LA STORIA 29 Novembre Nov 2015 1500 29 novembre 2015

Birra Ebers, una storia di eccellenza meridionale

Agronomo pugliese, Solimando ha creato la birra Ebers. Premiata in Belgio. Burocrazia, accise, controlli: «In Italia è una giungla, ma se l'idea è valida...».

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La sua Hopsfall 2015 si è appena aggiudicata la medaglia d'oro al Bruxelles Beer Challenge.
Ma Michele Solimando, 42 anni, titolare del birrificio Ebers, preferisce non parlare di «successo». Per quello, dice a Lettera43.it sorridendo, «sentiamoci tra qualche anno. Per ora il prodotto piace poi vedremo».
La storia di Solimando è una storia del Sud. Lo stesso Sud che si respira nelle sue birre artigianali.
Una storia di cocciutaggine, pazienza e passione.
LA LAUREA IN AGRARIA. Tra i cereali del resto lui ci è nato. «Vengo da una famiglia di agricoltori del Foggiano», racconta. «Poi ho avuto la fortuna di laurearmi in Agraria e di frequentare per un paio d'anni, per la tesi sperimentale, il centro di ricerche Barilla».
I campi di grano, avena e orzo della sua infanzia si sono così trasformati in oggetto di studio scientifico. Con un obiettivo: avviare una sua attività agricola.
Poi è arrivato l'incontro con le bionde. E non le ha più lasciate.
IL PRIMO KIT BREWER. A pochi anni dalla laurea, cominciò a produrre birra con un kit brewer: «Compravo l'estratto di malto già fatto, solo da fermentare».
E lì gli venne l'idea: «E se fosse questa l'attività da aprire?».
Alla base c'era comunque il prodotto agricolo. Per non parlare del «profumo di cereali», una specie di madeleine proustiana per Solimando.
Ma la decisione di fare della birra una professione arrivò assaggiando una belga: «Lessi gli ingredienti: grano, orzo, avena. Gli stessi che stava coltivando la mia famiglia. Un segnale».
E così cominciò a guardarsi intorno e a informarsi.
L'ILLUMINAZIONE NELLE LANGHE. «Durante un viaggio dedicato al Barolo conobbi il birraio Teo Musso di Piozzo, piccolo paesino delle Langhe», ricorda. «L'orzo che utilizza lo coltiva in Basilicata, a un passo da casa mia».
A quel punto a Solimando non occorrevano altre conferme: doveva solo cominciare.
Ma birrai non ci si improvvisa: «Ho letto molti libri, frequento tuttora il Centro di ricerche sulla birra dell'università di Perugia - il Cerb - e l'accademia di Monaco», sottolinea, consapevole della necessità di una formazione teorica e pratica.
Come maestro non poteva che eleggere Luigi Serpe, un chimico napoletano che si occupa di birra artigianale dal 1999. Un precursore in Italia e, per di più, del suo Sud.

Burocrazia, accise, regole: la giungla delle imprese italiane

Michele Solimando.

Quando ha capito che i tempi erano maturi per il mercato, Solimando si è messo in società con l'amico e agronomo Luigi Nardella.
Ed è partita l'avventura con un capitale iniziale.
«Non abbiamo usato cofinanziamenti né finanziamenti pubblici», precisa, perché la burocrazia avrebbe assorbito le loro forze più del lavoro stesso.
L'INCONTRO CON L'AGENZIA DELLE DOGANE. Non che non ci abbiano provato. «Stesi personalmente il progetto, lo presentammo», racconta. «Ma il primo impatto con lo Stato lo abbiamo avuto con l'Agenzia delle Dogane». E lì sono cominciate le grane: «Per una fesseria ci hanno fatto slittare l'avvio della produzione di due mesi e mezzo: da febbraio a metà aprile».
Nulla di grave, si potrebbe pensare. E invece non è così: «Se hai il prodotto pronto solo ai primi di luglio», spiega Solimando, «non riesci a venderlo: tutti gli ordini sono già stati fatti e sei escluso dal mercato». Insomma, per un cavillo hanno perso un anno di guadagno.
I giovani produttori si sono poi scornati con un altro demone burocratico: le accise.
QUELLA «TANGENTE» ALLO STATO. «Sono una tangente bella e buona», alza la voce, «per la nostra produzione e i nostri prezzi, non è una cifra insormontabile. Il vero problema sono le modalità con cui te la impongono».
Per essere chiari l'accisa è una tassa che i birrai pagano sulla quantità prodotta: 3,04 centesimi per ettolitro e per grado-plato (il grado zuccherino della birra prima della fermentazione, ndr).
E la birra, vale la pena ricordarlo, è l'unica bevanda da tavolo a essere sottoposta a questo regime.
Ma l'aspetto peggiore, per Solimando, sono i controlli e la giungla di norme.
«IL PUBBLICO DOVREBBE TUTELARCI». Per tutelare e aiutare la piccola impresa - promessa cronica della politica - basterebbe semplificare il sistema. Invece l'impressione è che lo si voglia complicare.
«Anche le norme fiscali per gli alimentari non sono chiare», continua Solimando, «tutto dipende dall'interpretazione degli uffici provinciali. Per cui se davanti a una sanzione mi difendo dicendo che a Bologna o a Udine le cose stanno diversamente, la risposta che mi danno è: 'Fatti loro, noi siamo a Foggia'».
E lo stesso si può dire per le Asl: «Dovrei trovare negli uffici un mio consulente, e non assumere un consulente per difendermi. Il pubblico dovrebbe essere al servizio del privato e non viceversa...».

«Ai giovani pugliesi dico: andate all'estero ma poi tornate»

Michele Solimando nell'aranceto.

Al di là delle difficoltà burocratiche, Solimando è soddisfatto.
La sua attività è ancora piccola: ci lavorano in quattro, di cui due collaboratori.
«Ma le potenzialità e le prospettive di crescere ci sono», ammette orgoglioso.
Ed è orgoglioso anche di aver creato la sua attività qui, a casa, in Puglia.
50% DEL MALTO DALL'ORZO PUGLIESE. «La birra», spiega, «non è una produzione a chilometro zero. Malto, luppolo e lievito arrivano dall'estero dove ci sono produzioni storiche. Sono specialità che in Italia non si trovano». Così come gli stili storici di cui il nostro Paese è (ancora) privo.
Nella Ebers, però, più del 50% del malto è estratto dall'orzo pugliese. E Solimando ha messo in piedi un luppoleto alla tedesca che sarà pronto il prossimo anno.
Ma ci sono altri sapori del Sud nel suo boccale.
I PROFUMI DEL GARGANO. «Prendiamo la Blanche», continua, «fatta con malto, orzo, grano, coriandolo e scorza d'arancia. Noi quest'ultima non la acquistiamo essiccata, ma fresca da piccoli produttori del Gargano, tra Vico e Rodi». E il grano è il Senatore Cappelli coltivato nel Tavoliere.
Oppure la Nera di Troja, affinata in una botte che ha contenuto un'altra eccellenza pugliese, il Nero di Troia: «La birra in barrique in questo caso assorbe tutto il profumo del legno e del vino».
Il legame con la terra insomma è centrale. Ed è questo il messaggio che Solimando lancia ai giovani del Mezzogiorno, afflitti da una disoccupazione che solo in Puglia supera il 40%, e che sono costretti a lasciare casa per l'estero o il Nord Italia.
IDEE VALIDE E CAPARBIETÀ. «Io rifiutai l'offerta di trasferirmi a Parma da Barilla», confessa. «Per cui ai ragazzi dico di farsi un'esperienza all'estero: è fondamentale. Ma l'importante è ritornare, con un nuovo bagaglio culturale».
Nessuno sostiene che sia facile, anzi. «Servono idee valide, caparbietà nell'inseguire i propri sogni», conclude Solimando, «e soprattutto sapere aspettare i risultati. Perché questo territorio può ancora offrire tanto».

Twitter: @franzic76

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