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STORIE 31 Ottobre Ott 2015 1200 31 ottobre 2015

Halloween, viaggio tra i veri vampiri di New Orleans

In America sono 5 mila. Vivono in comunità. E bevono sangue «per necessità». Un ricercatore li ha incontrati. Regole, codici, falsi miti: ecco cosa ha scoperto.

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La comunità di New Orleans conta circa 50 persone.

Negli Stati Uniti i vampiri esistono davvero e sono almeno 5 mila.
Non si tratta di esseri demoniaci dotati di poteri soprannaturali, beninteso. Ma di persone che dichiarano di avere una condizione medica tale da richiedere loro di bere del sangue, umano o animale, per potersi sostentare in maniera adeguata.
La loro storia, la storia dei 'real vampires', è stata raccontata al Washington Post dallo scrittore e ricercatore John Edgar Browning.
IL PRIMO INCONTRO CON UNA VAMPIRA. All'epoca del suo primo incontro con una 'vera vampira', Browning era un dottorando della Louisiana State University, impegnato in una ricerca etnografica. Si trovava in un negozio di pelletteria in stile gotico nel quartiere francese di New Orleans per chiedere informazioni, quando a un certo punto il proprietario smise di parlare e gli indicò una donna di mezza età che aveva appena varcato l'ingresso, accompagnata da due adolescenti.
L'uomo accennò al fatto che fosse proprio lei una delle persone che John stava cercando.
Browning le si avvicinò e cominciò a parlare con lei del suo studio etnografico sui 'veri vampiri' di New Orleans, cioè sui membri di una comunità che aveva scelto di identificarsi con questo nome nonostante le immagini negative che l'etichetta evoca nelle menti dei più.
Per caso poteva aiutarlo a saperne di più? La donna a quel punto sorrise e Browning ebbe la sua risposta: le labbra aperte rivelarono denti che erano stati limati a una certa altezza e resi simili a delle zanne.
L'INGRESSO NELLA COMUNITÀ. La donna non lo richiamò mai, sebbene avesse promesso di farlo. Ma dopo qualche settimana Browning incontrò un 'vampiro anziano', che lo invitò a partecipare alle riunioni della New Orleans Vampire Association (Nova).
Da studioso che ha trascorso tutta la sua vita accademica ad analizzare la figura del vampiro nella letteratura e nel cinema, pensava che avrebbe incontrato degli squilibrati. Ma le cose sono andate diversamente.
«Fino al 2009 ho studiato tutto lo studiabile sui vampiri, tranne quelli veri», ha raccontato Browning, oggi ricercatore al Georgia Institute of Technology, al Washington Post. «Credo che la cosa dipendesse dal fatto che inconsciamente condividevo ciò che pensa la maggior parte della gente, cioè che queste persone siano dei matti che hanno letto troppi horror sui vampiri». Uno scetticismo destinato presto a svanire, fino a trasformare quei primi incontri in un progetto di ricerca sul campo durato ben cinque anni. Cinque anni tra i 'real vampires' del quartiere francese di New Orleans.
A NEW ORLEANS CE NE SONO CIRCA 50. Secondo la Atlanta Vampire Alliance, sono almeno 5 mila negli Stati Uniti le persone che s'identificano come 'veri vampiri'.
Browning afferma che circa 50 di loro vivono a New Orleans.
Si tratta di una comunità molto discreta, che tende a proteggersi dallo sguardo esterno, ben consapevole del disgusto viscerale che le abitudini alimentari dei suoi membri, se così vogliamo chiamarle, rischiano di provocare negli altri.
«Un pregiudizio», sostiene Browning, superato rapidamente: «Dopo un breve periodo di tempo ho capito che non erano dei folli. O perlomeno, non erano più pazzi di quanto non sia l'americano medio».

I 'sintomi' si manifestano intorno alla pubertà

Per succhiare il sangue, effettuano un taglio col bisturi e poi premono sulla zona incisa.

Secondo Browning, i sintomi del vampirismo iniziano a manifestarsi intorno alla pubertà, quando coloro che in seguito berranno sangue per sostenersi cominciano a sentirsi fisicamente «prosciugati», senza una ragione apparente.
Di solito la scoperta che il sangue offre loro un rimedio efficace avviene per caso. Capita ad esempio che, mordendosi il labbro accidentalmente, si rendano conto che deglutire dona loro un immediato scoppio di energia.
NON TUTTI BEVONO SANGUE. Non tutti i 'veri vampiri', però, devono bere sangue per sopravvivere. Questa particolare categoria viene chiamata dai membri della comunità sanguinarians. Alcuni, più semplicemente, affermano di riuscire a succhiare l'«energia psichica» degli altri attraverso un contatto umano intimo, ad esempio facendo un massaggio.
La comunità dei vampiri di New Orleans ha coniato termini precisi per descrivere le abitudini poco ortodosse dei suoi membri. «Nutrirsi» significa bere sangue, mentre coloro che offrono il nutrimento vengono chiamati «donatori». «Svegliarsi» e «venire fuori dalla bara» sono espressioni usate per parlare della presa di coscienza della propria identità di vampiro, mentre i «vampiri anziani» sono quelli che si sono «svegliati» da più tempo e possono quindi fornire informazioni ed esperienza a tutta la comunità.
COME SI DIVENTA «DONATORI». Dopo un anno di ricerca sul campo Browning ha deciso di provare a diventare un «donatore». Nel corso di uno degli eventi di beneficenza organizzati dalla New Orleans Vampire Association, il ricercatore si è incontrato con un vampiro cui ha dato il suo sangue.
«Ognuno di loro ha un suo metodo particolare», ha raccontato Browning. Nel caso specifico, la persona ha utilizzato un bisturi monouso per fargli una piccola incisione sulla schiena. Poi ha usato le dita per spremere la carne fino a fare uscire del sangue. Infine ha avvicinato la bocca e ha leccato il liquido caldo, ripetendo il processo per due o tre volte.
Una volta sazio, il vampiro ha ripulito la ferita. Nessun dolore per Browning, solo la sensazione di una piccola puntura.
SANGUE IN CAMBIO DI SOLDI E SESSO. Ma cosa spinge a diventare un «donatore»? Una serie di motivi, secondo Browning. Dal rapporto d'amicizia con un vampiro che ha scoperto di essere tale fino al pagamento di una certa somma di denaro, talvolta anche lo scambio di favori sessuali.
Sono i vampiri stessi ad avvicinare i potenziali donatori dopo averli osservati attentamente per qualche tempo, e lo fanno solo se sono abbastanza certi che si tratta di persone che non si scandalizzeranno e non urleranno in preda al terrore.
Alcuni dei vampiri intervistati da Browning hanno detto di non essere capaci di controllare i loro impulsi e di avere bisogno di circa due o tre 'poppate' a settimana. Non di rado capita loro di conservare in frigorifero piccole scorte di sangue che poi combinano con altri ingredienti, come il tè.

Emicranie e svenimenti: il digiuno nei racconti dei diretti interessati

Il Dracula di Bram Stoker.

Kinesia, una donna che dice di essere una bevitrice di sangue, ha spiegato alla Bbc di non essere un vampiro per libera scelta: «Molti di noi semplicemente non vogliono avvertire i sintomi tipici della carenza di nutrimento, e sono felici di poter vivere una vita normale» riuscendo a procurarsi la sostanza di cui affermano di avere bisogno.
Un'altra 'vera vampira', Alexia, ha spiegato: «Se la causa della nostra debolezza potesse essere identificata e curata in un altro modo, sicuramente prenderei una pillola in farmacia».
«FORSE È TUTTO NELLA NOSTRA TESTA». La maggior parte dei vampiri manterrebbe il segreto con il proprio medico per timore dello stigma.
Ma quelli che sono noti per aver rivelato le loro abitudini, secondo quanto riportato dalla Bbc, non hanno ricevuto alcuna spiegazione scientifica. «Potrebbe benissimo trattarsi di una cosa che è tutta nella nostra testa», ha ammesso un altro vampiro che si fa chiamare CJ.
Eppure, quei soggetti che hanno cercato di smettere di bere del sangue sarebbero andati incontro a conseguenze spaventose. Dopo quattro mesi di 'digiuno', Kinesia ha raccontato di essersi ritrovata stesa al pronto soccorso con una frequenza cardiaca molto bassa, schizzata fino a 160 quando avrebbe provato a rialzarsi e camminare. Il tutto seguito da massicce emicranie e sporadiche perdite di coscienza.
«I VAMPIRI? SONO CORDIALI E PRIVI DI PREGIUDIZI». Anche se le abitudini dei 'veri vampiri' possono sembrare spaventose, Browning ha sottolineato che quelli che ha incontrato a New Orleans erano incredibilmente cordiali: «Dopo un po' di tempo mi sono sentito più a mio agio in loro compagnia di quanto non lo sarei stato seduto in un caffè. Per loro vale esattamente quello che succede ad altre categorie sociali emarginate. Sono più in sintonia con l'identità che si auto-assegnano e molto più consapevoli del mondo che li circonda».
Da parte dei vampiri, invece, nessuna discriminazione. Né di tipo razziale, né di tipo sessuale. La comunità che vive nel quartiere francese di New Orleans è composta prevalentemente da caucasici e, in misura minore, da latinos. La loro età varia tra i 18 e i 50 anni, presentano una pluralità di identità sessuali e religiose e sono divisi equamente tra uomini e donne.
«NON SONO OSSESSIONATI DA UN MITO». Al termine dei cinque anni di ricerca Browning ha sostenuto che la maggior parte dei vampiri incontrati sono, sotto tutti gli altri punti di vista, individui assolutamente normali per i canoni della società contemporanea. Hanno coniugi, amici e posti di lavoro. Molti di loro hanno anche dei figli, cui nascondono le loro abitudini. E se alcuni hanno scelto di vestirsi in stile gotico o di limare la propria dentatura, molti altri non hanno alcun marcatore fisico che indichi il loro vampirismo.
Non solo: la maggior parte dei vampiri conosciuti da Browning è risultata priva di vaste conoscenze sulle caratteristiche che la cultura popolare attribuisce tradizionalmente alla figura del vampiro. Un segnale del fatto, secondo il ricercatore, che i 'veri vampiri' non sono dei fanatici che hanno portato alle estreme conseguenze la loro ossessione per i racconti di fantasia. Piuttosto, si tratterebbe di persone normali, la cui routine non varia sensibilmente da quella degli altri.
Con una sola eccezione, s'intende, per quanto riguarda la bevanda preferita.

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