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FOCUS 13 Novembre Nov 2015 1706 13 novembre 2015

Dopo Expo: quante incognite sul parco tecnologico

Le strutture a "scadenza". Il nodo della bonifica. E la progettazione in alto mare. Tutti i dubbi sul progetto targato Renzi. Che potrebbe vedere la luce dopo il 2025.

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Di Expo, salutata come un grande successo italiano e modello da esportare praticamente ovunque (Roma in primis), una cosa è rimasta: le file.
No, non sono quelle chilometriche all'ingresso del Giappone, ma dei lavoratori o dei loro rappresentanti per ottenere l'accredito.
Sono infatti cominciati i lavori per smantellare padiglioni e cluster e la nuova forza lavoro deve ottenere il via libera.
VIA ALLO SMANTELLAMENTO. Al momento sono in azione solo mezzi leggeri, racconta a Lettera43.it chi ha accesso all'area. Quelli pesanti arriveranno tra un mese o due.
E così è partito - anche se più in sordina - un nuovo countdown verso il 26 giugno 2016. Entro quella data Expo Spa cederà il passo ad Arexpo, la società proprietaria dei terreni controllata con quota paritetica (34,67%) da Regione Lombardia e dal Comune di Milano, da Fondazione Fiera (27,6%, a sua volta era proprietaria dei terreni con la famiglia Cabassi e per questo in odore di conflitto di interessi), dal Comune di Rho e dalla città Metropolitana.

La tentazione del governo: entrare nella compagine

Visto che sull'area dovrebbe sorgere un nuovo parco tecnologico, il governo sta pensando di entrare nella compagine.
Non si è ancora capito se al posto di Fondazione Fiera o con un semplice aumento di capitale.
CACCIA AL COMMISSARIO. Altro nodo è individuare anche in questa fase un commissario ad hoc, una sorta di Sala-bis.
A insistere su questo punto è stato il governatore lombardo Roberto Maroni: «Per il dopo Expo», ha puntato i piedi, «voglio un super-manager. Avevo chiesto già mesi fa a Beppe Sala di continuare la sua esperienza per curare il dopo Expo e lui mi ha detto di avere altro in testa. Tanti auguri».
I programmi futuri di Sala ormai sono noti, visto che mira a conquistare «per amore di Milano» Palazzo Marino.
Ma i veri problemi sono altri.
AREXPO? «UNA SCATOLA VUOTA». Expo sta censendo e mappando le strutture in modo da consegnare il report ad Arexpo che, sempre stando a chi ha lavorato nella società, «al momento è simile a una scatola vuota, con zero dipendenti e non ha nulla in mano».
Per questo c'è chi ipotizza una fusione tra le due società che appianerebbe i contenziosi e faciliterebbe di molto i conti. Senza contare la forza lavoro licenziata che potrebbe essere riassorbita.
Al momento, però, si sa solo che la società dovrà pagare i 315 milioni di euro dei terreni garantiti da un pool di banche e risolvere l'annosa questione della bonifica: quei 5,4 milioni che sono lievitati a 72,5.
Ma al di là dell'aspetto economico, la bonifica dell'area (per l'inquinamento antecedente all'evento) è stata davvero completata?
IL NODO BONIFICHE. Alcuni rilievi dell'Arpa evidenziarono la presenza di amianto, zinco e metalli pesanti. Presenza più che comprensibile visto che sull'area sorgeva una raffineria.
I valori sono compatibili con un capus universitario o si deve procedere a una nuova operazione?
Tra i pochi a essere sicuri c'è proprio Sala. Circa le bonifiche, ha dichiarato, «quello che doveva essere fatto è stato fatto. Non è che ora ci debbano essere costi ulteriori».
Le vere bonifiche, ha aggiunto, «sono state per meno di 10 milioni di euro, il resto sono riporti di terra che una normativa che giudico un filo punitiva come quella lombarda ha fatto sì che dovessimo portare fuori molte terre come abbiamo fatto».
Anche se dati precisi e pubblici ancora mancano.

Il super parco tecnologico? Non vedrà la luce prima del 2025

Intanto, mentre il dismantling deve ancora entrare nel vivo, Renzi ha già annunciato investimenti per 1,5 miliardi di euro in 10 anni destinati al super polo tecnologico, battezzato Human Technopole (che suona meglio).
A ben vedere, non proprio una gran cifra visto l'obiettivo da raggiungere.
Come protagonisti, inoltre, il premier vorrebbe l'Istituto tecnologico di Genova, la Fondazione Mach di Trento e l'Isi di Torino. Dimenticando le eccellenze made in Milano: dal Politecnico alla Bicocca.
TRE ANNI PER LA PROGETTAZIONE. A sentire Renzi, poi, pare che il mega progetto sia cosa praticamente fatta. Quasi Sala avesse in mano le forbici per tagliare il nastro di inaugurazione.
Invece le cose non stanno proprio così. E non ce ne voglia il presidente di Arexpo Luciano Pilotti che si aspetta i primi cantieri nel 2017. E nemmeno Sala che si suppone possa fare leva sul progetto in campagna elettorale.
«Prima di 10 anni», spiega la fonte, «è difficile che si muova qualcosa. Considerando realisticamente che la progettazione impegnerà almeno tre anni».
A esprimere lo stesso dubbio è stato anche il rettore della Statale Gianluca Vago, il quale ha chiarito che «difficilmente prima del 2021» la nuova sede dell'università sarà pronta.
STRUTTURE PENSATE PER DURARE 10 ANNI. Qualcosa, è vero, resterà in dotazione ad Arexpo come il Media center, l'Air theatre, il Padiglione zero, la tenda del Decumano e i cluster.
Queste strutture, di cui ancora non si conosce il destino, hanno però una vita massima limitata.
«Sono stati progettati per essere a scadenza», rivela la fonte. «Dopo i 10 anni dovranno essere rimessi a norma o distrutti».
Come al solito, è il ragionamento, si è operato in 'emergenza'.
Bastava avere un piano per il dopo Expo parallelo a quello dell'esposizione, in modo da costruire edifici durevoli. Così si sarebbero ridotti i costi.
ADDIO SPONSORIZZAZIONI. Sempre il 26 giugno, poi, scadranno le sponsorizzazioni che hanno garantito per sei mesi energia elettrica, sicurezza anti-incendio e connessione internet.
A quel punto Arexpo dovrà decidere il da farsi: se ricontrattarle o scegliere altre vie.
Per fare un esempio, l'Albero della vita, una delle attrazioni principali dell'Esposizione, e certamente la più fotografata e postata, si è già 'seccato'. Non ci sono più né le luci né i meccanismi che ne garantivano la fioritura ogni cinque minuti per un totale di 1260 show al giorno. Diverso il discorso per il Padiglione Italia che è stato costruito per restare.
Insomma, a conti fatti, né Sala né Renzi potrebbero riuscire a tagliare il fatidico nastro.

Twitter @franzic76

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