REPORTAGE 21 Ottobre Ott 2015 1000 21 ottobre 2015

Marcheno, viaggio nel paese del mistero Bozzoli

Una «pista straniera». O «un gioco più grande di loro». I cittadini di Marcheno cercano risposte al caso Bozzoli. L43 nella Valtrompia, tra fabbriche e silenzi.

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da Marcheno

Fabbriche, fabbriche e ancora fabbriche. Siderurgia. Ma anche armi. Un paese steso lungo un unico stradone con una chiesa parrocchiale, al di là del ponte sul fiume Mella. E qualche bar.
Marcheno, 22 chilometri a Nord di Brescia percorrendo la provinciale 345 delle Tre valli, è tutto qui (guarda la gallery).
Poco più di 4 mila abitanti, 5 mila se si considerano i paesini in alto, «lassù», indica un passante, verso l'altopiano Caregno.
IL GIALLO DELLA COMUNITÀ. È qui che si trova la Bozzoli srl, l'azienda specializzata nella raffineria e fonderia di metalli ferrosi. di Mario e Adelio. È qui che l'8 ottobre Mario è stato visto vivo l'ultima volta. Ed è qui che lavorava Giuseppe Ghirardini, l'operaio trovato morto per assideramento (ma ad accertare le cause del decesso sarà l'autopsia) vicino a un torrente a Ponte di Legno, un centinaio di km di distanza da Marcheno.
LE RICERCHE NELL'ALTOFORNO. Ora la fabbrica di famiglia è sotto sequestro. Sulla costruzione, dietro la villetta giallo acceso, svetta il camino dell'altoforno dove si stanno cercando i resti, anche una minima traccia, dell'imprenditore.
Un'ipotesi corroborata anche dalla testimonianza di un dipendente che avrebbe notato una fumata anomala levarsi la sera in cui l'imprenditore è scomparso.
Tutto intorno, piantonati dai carabinieri, sacchi di detriti che potrebbero contenere la soluzione al giallo.

I Bozzoli, 'signori' del paese, che hanno costruito una fortuna

La Bozzoli srl.

Mario e Adelio da anni gestiscono insieme la fonderia ereditata da padre e zio.
Una classica storia della Valtrompia, la loro. Realizzazione perfetta di quell'homo faber fortunae suae.
LE FORTUNE DELLA VALLE DELL'ORO. Perché in questa valle che potrebbe essere definita la Ruhr lombarda, gli operai nel tempo si sono fatti imprenditori, costruendo le loro piccole o grandi fortune. Trasformando in oro - la Valtrompia non a caso negli Anni 70 e 90 era chiamata la Valle d'oro - una striscia della provincia bresciana che ha saputo resistere meglio di altre zone d'Italia alla crisi, anche se non ne è stata immune.
Ecco: i Bozzoli appartengono alla categoria di coloro che ce l'hanno fatta.
BENESTANTI MA ALLA MANO. «Sono ricchi, ricchissimi», dice tra i denti una barista. E non solo per l'azienda. «Di proprietà ne hanno tante», aggiunge.
Ma nonostante questo i fratelli «vivevano normalmente». Che, tradotto, in valtrumplino significa: frequentavano la comunità, parlavano con tutti e si vedevano a messa la domenica.
Più Adelio, continua la ragazza, perché Mario preferiva fare colazione e prendere il caffè fuori dal paese.
I soldi insomma non avevano dato loro alla testa. «Sono brave persone, tranquille», ripetono tutti. «Da quello che sappiamo non hanno nessun vizio. Né gioco né donne».
UN MISTERO CHE NESSUNO SI SPIEGA. La morte di Ghirardini e la scomparsa di Bozzoli sono un mistero che nessuno in valle sa spiegarsi.
I due fratelli e i figli di Adelio litigavano spesso, questo si sapeva. «Pure gli operai li vedevano discutere», si dice al bar. Forse, ipotizza qualcuno, per la gestione dell'azienda. «Stavano costruendo nuovi capannoni poco fuori Marcheno. Forse Mario non era d'accordo, oppurre era diventato di troppo nella società».
Ma che il motivo della scomparsa siano le discussioni in famiglia nessuno lo crede o vuole crederlo.

Ghirardini, esperto cacciatore e amico d'infanzia del suo capo

La Scientifica indaga sulla scomparsa di Bozzoli e Ghirardini.

Così come nessuno crede al suicidio di Ghirardini.
«Lo conoscevo, era una persona perbene», ripete un'altra barista che lavora a un passo dall'azienda sotto sequestro. «Qualche anno fa era stato lasciato dalla moglie, una brasiliana, che con la scusa di andare in vacanza è scappata portando con sé il figlio impedendo di fatto al padre di vederlo».
QUELLE PAROLE SU FACEBOOK. «Una brutta storia», arriccia il naso la donna, ricordando i post in Facebook dell'operaio pubblicati il giorno prima di scomparire.
Uno in particolare: «Aveva condiviso una frase sull'importanza di guardarsi le spalle, di non fidarsi di chi ci sembra sincero», aggiunge. «Certo, i post in quel momento non mi hanno detto nulla. Sono parole che possono voler dire tutto o niente. Ma rileggendole il giorno dopo...».
Ghirardini poi era un cacciatore esperto. Lo sapevano tutti a Marcheno.
Impossibile che sia morto per assideramento, è la convinzione. «Sapeva dove andare, come muoversi nel bosco. Poi senza fucili e cani? Dicono che abbiano trovato piccole fialette vicino al suo corpo...». E poi che fine ha fatto il suo cellulare?
IL SILENZIO DELLA COMUNITÀ. A Marcheno si dice, si sospetta, ma niente di più. Perché tutti qui tengono a precisare «che sanno solo quello che si dice ai telegiornali».
Eppure c'è chi un'idea se l'è fatta e alla fine si sbottona. «I colpevoli o il colpevole sono esterni al paese». Impossibile anche solo pensare che i delitti, o il delitto, siano maturati all'interno delle mura domestiche. In quella famiglia tanto per bene. Il male se c'è «non viene dalla valle».
CADUTI IN UN GIRO PIÙ GRANDE DI LORO? «I Bozzoli erano in affari anche con stranieri», sussurra qualcuno, «gente dell'Est. Facevano fondere del materiale qui. Magari hanno fatto loro un torto».
Oppure sono caduti in un gioco più grande di loro. E si sono fidati di chi non si dovevano fidare.
E la morte di Ghirardini? «Probabilmente è stato eliminato perché ritenuto un testimone. Ma lui», continuano al bar stranamente senza esitazione, «lui non aveva visto niente».
Del resto «il Giuseppe» era amico del titolare. «Si conoscevano da sempre», racconta una donna. «Avevano fatto le scuole insieme».
Un signore al bancone, dall'accento meridionale, però la vede diversamente: «Bozzoli per me non è morto. Ha fatto perdere le sue tracce in qualche modo. Nessuno me lo leva dalla testa».

Uno choc anche economico

Il municipio.

Su una cosa tutti sono d'accordo. Questo giallo ha sconvolto il paese. La maggiorparte degli abitanti preferiscono non parlare, non giocare all'investigatore.
Il parroco, contattato da Lettera43.it, ha preferito non commentare. «È sufficiente quello che ho già detto». E cioè che Marcheno è sotto choc e che non resta che pregare per le famiglie.
Anche il sindaco Diego Bertussi non si è fatto trovare. «Stamattina è venuto qui a pranzo», rivela la titolare di un bar, «ma nemmeno io gli ho chiesto come stanno andando le indagini».
«NON CHIAMATECI OMERTOSI». Omertà? Alla sola parola in paese si irrigidiscono. «Non è che non vogliamo parlare», si difende una ragazza, «i giornalisti ci accusano di tacere. Ma non è così: è che non sappiamo nulla. Noi valligiani siamo così, chiusi, riservati. Ci facciamo gli affari nostri e, soprattutto, non parliamo a vanvera».
Il timore, non troppo celato, è che Marcheno - «un posto tranquillo, se non fosse per i migranti...», si lascia scappare qualcuno - diventi un'altra Brembate o un'altra Avetrana. Sotto l'assedio di telecamere e media.
Per questo si spera che il giallo trovi una soluzione nel più breve tempo possibile. «È tremendo che una famiglia non possa piangere un proprio caro...».
LA PREOCCUPAZIONE DEGLI OPERAI. Ma anche perché gli operai ora sono senza lavoro. «L'azienda è sotto sequestro, le buste paga non arrivano e non sanno se e quando torneranno a lavorare».
Un altro choc, forse un po' più palpabile e concreto, per questo centro.
Dove il lavoro è una religione laica. Che ha le sue cattedrali lungo la provinciale: capannoni e stabilimenti senza soluzione di continuità.
Dove persino il rudere di una vecchia fonderia appoggiata al costone di una collina all'ingresso di Marcheno ha un ché di sacro. Nonostante, o grazie, le bestemmie e i «pota» dei ragazzini che tornano dalla mattina di scuola in città, a Brescia. Il cui dialetto, e gli appuntamenti urlati «per la castagnata del sabato», si mescolano all'arabo di molti loro coetanei o all'italiano scilinguato delle signore cinesi con bimbi a seguito.
Una sacralità fatta di fatica, di montagne e passi. Contenuta in una valle che ha dato i natali a Paolo VI. E che continua a nascondere il mistero della scomparsa e della morte di suoi due 'figli'.

Twitter: @franzic76

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