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REPORTAGE 23 Ottobre Ott 2015 1600 23 ottobre 2015

Libano-Siria, sui bus in viaggio per il Califfato

Collegano Beirut a Raqqa, capitale dello Stato Islamico. In 40 ore e per 50 dollari. L43 tra i minibus in partenza. Regole, controlli e mazzette: le storie degli autisti.

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da Beirut

Uno dei bus che attraversano le zone più a rischio della Siria.

Fino a quattro anni fa Charles Helou era uno dei posti più caotici di Beirut. Un formicaio di persone, minibus e auto in perenne movimento. Da qui si partiva in pullman o con un taxi collettivo per la Siria, la Giordania e l’Iraq. Prima della guerra siriana in migliaia ogni giorno si muovevano per tutto il Medio Oriente grazie a questi mezzi.
Oggi la stazione è praticamente deserta, ma quasi ogni sera da qui parte qualche minibus e qualche taxi per Raqqa, la capitale dell’autoproclamato Stato Islamico.
«È più facile arrivare a Raqqa che a Gerusalemme occupata», dice Ahmed, un tassista in attesa di clienti, «certo è più pericoloso. Ho sempre paura per gli scontri e i blocchi, ho paura ma è la mia vita. Se c’è una battaglia ci fermano un paio di chilometri prima finché non finisce».
FINO A 40 ORE PER FARE 500 KM. Poco meno di 500 chilometri separano Beirut da Raqqa, il viaggio prima del conflitto durava non più di sette ore, oggi se ne impiegano tra le 30 e le 40 e a volte si è costretti a tornare indietro. «Non sai cosa può accadere, non sai se e quando morirai», dice Ayham, autista di un minibus, «ogni volta mi sembra di partire per una missione suicida».
Ayham è un veterano di questi viaggi. «Da qui andiamo a Damasco, poi a Palmira e infine arriviamo a Raqqa. Fino al confine libanese non c’è nulla, dopo incontri problemi di tutti i generi. Ci sono posti di blocco del governo, dei comitati popolari, dell'Isis. Una volta ci hanno affiancato due motociclette e mi hanno urlato di fermarmi. Ho pensato che volessero derubarci e allora ho schiacciato sull’acceleratore e ho pregato. Ci hanno sparato, ma per fortuna i colpi hanno solo distrutto i vetri del bus».
IL BIGLIETTO COSTA 50 DOLLARI. Il biglietto da Beirut a Raqqa costa 15 mila lire siriane (88 dollari secondo i tassi di cambio ufficiali, circa 50 sul mercato nero). Ayham dice che i passeggeri devono spendere altrettanto per le mance ai check-point.
Da qualche parte tra Damasco e Palmira gli autobus passano attraverso l’invisibile frontiera che divide la Siria di Assad da quella dell'Isis. Per farlo si devono superare due posti di blocco, come se si stesse entrando in un altro stato.
«Prima di arrivare dagli uomini dell’Isis», racconta l’autista, «mi devo fermare per far indossare alle donne la abaya nera e farle sedere negli ultimi sedili lontano dagli uomini, come impone la legge dello Stato Islamico».

  • Il percorso da Beirut a Raqqa.

Il possesso di sigarette è punito con la fustigazione

La città di Raqqa, definita capitale dello Sato Islamico.

In quel territorio è anche proibito fumare o portare sigarette.
«Porto sempre un piccolo compressore con cui tolgo l’odore di fumo dal bus», prosegue, «poi mi spruzzo molto profumo e faccio gettare tutti i pacchetti di sigarette ai passeggeri. Infine, ripartiamo recitando versetti del Corano ad alta voce».
SOLDI PER PASSARE I CONTROLLI. I numerosi posti di blocco delle diverse fazioni in guerra sono il problema maggiore lungo il viaggio. «Quelli del governo ci obbligano a pagare mance salate», dice Ayham, «gli uomini dell'Isis ci accusano di appartenere agli infedeli. Controllano i vestiti delle donne e le barbe degli uomini, poi anche loro ci prendono soldi».
Secondo gli autisti gli uomini del Califfato sono meno venali nella richiesta di denaro se si rispettano con attenzione tutte le regole. L’adesione alle rigide leggi permette, anche, di evitare severe punizioni.
Se si arriva a Raqqa con una barba non adeguata si rischia di essere arrestati e di passare un mese in una scuola religiosa. Per il possesso di sigarette si può essere frustati in pubblico.
CACCIA AI DISERTORI. Ai posti di blocco del governo i più controllati sono gli uomini, i soldati sono continuamente a caccia di persone in fuga dal servizio militare. L'Isis, invece, impedisce agli uomini che hanno meno di 50 anni di entrare nei suoi territori.
Tra i passeggeri sono pochi quelli che vogliono raccontare la loro storia. Fadi ha 52 anni e sta tornando a Raqqa perché da quasi due anni non vede la madre e la sorella: «Vorrei portarle con me in Libano, ma non so se le autorità dell'Isis me lo permetteranno. Ho con me tutti i risparmi, ma non so se i soldi mi basteranno per liberarle. La mia paura più grande e che non mi facciano tornare indietro, ma devo tentare, glielo devo».
IN VIAGGIO TRA LE MACERIE. Anche Saula, una donna di 80 anni, torna al suo villaggio per un motivo simile: «È tempo che vada a trovare mia figlia e che la porti via da lì».
In questi viaggi continui, gli autisti sono involontari testimoni della violenza e della distruzione della guerra. «Ogni volta che passo da Palmira», dice Khaled, un altro tassista, «i monumenti sono sempre più a pezzi. A volte a causa di scontri in corso ci fanno cambiare strada, così ho potuto vedere le macerie di Homs o di al-Bab, a Nord di Aleppo (al-Bab Amr, un villaggio assediato dal governo per tre anni, ndr), una bomba atomica avrebbe fatto meno danni».

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