Ferrara,Cav a Bologna? Fine sua parabola
SCENARIO 23 Novembre Nov 2015 1913 23 novembre 2015

Guerra all'Isis: pacifisti contro interventisti

Chi invoca le armi contro il Califfo e chi dice no a ogni guerra: una mappa.

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Interventisti (non si sa bene contro chi e con chi) e pacifisti convinti (o «pacifiniti» come si diletta a chiamarli il commander in chief del Carroccio Matteo Salvini).
L'ipotesi di una reazione bellica agli attacchi di Parigi spacca editorialisti, giornali, filosofi, commentatori sui social.
Un po' come alla vigilia della Grande guerra, di cui tra l'altro ricorre il centenario, con la differenza che ora non c'è un Piave. Non ci sono uniformi. E il nemico da abbattere nella maggioranza dei casi è nato in Europa, vive e si nasconde nelle periferie di Parigi, Bruxelles e delle nostre città.

Belpietro e Ferrara: armatevi e partite

Tra i guerrafondai convinti c'è la stampa di destra, con Libero in prima linea. Dietro all'interventismo muscolare di Salvini & Co.
Nonostante sempre a destra ci sia chi lo liquida come «destra da Bar dello Sport».
«Come Piscitelli rideva al caldo delle lenzuola all’idea di fare affari dopo il terremoto all’Aquila, così la destra da Bar Sport, davanti alle stragi islamiste si sente sciogliere l’acquolina in bocca. Pensa solo al pallottoliere elettorale», ha commentato Pietrangelo Buttafuoco.
Detto questo, fosse per Maurizio Belpietro, autore del titolo «Bastardi islamici», l'Italia avrebbe già dovuto armarsi e partire.
«SIAMO IN GUERRA: È ORA DI REAGIRE». «Di fronte a una guerra che non abbiamo dichiarato ma che stiamo subendo è ora di reagire», ha scritto il direttore nel suo editoriale. «Altro che porte aperte all'immigrazione clandestina. Siamo in guerra e à la guerre si va comme à la guerre. Quando lo capiremo? Speriamo presto. Inshallah».
Il fronte bellicista non poteva non vedere tra le proprie fila Giuliano Ferrara.
IL TEORICO DELLA GUERRA SANTA. Dopo la strage di Charlie Hebdo, si è fatto teorico della Guerra Santa. «Non è terrorismo è Guerra Santa islamica contro l’Occidente cristiano e giudaico», tuonò nel salotto di Michele Santoro dopo la strage di Charlie Hebdo. «Ma ancora non lo avete capito? Ma che devono fare ancora per farvelo capire? È Guerra Santa e se negate queste cose siete un banco di coglioni….».
E, a ridosso dell'attacco di Parigi, aveva ribadito il concetto: «Il terrorismo non esiste, i servizi possono poco, c'è una guerra religiosa e blasfema, ma blasfema per noi. Per loro è una guerra santa».
Per l'ex direttore de Il Foglio, è la civilità occidentale a essere «in decadenza». Siamo, in altre parole, «apostati del cristianesimo». La differenza tra «noi e loro» è che «loro di Dio ne hanno uno solo, di libro uno solo ed è chiarissimo nella prescrizione legale del dovere di ogni buon musulmano annientare chi non lo è».
«CI CONQUISTERANNO DOPO AVERCI FATTO A PEZZI». Per questo, ha preconizzato in pieno stile fallaciano: «Ci conquisteranno, dopo averci fatto a pezzi noi e il nostro politeismo dei valori, noi e il multiculti, noi e il meticciato, noi e le nostre pillole abortive (...) noi e la decristianizzazione spiritualistica che sputa sulla chiesta, sul clero, sulla curia, sui simboli della morale cattolica».

Henry-Lévy, Friedman, Battista, Galli della Loggia: la corazzata del Corsera

Anche il Corriere della Sera ha ospitato inviti più o meno espliciti alla guerra.
Il più recente a firma del filosofo francese Bernard-Henri Lévy che aveva già sposato la causa dei peshmerga curdi contro il Califfato. Il 23 novembre, in un editoriale, ha spiegato che «la pace a Parigi passa per la guerra a Mosul».
SERVONO I BOOTS ON THE GROUND. Pure per Alan Friedman la risposta alle bombe e alle fusillades jihadiste non è molto differente: «A mio avviso», ha scritto sempre sul Corsera il 17 novembre, «per combattere l’Isis ci vogliono boots on the ground, truppe di terra in Siria, Libia e Iraq, con una vera e propria task force internazionale che comprenda la Russia, l’Europa e gli Usa, e tanti altri Paesi».
Insomma, la soluzione è combattere.
Lo ha spiegato sulla stessa testrata anche Franco Venturini: «L’Italia si è tenuta fuori dal ginepraio siriano», ma sbaglierebbe ad adottare la stessa strategia in Iraq dove «esiste una maggior chiarezza strategica su chi è amico e chi è nemico. Nemico è il Califfato, nemiche sono le forze dell’Isis che minacciano Baghdad e controllano ingenti risorse petrolifere. Amica è la coalizione anti Isis guidata dagli americani (un comando che coordini è necessario)». Dunque si bombardi, anche per «una elementare applicazione dei nostri interessi nazionali tanto evocati e molto più raramente rispettati».
In una parola, quella di Pierluigi Battista: «Scusaci Oriana, avevi ragione».
LA COLLERA DELLA RAGIONE. Non esiste del resto una «collera della giustizia»? Si è chiesto Ernesto Galli della Loggia. «Non era forse giusto odiare i kapò nei campi di sterminio, i carnefici di Nanchino o gli organizzatori della carestia artificiale in Ucraina? E non si parla nella Bibbia di una collera di Dio contro i malvagi?». E se lo dice la Bibbia...
Il problema è che «da noi la parola guerra è diventata impronunicabile, un tabù semantico».
Persino Claudio Magris, in un intervento sul quotidiano di Via Solferino, ha parlato espressamente di «quarta guerra mondiale».
«La violenza va repressa con la violenza», è il ragionamento, «ma anche e sperabilmente esorcizzata con l'insegnamento del rispetto reciproco». È doveroso, secondo lo scrittore, «distinguere il fanatismo omicida dell'Isis dalla cultura islamica che ha dato capolavori di umanità. Ma abbiamo continuato ad ascoltare Beethoven e Wagner e a leggere Goethe e Kant anche quando la melma sanguinosa nazista stava sommergendo il mondo, però è stato necessario distruggere quella melma. Le pudibonde cautele rivelano un represso disprezzo razzista ossia la negazione della pari dignità e responsabilità delle culture camuffata da buonismo».

Cacciari e il bisogno di strategie

Massimo Cacciari.

Sfugge dai semplici incasellamenti Massimo Cacciari, nonostante abbia recentemente fatto un parziale coming out: «Francamente faccio il tifo per la Russia, a questo punto sarà sempre meglio Assad che l’Isis o no?», ha dichiarato il filosofo. E ancora: «Si esclude l'intervento militare? Ma allora non vedo proprio quale potrebbe essere una mossa risolutiva!».
PORGIAMO L'ALTRA GUANCIA? Del resto, ha continuato l'ex sindaco di Venezia in un'intervista a Intelligonews, «noi siamo quelli che hanno fatto le guerre - e che guerre! - a chi non ci aveva mai dichiarato nulla contro, ora che il sedicente Stato Islamico ci ha dichiarato guerra e avanza con bombe e milizie noi stiamo a guardare. Insomma abbiamo fatto guerra a chi non ce l’aveva dichiarata e porgiamo l’altra guancia a chi ce la dichiara. Me nemmeno papa Francesco farebbe così, dal momento che ha detto che darebbe un pugno a chi gli offende la mamma».
«CI SI ALLEI CON LA RUSSIA». A L'Unità ha poi precisato: «Faccio un discorso di realismo. Se uno mi dice che dobbiamo fare la guerra, rispondo: benissimo, e la facciamo con i droni? Spiegami, realisticamente, come la vuoi fare. Poi, certo che ci dev’essere anche un intervento militare, ma dev’essere chiaro l’obiettivo. La priorità è sconfiggere l’Isis? Allora l’alleanza è con la Russia, l’Iran e i curdi, vi va bene? In tal caso bisogna parlare con la Turchia, con l’Arabia Saudita e ovviamente anche con Putin, che nel frattempo abbiamo messo sotto embargo per la questione dell’Ucraina. Ma se non stabiliamo quali sono le priorità e qual è la strategia politica, è inutile blaterare di guerra».

I pacifisti, tra Strada e Francesco

Il fronte pacifista ha come portabandiera ufficiali Gino e Cecilia Strada di Emergency contro ogni guerra senza se e senza ma.
Tra i tanti distinguo, i silenzi e gli eccessivi sofismi, a parlare chiaro è stato pure papa Francesco (non se ne abbia Cacciari) che non solo ha condannato fermamente la strage di Parigi, ma anche la risposta francese: «Questo mondo non riconosce la strada della pace ma vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla», ha scandito il pontefice.
«CHI OPERA PER LA GUERRA È UN DELINQUENTE». Le persone che «operano per la guerra e fanno le guerre sono maledetti, sono delinquenti». Perché «una guerra si può “giustificare”, sia detto fra virgolette, con tante ragioni. Ma quando tutto il mondo, come è oggi, è in guerra, una guerra mondiale a pezzi, dappertutto, non c'è giustificazione».
Contrario all'intervento anche Roberto Saviano che in un commento sul New York Times ha spiegato come combattere l'Isis non significhi «combattere l'ennesima guerra il cui unico risultato sarebbe il rafforzanento dei gruppi estremisti e radicali», ma eliminare le fonti di finanziamento dei terroristi. «Se davvero vogliamo sconfiggere l'Isis dobbiamo fermarci a comprendere profondamente l'economia globale», ha spiegato su Fb lo scrittore.
MENTANA SU FACEBOOK. Contro la guerra ma non per «cieco» pacifismo anche Enrico Mentana che ha spiegato in un post su Facebook perché l'Italia dovrebbe dire di no a ogni intervento armato.
«Non si fa una guerra perché l'ha deciso la Francia, così come - con piena ragione - la Francia disse di no alla guerra in Iraq che volevano Bush e Blair», ha scritto il direttore del tg di La7. «Quando Parigi decise di bombardare le postazioni Isis in Siria, sette settimane prima degli attacchi di venerdì scorso, fu proprio Renzi a ricordare che l'Italia 'è contro blitz e strike' non concertati, e che bisognava evitare una Libia bis, cioè il capolavoro alla rovescia creato dai bombardamenti anti-Gheddafi attuati già allora dalla Francia. L'Isis fa riferimento ai bombardamenti francesi di queste settimane nella rivendicazione degli attacchi di venerdì».
«E allora: massima solidarietà a Parigi», ha messo in chiaro, «ma gli atti di guerra si decidono insieme, e non con la politica del fatto compiuto. E sia chiaro: non per paura o pacifismo cieco. C'è nella storia sempre un momento in cui la guerra si fa inevitabile, per i valori in cui si crede. Ma non quando e perché l'ha deciso un altro».

Tra i critici un posto lo trova anche Maurizio Crozza, comico à penser che nella sua copertina a Di Martedì ha spiegato come bombardare tutti non sia in fin dei conti una soluzione nuovissima. «Dopo l’11 settembre abbiamo bombardato e oggi nel mondo il terrorismo è più forte di prima». In soldoni: «Coi nostri bombardamenti sono stati uccisi 1 milione di civili iracheni, 220 mila civili afghani, 80 mila civili pachistani. Più che una guerra di civiltà per ora, è stata una riuscitissima guerra ai civili. E quella, secondo me, l’abbiamo già vinta. Ma sbaglio o adesso stiamo per rifare la stessa cosa?».

Lo scontro postumo: Oriana vs Tiziano

Oriana Fallaci e Tiziano Terzani.

E poi c'è lo scontro ideologico postumo. Già perché se da un lato la sempreverde Oriana Fallaci è usata e abusata - con le sue profezie - come bandiera dai belligeranti, dall'altra parte è stato rispolverato Tiziano Terzani, forse l'unico in gradi di disinnescare rabbia e orgoglio.
QUELLA PROFEZIA... E così allo spettro dell'Eurabia obbediente a quel «Mein Kampf chiamato Corano» preconizzato dalla toscana, Terzani replicava nel 2011: «Pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c' è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmen questa. Quel che ci sta succedendo è nuovo».
E ancora: «Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. È una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d' aver davanti prima dell'11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilità di nulla, tanto meno all' inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta».

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