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STRAGI 18 Novembre Nov 2015 1017 18 novembre 2015

Isis, perché il Belgio è diventato terreno fertile

A Molenbeek sorge la culla del terrorismo Ue. Le autorità però sono impotenti. Tra vincoli legali e caos amministrativo. Il ministro: «Non abbiamo controllo».

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La fabbrica dei jihadisti che fa stragi dell'Isis in Europa è un ghetto di 100 mila abitanti e 22 moschee, ad altissima densità di musulmani e a un quarto d'ora a piedi dalla grande piazza centrale di Bruxelles, nel cuore pulsante politico e amministrativo dell'Unione europea.
Il legame tra la banlieue belga Molenbeek e la jihad islamica è di lunga data, risale alle origini dell'Isis in al Qaeda e, da oltre un decennio, ha ramificazioni tra il Vecchio Continente e il Medio Oriente.
Ma le autorità, per quanto lo conoscano, faticano a contrastare il fenomeno. Colpa soprattutto di vincoli burocratici e legali e del caos amministrativo che contraddistingue la capitale.
UNA LUNGA STORIA DI ATTENTATI. Dal Belgio, e da queste strade ai bordi di Bruxelles, dove la disoccupazione giovanile rasenta il 40% e il 65% dei ragazzi di origine straniera non finisce gli studi, nel 2001 partirono due sicari del commando che, due giorni prima dell'11 settembre, uccise in Afghanistan lo stratega Massoud, nemico numero uno dei talebani.
Legami con Molenbeek sono stati poi sistematicamente trovati per le stragi di al Qaeda a Madrid nel 2004 (due attentatori vivevano lì) e l'attentato al Museo ebraico di Bruxelles nel maggio 2014. Per l'attacco al supermercato kosher di Parigi nel giorno dell'assalto alla redazione di Charlie Hebdo del 2015 (il terrorista Amedy Coulibaly aveva comprato le armi lì), il fallito attentato sul treno Parigi-Bruxelles dell'agosto scorso (il marocchino con il kalashnikov a bordo vi aveva trovato ospitalità). Infine per le stragi di Parigi del 13 novembre scorso che hanno fatto 129 morti e oltre 400 feriti.
STRAGI PROGETTATE IN BELGIO. Per gli investigatori, almeno tre dei sospettati degli attacchi simultanei vivevano in Belgio.
Belga sarebbe anche la mente dell'11 settembre francese e il capo della filiera belga Abdelhamid Abaaoud, che appare nei video inviati dal Califfato.
E belga, stando alle indiscrezioni dell'intelligence francese, sarebbe anche l'artificiere delle carneficine al Bataclan e allo stadio.

Oltre 800 foreign fighter belgi in Siria e Iraq

L'ultima connection di Molenbeek con le stragi di Parigi non sorprende.
Sorprende che, dopo i blitz in Belgio per gli attentati parigini a Charlie Hebdo e nel supermarket, le intelligence europee e le autorità di Bruxelles non siano riusciti a individuare né fermare il gruppo degli ultimi attacchi.
Proclamato il sedicente Stato islamico, nel luglio 2014, da subito il Belgio spiccò come il Paese europeo con più combattenti nell'Isis per numero di abitanti.
Secondo un rapporto dell'Onu di ottobre 2015, negli ultimi cinque anni sono stati arruolati 500 miliziani su 11 milioni di abitanti, oltre 300 dei quali in azione in Siria o di ritorno dai campi di battaglia del Medio Oriente.
RECORD DI MILIZIANI NELL'ISIS. Per Pieter Van Ostaeyen, tra i maggiori esperti di jihadismo belga, i combattenti dal Paese in Siria e in Iraq sarebbero oltre 800. Nel gennaio scorso in Belgio si è anche chiuso il primo grande processo per terrorismo, con la condanna di 46 foreign fighter di Sharia4Belgium: la rete jihadista più attiva in Europa (soprattutto su Internet) nel reclutamento di terroristi, fondata nel 2010 dal predicatore islamico Fouad Belkacem, con alle spalle una lunga lista di azioni criminali come furti e assalti.
Belkacem è tra i super ricercati, ma come gli altri affiliati del gruppo è stato processato in contumacia.
LA CACCIA ALL'UOMO. Abaaoud, invece, è il capo della cellula jihadista sgominata all'inizio del 2015 a Verviers, per il sindaco di Molenbeek controllata dal quartiere dei terroristi di Bruxelles. Avrebbe programmato l'attentato sventato sul treno alta velocità Thalys. E sarebbe anche amico d'infanzia di Salah Abdeslam, l'ottavo attentatore rimasto in vita delle stragi del 13 novembre, francese ma residente in Belgio, al centro ora di una caccia all'uomo.

A Molenbeek il distaccamento di al Baghdadi in Europa

Le forze dell'ordine hanno un quadro abbastanza definito del network jihadista e sospettano anche che, attraverso Belkacem e Abaaoud, a Molenbeek al Baghdadi abbia aperto un distaccamento Isis in Europa che risponde direttamente a lui per organizzare attentati.
Ma vincoli burocratici e legali bloccano le autorità belghe dall'azione tempestiva contro i terroristi interni.
Molti di loro, intanto, non sono irregolari o immigrati con fogli di soggiorno temporanei, ma residenti belgi figli di immigrati di prima e seconda generazione: non possono essere espulsi o privati dei passaporti, ma solo processati, e nel frattempo hanno il tempo di espatriare.
IL CAOS AMMINISTRATIVO. Il Belgio, inoltre, è un Paese piccolo ma linguisticamente e amministrativamente diviso tra fiamminghi e valloni: solo Bruxelles risponde a sei diversi dipartimenti della polizia e 19 municipi, «con approcci diversi tra sindaco e sindaco», ha dichiarato il ministro dell'Interno belga Jan Jambon, ammettendo di «non avere il controllo di Molenbeek».
Le dinamiche della radicalizzazione sono anche molto complesse. Emarginazione, povertà e devianza sociale sono un sostrato che ha un forte ruolo: il 20% dei residenti nel quartiere del “Belgistan” vive al di sotto della soglia della povertà e il Belgio è anche il Paese che ha dato i natali a Muriel Degauque.
KAMIKAZE BELGA CONTRO GLI USA. Muriel è la donna alcolizzata e tossicodipendente di origini europee che, nel 2005, convertita all'Islam dai compagni arabi, si fece esplodere contro gli americani in Iraq, da miliziana di al Zarqawi.
Come lei molti degli attentatori delle stragi di Parigi del 2015 hanno un passato da disadattati, in Francia e in Belgio, e vengono da famiglie spesso assenti o disagiate.
Ma il capo Abaaoud si è diplomato in una delle scuole superiori più prestigiose del Belgio, e uno dei fratelli del ricercato Abdeslam, inizialmente sospettato, è invece stato rilasciato perché ritenuto estraneo alle stragi.

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