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DIRETTIVA
4 Dicembre Dic 2015 1719 04 dicembre 2015

Pnr, come funziona la direttiva Ue sui controlli in volo

Tutti i passeggeri sui voli intra-Ue saranno schedati. E i dati criptati per 5 anni. La risposta europea al terrorismo fa discutere. La deputata Veld: «Diritti violati».

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da Bruxelles

Il voto sul Pnr dovrebbe tenersi il 15 dicembre.

Bastano tre lettere per combattere il terrorismo? A Bruxelles sono convinti di sì: Pnr, il Registro che prevede la registrazione dei dati dei passeggeri su tutti i voli intraeuropei compresi i charter, è la panacea di tutti i mali, almeno a giudicare dalle volte che è stato nominato come una delle misure più importanti e necessarie per affrontare la minaccia terroristica e la criminalità transnazionale.
Così il 4 dicembre ad annunciare che è stato raggiunto un accordo dai ministri degli interni europei sul Pnr è stato il commissario europeo per gli Affari interni, Dimitris Avramopoulos. Lo stesso che già il 18 novembre, all'indomani degli attacchi di Parigi aveva lanciato l'allarme: «Consiglio e Parlamento Ue sanno che sul Pnr non c'è tempo da perdere, è di cruciale importanza finire il lavoro prima della fine di quest'anno».
IL PRESSING DI HOLLANDE. Da anni le istituzioni europee stavano infatti cercando di approvare una direttiva per un Pnr comunitario, ma senza grandi risultati: troppi dubbi e timori su una possibile violazione del diritto alla privacy sono stati espressi non solo da una parte degli europarlamentari (Gue, Verdi, Efdd, alcuni socialisti e liberali), ma da numerosi Stati membri, come per esempio la Francia, che per anni ha voluto difendere i diritti dei cittadini.
Ma è proprio il presidente francese François Hollande che dopo le stragi di Parigi ha messo la sicurezza davanti a tutto e ha espresso la necessità di creare un database comunitario al più presto.
Terrore e paura hanno così dato un'accelerata senza precedenti al processo legislativo, che il 4 dicembre è finito sul tavolo del Consiglio Affari interni dell'Ue: «Abbiamo appena concluso un accordo sulla direttiva Pnr, che si concluderà il 15 dicembre», ha detto il ministro Angelino Alfano.
SI VOTA IL 15 DICEMBRE? È proprio in quella data che, molto probabilmente, il parlamento sarà chiamato ad esprimersi durante la sessione plenaria di Strasburgo per siglare definitivamente l'accordo e approvare la direttiva.
Ma sino ad allora ci sono ancora alcuni ostacoli da superare.
Prima di tutto il voto della Commissione europarlamentare per le Libertà civili (Libe) responsabile del dossier, che dovrà esprimersi il 10 dicembre.
Il conservatore britannico Timothy Kirkhope, relatore della Libe, e incaricato di negoziare la posizione del Parlamento con la Commissione e il Consiglio ha annunciato che «la soluzione è vicina».
RACCOLTA SISTEMATICA DEI DATI. Ma in cosa consiste esattamente la misura anti-terrorismo che sta facendo discutere così tanto i politici europei?
Si tratta di una misura che richiede la raccolta sistematica, l'uso e la conservazione dei dati sui passeggeri dei voli internazionali che partono o arrivano in un Paese Ue.
Oltre 19 tipi di informazioni potranno essere registrate: nome, indirizzo, numero di telefono, dati della carta di credito, itinerario di viaggio, biglietti, numero di posto assegnato, bagagli.
Rendendo così l'identificazione di potenziali sospetti più facile.

L'eurodeputata olandese Veld: «I cittadini perdono la libertà»

L'eurodeputata olandese Sophie in 't Veld.

A presentare una proposta di direttiva sull'uso dei dati Pnr è stata nel febbraio 2011 la Commissione europea che però ha lasciato “aperto” un punto ancora oggi fonte di discussione, ovvero determinare se le nuove norme debbano essere circoscritte alla raccolta dei dati Pnr per i voli da e verso i paesi terzi o se debbano disciplinare anche i voli interni all'Ue.
La prima prima proposta sull'utilizzo del Pnr a livello Ue è stata però respinta nel 2013 a causa della preoccupazione espressa dai deputati europei sulla conformità del sistema con i diritti fondamentali.
In una risoluzione sulle misure antiterrorismo adottata l'11 febbraio 2015, gli eurodeputati si sono così impegnati a presentare una direttiva entro la fine dell'anno. Il 26 febbraio la Libe ha discusso un nuovo progetto di testo sul Pnr redatto dal relatore Kirkhope.
«GARANZIE PER LA PRIVACY». Il 15 luglio il testo è stato adottato dalla commissione parlamentare che ha anche voluto inserire una serie di garanzie per la protezione dei dati al fine di assicurare «la legittimità di qualsiasi archiviazione, analisi, trasferimento o utilizzo dei dati Pnr».
Questi dati devono essere infatti usati solo per prevenire, individuare, indagare e perseguire gli atti di terrorismo e la criminalità transnazionale.
Ma nonostante i passi avanti e la rassicurazioni il Parlamento ha più volte incoraggiato il Consiglio a compiere progressi sul pacchetto legislativo di protezione dei dati in modo che il confronto si potesse svolgere di pari passo con quello sul Pnr. Insomma alzare il livello di sicurezza e controlli ma garantire anche la libertà dei cittadini.
Eppure sinora è solo il Pnr a essere stato preso in considerazione.
RESTANO DIVERGENZE. Da quando il dossier è stato sbloccato, per giungere a una soluzione di compromesso sono stati avviati i negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione. Cinque i triloghi fatti sinora, l'ultimo il 2 dicembre.
Sul tavolo, ha spiegato il parlamentare Kirkhope, rimane ancora una «questione molto delicata», ovvero il periodo di conservazione dei dati personali nel registro Pnr. «Ci sono divergenze enormi tra le tre istituzioni Ue», ha sottolineato.
Nella proposta la Commissione Ue aveva scritto che questo periodo doveva essere di 5 anni, il Parlamento invece chiedeva 30 giorni, il margine di compromesso era quindi molto ampio. Il Consiglio è stato finora determinato a mantenere almeno un periodo di 12 mesi, «per noi inaccettabili perché non sono proporzionali», ha spiegato l'europarlamentare britannico.
IL CONTENTINO AL PARLAMENTO. Dopo l'ennesimo incontro le distanze si sono accorciate e il compromesso è stato raggiunto, per ora solo dai 28 ministri degli Affari interni, ovvero come ha specificato Alfano «dai governi europei, non dalle isituzioni Ue»: i dati saranno «in chiaro» per sei mesi e «resteranno accessibili» anche se criptati per i quattro anni mezzo successivi.
In pratica l'intento è quello di accontentare il parlamento lasciando solo per sei mesi la visibilità dei dati in chiaro, dati che però in seguito non saranno cancellati come chiedeva la Libe, ma rimarrano criptati per altri quattro anni e mezzo, raggiungendo così il tempo di conservazione di 5 anni, che aveva deciso sin dall'inizio l'esecutivo Ue.
MENO SICUREZZA E MENO DIRITTI. Un compromesso che molti europarlamentari considerano al ribasso. Ma non è solo una questione di diritto all'oblio o di tempi a non convincere alcuni parlamentari della commissione Libe: «L'accordo raggiunto è molto deludente», ha commentato l'eurodeputata liberale olandese Sophie in 't Veld, che ha parlato di «servizi di sicurezza nazionali più attaccati alla sovranità nazionale che alla sicurezza».
Il riferimento è al fatto che, al di là di avere un Pnr comunitario o meno, gli Stati membri continuano a rifiutare la condivisione delle informazioni, «così non si ottiene una maggiore sicurezza, e allo stesso tempo si perdono libertà è diritti. Non certo una situazione win-win»», ha denunciato Sophie in 't Veld.
Insomma, come ha sottolineato più volte la Libe, quando si tratta di sicurezza e difesa ognuno fa per sè e custodisce gelosamente i propri dati. I servizi di intelligence sono ancora controllati a livello nazionale e sinora non hanno dimostrato una grande capacità di condivisione delle informazioni.

Dalla Francia alla Svezia: i Paesi che stanno implementando il sistema

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano.

A livello europeo, nel 2011, quando la direttiva sul registro dei dati è stata proposta dalla Commissione Ue, solo il Regno Unito aveva un sistema di raccolta dei dati in linea col Pnr.
Oggi altri Paesi come Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Repubbliche baltiche, Finlandia, Svezia, Romania, Bulgaria, Austria, Ungheria e Slovenia hanno ottenuto un finanziamento dalla Ue e stanno implementando il sistema.
Gli altri Paesi, Italia compresa, non hanno ricevuto fondi e per ora non hanno attivato nessun tipo di sperimentazione.
Il Belgio ha dichiarato di volere un sistema di Pnr nazionale entro l'anno.
LA COMUNICAZIONE DELLE COMPAGNIE AEREE. Per capire di cosa si tratta bisogna quindi guardare il sistema Pnr che oggi esiste già tra Ue e Usa, tra Ue e Australia.
L'accordo tra Ue e Stati Uniti in particolare, sottoscritto nel 2007, prevede che le compagnie aeree trasferiscano i dati utilizzando solo un metodo «push», una volta soddisfatti tutti i necessari requisiti tecnici.
Lo stesso metodo dovrebbe essere usato nel Pnr comunitario, nel senso che gli Stati membri non avranno accesso diretto ai sistemi informatici delle compagnie aeree, ma saranno queste ultime a comunicarli.
Inoltre i dati Pnr possono essere trasferiti solo dagli Stati membri ai Paesi terzi in circostanze molto limitate e solo caso per caso.
MONITORAGGIO NAZIONALE. I dati Pnr sarebbero trasmessi dai database delle compagnie aeree a un'unica unità designata - la Passenger Information Unit (Piu) - dello Stato membro in cui il volo internazionale arriva o parte.
La Piu sarebbe incaricata di raccogliere i dati, di memorizzarli, analizzarli e fornire i risultati delle analisi alle autorità competenti (ogni Stato membro dovrebbe prima approvare un elenco delle autorità competenti deputate a chiedere o ricevere dati Pnr o il risultato del trattamento dei dati Pnr fatti dalla Piu).
L'obiettivo è quello di avere un'autorità di controllo nazionale indipendente, che avrebbe il compito di consigliare e monitorare l'uso dei dati Pnr.

Il Garante Ue per la privacy: «Schedare tutti i passeggeri? Poco efficace»

Il nuovo garante europeo per la protezione dei dai personali, Giovanni Buttarelli.

Gli Stati membri dovrebbero inoltre condividere, dove necessario, le allerte evidenziate dal trattamento dei dati Pnr, per prevenire, individuare, indagare e perseguire i reati di terrorismo o reati gravi (ad esempio traffico di esseri umani, il traffico di droga, o la pornografia infantile).
Gli Stati membri dovrebbero anche avere il diritto di richiedere i dati Pnr da un altro Stato membro in caso di una specifica indagine.
E soprattutto vigilare affinchè i diritti dei cittadini vengano rispettati.
RAZZA E RELIGIONE NEL MIRINO. Davanti a uno scambio di informazioni a 360 gradi e un uso del database Pnr che dovrebbe avere come scopo quello di intercettare i criminali, il rischio è infatti quello di 'etichettare' e 'discriminare' ogni singolo cittadino violandone la privacy e i diritti fonamentali.
Per evitare un cortocircuito tra la miriade di informazioni che le compagnie aeree prendono dai loro clienti e il reale uso che si fa di queste per motivi di sicurezza, nella proposta di direttiva la Commissione Ue ha vietato la raccolta e l'utilizzo dei dati sensibili che rivelino, direttamente o indirettamente, la razza di una persona o l'origine etnica, le convinzioni religiose o filosofiche, le opinioni politiche, l'appartenenza sindacale, la salute o la vita sessuale.
Inoltre, uno Stato membro non dovrebbe prendere una decisione che produce effetti giuridici negativi su una persona o un grave pregiudizio sulla base del trattamento automatico dei soli dati Pnr.
La direttiva chiede di rispettare i diritti umani, ma molti europarlamentari e cittadini temono che questa richiesta rimanga solo sulla carta.
300 MILIONI DI CITTADINI SCHEDATI. A esserne convinto è anche il Garante Ue per la privacy, Giovanni Buttarelli, che più volte ha ricordato come 300 milioni di passeggeri sarebbero coinvolti dal sistema di raccolta dati e ha invitato a Parlamento, Consiglio e Commissione Ue a «esplorare ulteriormente se risorse e sforzi mirati su sospetti noti non siano più efficaci che schedare tutti i passeggeri».
Perchè nonostante la minaccia terroristica a cui è sottoposta l'Europa, «secondo le informazioni disponibili non ci sono elementi che giustifichino in modo ragionevole la necessità della raccolta automatica di quantità massicce d'informazioni personali di milioni di viaggiatori», ha ricordato Buttarelli.
Ma per ora è proprio la sua informazione a non essere stata registrata dai politici europei.

Twitter: @antodem

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