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STORIA 15 Novembre Nov 2015 1321 15 novembre 2015

Massimiliano Natalucci, l'uomo sopravvissuto ad Heysel e Bataclan

Dalla strage allo stadio all'inferno parigino: per due volte s'è trovato sul luogo della tragedia, e per due volte ne è uscito vivo. Ecco la sua storia.

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Venerdì 13 novembre, pochi minuti prima dell'inferno parigino: a Bruxelles sono in campo le nazionali di Italia e Belgio.
Si fermano, ricordano la strage del 29 maggio 1985 all'Heysel, quando nell'omonimo stadio persero la vita 39 persone.
Sugli spalti, allora, sedeva un ragazzino di 15 anni, Massimiliano Natalucci. Era lì a tifare la sua Juventus, quando una semplice partita di calcio assunse i colori della tragedia.
La follia ultrà, i morti, i 600 feriti. Massimiliano ne uscì vivo.
USCITO INDENNE DAL BATACLAN. Oggi quel ragazzino di anni ne ha 45. Venerdì 13 novembre, mentre lo stadio di Bruxelles si fermava per ricordare, a Parigi andava in scena un'altra strage. E lui era presente, ancora una volta.
Massimiliano si trovava al Bataclan, 1.500 persone ad assistere al concerto degli Eagles of Death Metal. Poi l'irruzione dei terroristi, gli spari, i morti. Ottantanove alla fine.
Ma lui ne è uscito vivo, ancora una volta. «Ha avuto un terrorista a tre metri di distanza tutto il tempo fino a quando le teste di cuoio hanno fatto irruzione nel teatro e quindi sono riusciti a mettersi in salvo», ha raccontato il padre.
«AVRANNO SPARATO 5 MILA PROIETTILI». Massimiliano se l'è cavata con qualche escoriazione alla gamba. Peggio è andata alla sua amica Laura, che l'aveva accompagnato al concerto: «Ho un residuo di pallottola nella spalla destra che ha sanguinato parecchio», dice. «Erano due persone con le mitragliette, hanno sparato per 10 minuti ininterrottamente, avranno sparato 5 mila proiettili e io ne ho preso uno. Anche se si stava bassi, rasoterra, hanno sparato così tanto... Io per fortuna stavo sotto il palco e sono fuggita passando dietro le quinte, sfondando le uscite di sicurezza e passando sui tetti. Io e un'altra cinquantina di persone, quindi non abbiamo vissuto l'incubo di dentro. Siamo rimasti due ore in silenzio, poi le forze di sicurezza ci hanno tirati giù dal tetto».

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