenze.
Le 31 scosse telluriche (in una mattinata) del 7 ottobre coincidono, guarda caso, con la ripresa della discussione sul trasferimento di santo Mamozio.
La tensione cresce, spasmodica. Ma a che cosa mira - davvero - il “maestro d’arte” Isabettini?

La statua di Santo Mamozio. Nel riquadro, Antonio Isabettini.

DOMANDA. A Pozzuoli è conservata la pietra su cui fu decapitato san Gennaro, che si arrossa ogni volta che a Napoli il sangue si scioglie nel Duomo. Terra di miracoli. E di dubbi straordinari. Ma lei mica ci crede sul serio alla maledizione di santo Mamozio?
RISPOSTA.
Non si tratta di crederci o no. I fatti parlano.
D. I fatti?
R. 1964, la statua viene spostata da piazza della Repubblica ai giardinetti di via Carlo Rosini: poche settimane dopo, un incendio distrugge il Duomo nell’antico rione Terra. Era - guarda caso - la chiesa che il vescovo aveva barocchizzato, trasformandola in un inestimabile gioiello architettonico.
D. Coincidenze...
R. Ah sì? Sei anni dopo, nel 1970, per colpa del bradisismo il rione Terra venne sgomberato d’urgenza: 3 mila abitanti furono costretti, materassi in spalla, a recarsi altrove.
D. E allora?
R.
Santo Mamozio era arrabbiato, le scosse erano il segno che nel nuovo sito non ci voleva stare.
D. E poi?
R.
Venne il terremoto del 1980 in Irpinia e anche qui da noi. E poi di nuovo il bradisismo: dal 1983 al 1985, si è ballato senza tregua. Fu necessario sgomberare mezza Pozzuoli: un esodo biblico.
D. Solo coincidenze.
R.
Alla fine del 1985 fu deciso - bontà loro - di riportare la statua di santo Mamozio nella sua sede originaria, in piazza della Repubblica.
D. Finalmente...
R. È un dato di fatto che da allora a Pozzuoli non è accaduto più nulla di spaventoso e le colonne del Tempio di Serapide sono sempre rimaste al di sopra del livello del mare.
D. Catastrofi, statue che si arrrabbiano, superstizioni: sta scherzando, vero?
R.
Per niente. Anzi, le aggiungo che in tempi recenti - cioè da quando la discussione su un ennesimo spostamento del santo ha ripreso vigore - in terra flegrea si stanno di nuovo scatenando gli elementi della Natura.
D. A che cosa allude?
R.
Estate 2014: una tempesta di vento mai vista dalle nostre parti. Settembre 2015: la grandinata del secolo, con chicchi da un chilo l’uno che piovevano dal cielo. Due settimane fa: un incendio tremendo che ha divorato le colline intorno a Pozzuoli. Le basta o proseguo?
D. È la maledizione di santo Mamozio, secondo lei?
R.
È evidente: nella stradina dove il sindaco intende nasconderlo, il santo non ci vuole andare.
D. Suvvia, qual è il vero motivo della sua protesta?
R.
Se provano a spostarla, quella statua si frantuma. E allora avremo perduto l’ultimo monumento seicentesco che resta a Pozzuoli.
D. Dunque, lei protesta perché…
R.
Pozzuoli sta perdendo tutta la sua immensa memoria storica. Io da tempo batto i pugni, organizzo convegni… ma non succede niente. Negli ultimi anni, hanno distrutto un centinaio di simboli prestigiosi per costruire al loro posto brutture inaudite.
D. Qualche esempio di distruzione autorizzata?
R.
Il Foro romano, il vecchio Municipio, la Pretura. E poi il Teatro romano, le cappelline votive e tanto altro ancora. E allora, ben vengano la leggenda di santo Mamozio e la paura delle catastrofi se aiutano a rallentare lo scempio in atto.
D. Il rione Terra a Pozzuoli è considerato un gioiello culturale di valore stratosferico: dal 1970 a oggi, è disabitato. Un bando internazionale ha chiamato a raccolta il meglio dei progettisti mondiali. Che fine farà?
R.
Diventerà sede di alberghi e residence di lusso, la sua gestione verrà affidata a una importante società specializzata.
D. Dibattito chiuso, dunque?
R.
Il rischio è che il rione si trasformi in un luogo bellissimo ma artificiale, privo di vita comunitaria. Ho fatto una proposta…
D. Quale?
R.
Di riservare almeno un’insula alle giovani coppie puteolane che potrebbero abitare alcune case concesse in affitto. Sarebbe un modo per vivificare l’area e riportare un pezzetto di popolazione nei luoghi da dove fu sgomberata di forza nel 1970 per colpa del bradisismo.
D. Proposta praticabile?
R.
Temo di no.
D. Come si vive nel paese che da secoli sale e scende?
R.
Durante le scosse del 7 ottobre ho visto mia figlia tremare e piangere: lei non ha mai vissuto il bradisismo, perciò ho provato a spiegarle…
D. Che cosa?
R. Che se deciderà di vivere qui dovrà abituarsi al fumo incandescente che fuoriesce dai tombini in strada, all’odore intenso di zolfo che la Solfatara emana H24, alla terra che all’improvviso si rigonfia e poi si distende, alle notti consumate al freddo in automobile, alla testa che gira e gira anche dopo molti giorni dall’ultima scossa, a una paura sopita che non si placa mai. E ai muscoli delle gambe sempre tesi e d’istinto pronti a scattare, per una fuga che non dà preavviso.

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