Davide Tabarelli 151125164242
INTERVISTA 25 Novembre Nov 2015 1349 25 novembre 2015

Davide Tabarelli: «Russia? Vi spiego il Risiko del gas»

L'Ue ha le riserve piene. Ma Kiev resta una incognita. Il n.1 di Nomisma Energia: «Abbiamo un'autonomia di 20-30 giorni». E su Putin: «Il suo obiettivo è la Nato».

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Dalla guerra del cielo a quella del gas il passo è breve, brevissimo. Soprattutto quando si parla di Russia.
I fatti parlano da soli.
Gazprom, colosso energetico statale russo, ha infatti interrotto le forniture di gas all'Ucraina finché «non arriveranno nuovi pre-pagamenti», ha reso noto l'ad Alexiei Miller.
Kiev dal canto suo ha vietato a Naftogaz, la società energetica statale ucraina, di acquistare gas russo, perché «troppo caro». E chiuso lo spazio aereo a tutte le compagnie russe.
BRACCIO DI FERRO MOSCA-KIEV. Un braccio di ferro che potrebbe danneggiare l'Europa. Come ha messo in guardia lo stesso Miller: «La rinuncia da parte di Kiev di acquistare il gas russo», ha dichiarato, «crea seri rischi per il transito affidabile del gas in Europa attraverso il territorio ucraino e anche per la fornitura di gas ai consumatori ucraini per il prossimo inverno». Una minaccia che però l'Ue ha bollato come «propaganda», visto che le riserve di gas europee sono «piene a oltre l'81%».
Ma cosa c'entra l'abbattimento di un jet russo da parte della Turchia con le tensioni tra Mosca e Kiev?
LE RITORSIONI DELLA RUSSIA. «La decisione di Mosca è stata presa quasi sicuramente come retaliation (ritorsione) nei confronti delle azioni compiute nelle ultime giornate a suo danno», spiega a Lettera43.it Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.
«Miltarmente è stato abbattuto un jet dalla Turchia, e quindi di fatto dalla Nato visto che la Turchia è membro della Nato».
Inoltre, è in corso una guerra tra Russia e Ucraina. «E quest'ultima ha dietro di sé il supporto più o meno diretto dell'Alleanza atlantica».
I BLACK-OUT IN CRIMEA. Non solo: «Negli ultimi giorni si sono verificati problemi energetici in Crimea», aggiunge Tabarelli.
Il 23 novembre, infatti, la penisola è rimasta totalmente al buio, messa in ginocchio da un sabotaggio alle linee elettriche nella vicina Ucraina da cui, nonostante l'annessione alla Russia, ancora importa quasi tutta l'energia di cui ha bisogno.

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.

DOMANDA. Quindi non si tratta di pagamenti non effettuati...
RISPOSTA. Siamo di fronte al moltiplicarsi di tensioni a sfondo energetico, economico e strategico-militare. E poi si sa da una vita che l'Ucraina non ha soldi. Come accade sempre, se il debitore è considerato 'buono' allora il debito viene rinnovato, in caso contrario il creditore applica le condizioni contrattuali: non paghi, non ti consegno più gas.
D. Nel 2014 l'Europa ha importato dalla Russia 146,6 miliardi di metri cubi di gas, circa il 30% del suo fabbisogno. Corriamo dei rischi?
R. Per il momento no, la situazione è tranquillizzante: le scorte ci sono e veniamo da un inizio inverno molto mite. E poi, fortuna o sfortuna vuole, la crisi è pesante e quindi non abbiamo grossi consumi.
D. Ma a lungo termine?
R. Se questa situazione continuasse e, soprattutto, se l'Ucraina dovesse sottrarre il gas che transita verso l'Europa allora comincerebbero a esserci dei problemi nell'arco di 20-30 giorni.
D. Quanto gas passa per Kiev?
R. Il 12-13% di tutto il gas consumato in Europa. E in un periodo di forte consumo come l'inverno questo potrebbe creare problemi.
D. Su quali altri fornitori possiamo contare?
R. In Nord Africa Algeria e Libia, un Paese disastrato che paradossalmente ha continuato a esportare.
D. Quanto gas importiamo dall'ex Jamahiriya?
R. Circa 6 miliardi di metri cubi all'anno.
D. Dall'Algeria invece l'Ue importa il 6% del gas, l'Italia l'11%.
R. Tra l'altro abbiamo ridotto i volumi per problemi contrattuali (nel 2013 l'Italia importava il 20% ndr), ma potrebbero tranquillamente essere aumentati di nuovo.
D. Dal Nord Europa ci arrivano invece più di 11 miliardi di metri cubi.
R. Dall'Olanda e dalla Norvegia il gas arriva in Italia attraverso il passo Gries. Ma in Olanda c'è l'incognita del giacimento di Groningen dove l'attività microsismica ha limitato la produzione. Invece, stiamo importando molto dal Qatar...
D. Quanto?
R. Dai 5 ai 6 miliardi di metri cubi, circa il 10% dei nostri consumi.
D. C'è il rischio che dal Qatar si importi anche gas estratto dal Califfato?
R. Il Qatar non finanzia l'Isis. Ma va detto che da tutto il Medio Oriente una quantità di ricchezza nell'ordine di trilioni di dollari l'anno viene trasferita nel Paese per le vendite di gas e petrolio. È ovvio che per quanto si controlli, c'è il rischio che qualche briciola possa finire a gruppi estremisti e finanziare attività criminose.
D. E per quanto riguarda la produzione nazionale?
R. Si attesta sui 6 miliardi di metri cubi, ma potremmo radoppiarla se non ci fosse l'opposizione dei comitati no-trivelle.
D. E le energie rinnovabili?
R. Stiamo facendo un grande sforzo sulle fonti rinnovabili e vediamo già qualche effetto positivo: risparmiamo dai 2 ai 3 miliardi di metri cubi all'anno, il 5% dei consumi totali.
D. Cosa potremmo fare di più?
R. Dovremmo aumentare la produzione nazionale, lavorare ancora sull'efficienza energetica e poi fare politica.
D. In che senso?
R. Fare in maniera di essere più forti politicamente.
D. Il fatto che Eni controlli pipeline e gasdotti può aiutare la nostra indipendenza energetica?
R. Certamente. Purtroppo però veniamo da 15-20 anni in cui nel nostro Paese la politica energetica è stata dominata dalla finanza, dalle esigenze di investitori e azionisti.
D. Cosa intende?
R. Separare societariamente il gruppo, cosa che è stata fatta con la Snam, una eccellenza italiana visto che è la prima società al mondo per trasporto gas. E ora stanno staccando anche la Saipem.
D. Tutti 'pezzi' tolti all'Eni...
R. Sì, che da una parte questo va ad aumentare l'efficienza a breve termine di carattere finanziario. Ma dall'altra riduce l'importanza strategica della società. In altre parole, se Eni era uno strumento che faceva politica estera, ora lo è un po' meno.
D. Anche la Turchia, come l'Italia, dipende di fatto dalla Russia, da cui importa il 60% del gas.
R. Il consumo sta crescendo velocemente. Si tratta di un Paese giovane che vive un boom simile a quello italiano degli Anni 50. Per questo ha bisogno di energia. Non a caso sta costruendo nuove centrali nucleari. Attorno alla Turchia ci sono poi grandi riserve di gas senza dover passare dalla Russia, nel Caspio per esempio. Senza dimenticare l'Iran che sta tornando sul mercato internazionale.
D. E che ne sarà del gasdotto Turkish Stream che dovrebbe portare il gas russo in Europa passando dal Mar Nero e dall'Anatolia?
R. Per il momento il progetto rimarrà sulla carta. La Russia però ha bisogno di esportare quanto noi di importare, forse anche di più. E quindi credo che alla fine la costruzione del Turkish Stream sarà solo ritardata.

Twitter @franzic76

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