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INTERVISTA 3 Dicembre Dic 2015 1631 03 dicembre 2015

Greggio Isis, Scaroni sul ruolo della Turchia

Milioni di litri di petrolio passano ogni giorno la frontiera turca. Lì sono venduti e raffinati. Per questo è «impossibile che il regime lo ignori». Scaroni a L43.

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Se la Russia attacca, la Turchia risponde.
Dopo le prime prove mostrate dal ministero della Difesa russo circa il traffico di petrolio tra Isis e Ankara, Recep Tayyip Erdogan ha rilanciato.
«Abbiamo le dimostrazioni del coinvolgimento russo nel commercio del petrolio del Califfato e cominceremo a rivelarle al mondo», ha minacciato il presidente turco, citando in particolare il presunto ruolo nel traffico di petrolio con il sedicente Stato islamico dell'imprenditore siriano George Haswani, «titolare di un passaporto russo».
Non una novità, visto che Haswani e la sua Hesco Engineering & Construction, con sede a Londra, sono stati colpiti il 25 novembre dalle sanzioni del dipartimento del Tesoro Usa e lo scorso anno dalle sanzioni dell'Ue.
I TRAFFICI TRA ISIS E DAMASCO. Come non sono una novità i sospetti circa il traffico di greggio tra gli jihadisti e i miliziani di Al Nusra e Damasco. Secondo gli attivisti siriani, come sottolineato nel report datato agosto 2014 del think tank Brookings institute, il regime di Assad - appoggiato dalla Russia - avrebbe chiuso un occhio sulle basi delle organizzazioni terroristiche in cambio di approvigionamenti.
Uno scaricabarile, è il caso di dire, che però non cancella un'evidenza: il coinvolgimento della Turchia e, in seconda battuta, del governo di Ankara.
«Le accuse di Mosca a Erdogan, figlio e genero sono tutte da dimostrare», spiega a Lettera43.it l'ex ad Eni Paolo Scaroni, «ma sul fatto che la Turchia chiuda un occhio su migliaia e migliaia di barili di petrolio che ogni giorno passano la frontiera con la Siria e che sono raffinati negli stabilimenti turchi non c'è minimo dubbio. E non da oggi».

Paolo Scaroni, ex ad Enel ed Eni.

DOMANDA. La Turchia è l'unica responsabile?
RISPOSTA. Ankara ha un esercito numeroso. Potrebbe stoppare ogni traffico se solo lo volesse. Se non lo fa allora viene il sospetto che non lo voglia fare.
D. Però non è l'unica a fare affari con l'Isis. Anche Damasco è accusata di acquistare petrolio dal Califfato attraverso mediatori con passaporto russo.
R. Lei parla di persone, io di trasporto fisico. Non è che decine di migliaia di barili possano attraversare la frontiera ogni giorno senza che ci siano delle connivenze.
D. Di quali quantità stiamo parlando?
R. Non si sa con esattezza: alcuni dicono 10 mila, altri 25 mila e altri ancora 50 mila barili al giorno. Per dare l'idea, un barile equivale a 160 litri circa, 10 mila barili a 1 milione e 600 mila litri. Mi pare impossibile che tali quantità entrino dalla Siria in Turchia senza almeno un occhio chiuso del governo di Ankara.
D. Il trasporto avviene solo via gomma?
R. Sia con le autocisterne sia attraverso tubi di fortuna installati sotto il confine.
D. Come?
R. Il camion arriva a qualche km dalla frontiera turca, pompa il greggio sottoterra nelle tubature che sbucano nei paesini turchi al di là dal confine.
D. Questo significa che il traffico coinvolge molti attori...
R. Sono centinaia le persone coinvolte: dai camionisti, a chi riceve il petrolio, fino a chi lo controlla.
D. E i funzionari che chiudono più di un occhio...
R. Si tratta di un traffico enorme. Il funzionario che chiude un occhio non lo fa mettendosi d'accordo con due amici per intascarsi una mancia, ma dietro un preciso ordine dall'alto.
D. Una volta arrivato in Turchia che fine fa il greggio?
R. La gran parte dei barili viene venduta sottoprezzo rispetto alle quotazioni di mercato. Un'altra parte viene raffinata sempre nel Paese e venduta sotto forma di prodotti petroliferi come benzina e gasolio.
D. Anche grazie a broker e a società 'pulite' che operano nell'area.
R. Che il mediatore sia russo, siriano o inglese è irrilevante. Resta il fatto che tutto questo non potrebbe avvenire se il governo turco sorvegliasse le frontiere e vietasse l'ingresso di petrolio di contrabbando che viene venduto e raffinato nel Paese.
D. Quindi è anche grazie ad Ankara se il greggio dell'Isis è esportabile.
R. Diciamo che scompare nel grande flusso dei prodotti petroliferi che ci sono in Europa. Il petrolio non ha un collarino: una volta mischiato con altro greggio 'legittimo' o raffinato è impossibile distinguerlo.
D. Vale anche per il petrolio che arriva nello hub di Mellitah, in Libia?
R. No, in Libia non c'è petrolio che vagola.
D. Le connivenze tra Ankara e Califfato non sono una novità. Eppure il Pentagono e la Nato difendono l'alleato turco...
R. Che Ankara sia coinvolta è evidente. Lo sanno anche al dipartimento di Stato Usa.
D. Però nessuno ha mosso un dito.
R. La Francia in passato aveva sollevato raccomandazioni alla Turchia perché rendesse le frontiere meno permeabili.
D. In entrambe le direzioni.
R. Sì, perché se dall'Iraq e dalla Siria entra il petrolio, dalla Turchia passano foreign fighters e materiale bellico.

Twitter: @franzic76

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