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ANTIMAFIA 20 Ottobre Ott 2015 1508 20 ottobre 2015

Dda di Catanzaro, i numeri di una emergenza cronica

Da Vibo a Crotone: solo sei pm si occupano di 'ndrangheta. In un territorio vasto, dominato dai Mancuso e dai Gallace. Gli appelli non si contano ma nulla cambia.

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Un uomo della Direzione investigativa antimafia.

Un magistrato per combattere le 16 cosche di Vibo Valentia.
Questo è soltanto un esempio delle difficoltà con le quali da due anni a questa parte lavora la Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro che, in occasione della visita del ministero della Giustizia Andrea Orlando nei tribunali calabresi prevista per il 20 e 21 ottobre, è pronta a consegnare un dossier che descrive nel dettaglio la situazione di emergenza nella quale sono costretti a operare magistrati e giudici in un territorio difficile, culla della ‘ndrangheta, che comprende quattro province.
All’appello della Dda si unisce la Cgil che, con una lettera aperta al ministro, chiede un intervento immediato.
IL TERRITORIO AD ALTO RISCHIO. Sono due anni che la procura distrettuale continua a parlare di emergenza, ma finora i continui appelli sono rimasti inascoltati.
Solamente sei i magistrati che si occupano di ‘ndrangheta in un territorio vastissimo, dove in ogni area c’è un clan diverso che predomina.
Ci sono i Mancuso di Limbadi che comandano in provincia di Vibo, anche se da anni ci sono continui contrasti tra i Piscopo e i Patania di Stefanaconi, sostenuti dai Mancuso.
A Crotone ci sono i Grande Aracri, mentre la cosca Gallace è attiva a Guardavalle, in provincia di Catanzaro. «Il circondario di Vibo Valentia», scrivono i magistrati, «è afflitto da una elevatissima densità criminale, tra le più alte su tutto il territorio nazionale».
L’INDAGINE SULLA MORTE DI COCÒ. Anche il territorio di Cassano allo Jonio è di competenza della Dda di Catanzaro. Si tratta del paese dove il piccolo Nicola Campilongo, Cocò, fu ucciso e bruciato insieme al nonno e alla compagna di quest’ultimo il 16 gennaio 2014.
Proprio dalla Dda di Catanzaro nei giorni scorsi è partita la richiesta di due arresti, a dimostrazione che si continua a lavorare. Anche se in condizioni proibitive. E dove continua a lavorare anche chi è sottoposto a continue pressioni, come il pm antimafia Pierpaolo Bruni più volte minacciato e finito nel mirino delle cosche.
Secondo le dichiarazioni di un detenuto - che hanno trovato riscontri concreti - i clan più potenti delle province di Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia e Cosenza si sarebbero messi d’accordo per eliminare il sostituto procuratore “scomodo”.

Il magistrati della Dda chiedono nuove forze

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

Nella relazione da consegnare al ministro i magistrati della Dda coordinata dal procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo chiedono di designare nuovi sostituti procuratori.
Sarebbe un passo in avanti anche l’arrivo di nuove forze all’ufficio di Catanzaro. Già, perché - come aveva sottolineato a febbraio scorso Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia - «c’è una carenza di procuratori, ma anche di magistrati giudicanti e personale amministrativo tale da rendere la terza Procura distrettuale antimafia inadeguata dal punto di vista numerico relativamente alla mole di lavoro che c’è da svolgere».
PROBLEMI CRONICI. I problemi dell’ufficio gip sono ormai cronici, tanto che dalla richiesta di arresto alla risposta dei giudici può passare anche un anno e mezzo, come sottolineano i magistrati.
E a Vibo, tanto per fare un esempio, il pm che coordina le indagini in corso, «è costretto ad operare tentando di tamponare le urgenze - si riporta nel dossier - per cui diventa veramente utopistico pensare di poter svolgere qualsivoglia ulteriore atto dell’ufficio, come l’attività di direzione delle indagini».
LA CGIL SCRIVE AL MINISTRO. A cogliere l’appello della Dda è stata la Cgil.
«Una situazione molto critica nel comparto giustizia» è quella che descrivono il segretario generale della Cgil Calabria, Michele Gravano e il segretario generale della Camera del Lavoro di Vibo Valentia, Luigi Denardo. «In Calabria e a Vibo Valentia, in particolare», prosegue la lettera, «il rischio di ulteriori tagli potrebbe compromettere la tenuta democratica del sistema e la dilagante stratificazione della criminalità organizzata». Quindi la richiesta: «Serve una necessaria svolta sugli organici fortemente carenti, a cominciare dai magistrati, con una loro appropriata riqualificazione ed un mirato piano di assorbimento del bacino di precariato, per il quale chiediamo l’apertura di un confronto tra regione e ministero».

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