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MEDIO ORIENTE 20 Dicembre Dic 2015 0900 20 dicembre 2015

Siria, il lungo cammino di Homs verso la normalità

I miliziani lasciano la città. Che ora deve ripartire. Ma la ricostruzione è al palo. E all'orizzonte c'è l'ombra della pulizia etnica: «Assad non fa tornare i sunniti».

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da Beirut

Aiuti umanitari a Waer, quartiere di Homs.

Nel 2011 i primi ribelli siriani l’avevano chiamata la “capitale della rivoluzione”.
Oggi Homs, quella che prima della guerra era la terza città della Siria, è abbandonata dagli ultimi miliziani asserragliati da più di un anno nel quartiere di Waer.
Nel maggio scorso gran parte della città era già stata abbandonata da migliaia di ribelli di diverse fazioni che avevano ottenuto, dopo quattro anni di scontri feroci, un lasciapassare per raggiungere le zone controllate dal Fronte al-Nusra nella provincia di Idlib.
ACCORDO MEDIATO DA IRAN E QATAR. Un gruppo di irriducibili si era asserragliato nel quartiere di Waer, diviso dal resto della città dal fiume Oronte. Dopo 18 mesi di assedio i circa 3 mila miliziani di Waer hanno accettato un accordo simile al precedente, nuovamente mediato da Iran e Qatar.
Homs è quindi tornata sotto il completo controllo del governo di Bashar al-Assad, ma la città è distrutta e abbandonata dai suoi vecchi abitanti.
«Dallo scorso anno poco è cambiato», dice Zeina, commerciante di Homs a Beirut per rifornire il suo negozio, «le strade sono state pulite dalle macerie, ma la gente non è tornata e le case non sono state ricostruite. Nella città vecchia sembra di essere in un deserto».
CINQUE NEGOZI RIAPERTI SU 2.500. Dei 2.500 negozi che riempivano l’antico suq coperto, solo cinque hanno riaperto i battenti, uno è la piccola bottega di abbigliamento di Zeina.
«La saracinesca era divelta e crivellata di colpi e dentro erano rimasti solo il bancone e una sedia», racconta a Lettera43.it. «Devo rifare tutto, ma spero che il suq torni a vivere e la gente torni a Homs. La liberazione di Waer è importante, ora si può iniziare a ricostruire la convivenza tra noi siriani, a cercare di tornare quello che eravamo».
A Beirut Zeina è insieme alla sua amica Muna, anche lei proprietaria di un negozio nel suq della città. È rimasta vedova due anni fa, quando un cecchino dei ribelli ha ucciso il marito vicino a casa: «Era bella la nostra bottega di ferramenta sulla via dei gioiellieri. Sto lottando per riaprirla, ma per ora sono riuscita a mettere solo la porta. Voglio riaprire per i miei due figli, perché dopo l’orrore bisogna avere la forza di ripartire e spero che il mio esempio sia seguito da tanti. Dobbiamo far rinascere la nostra città, altrimenti il ricordo dei morti e del dolore farà solo crescere l’odio».

Una città fantasma: edifici sventrati e centro storico deserto

Gli edifici distrutti di Homs.

Zeina e Muna sono tra i pochi commercianti di Homs che hanno deciso di investire i loro risparmi per ricostruire.
La maggior parte delle attività sono ancora chiuse, gli edifici sventrati rimarranno tali per un po', per l’elettricità ci si affida ai generatori e il telefono funziona a singhiozzi.
Quello di Homs è un accordo locale che la comunità internazionale spera possa essere replicato in molte zone della Siria per creare ampie regioni senza conflitto nel Paese e dare forza ai colloqui di pace che si stanno avviando.
LE DENUNCE DI PULIZIA ETNICA. «Spero che la liberazione di Waer porti alla riconciliazione nella città e che sia l’esempio per accordi analoghi a Houleh, Rastan e Talbiseh», ha dichiarato il governatore della città, Talal Barazzi, facendo riferimento ad altre aree in mano ai ribelli nella provincia di Homs. «I miliziani possono tornare alla loro vita normale, partecipare alla protezione delle città e dei villaggi, e affiancare l’esercito siriano nella guerra della nazione contro il terrorismo».
Proprio questa prospettiva preoccupa i residenti delle aree che i ribelli controllavano. Molti sono convinti che il governo intenda trasformare Homs da un centro a maggioranza sunnita in una città prevalentemente sciita, in modo da evitare minacce in futuro.
UN BANCO DI PROVA PER LA SIRIA INTERA. Bebars al-Talawy, attivista dell’opposizione di Waer, al telefono spiega: «Il governo sta impedendo alla gente di tornare nelle zone evacuate dai combattenti dell’opposizione perché vogliono sostituirli con i membri della setta alawita (quella a cui appartiene la famiglia Assad ndr) e con gli sciiti».
Una denuncia di pulizia etnica che arriva da molte voci dell’opposizione, ma che fino ad oggi non ha avuto riscontri sul campo.
Homs anche per questo rappresenta un banco di prova per la Siria intera.
«Sono passati quattro anni», dice al-Talawy, «siamo stanchi, siamo affamati, abbiamo combattuto e abbiamo sepolto 1.500 persone. Alla fine siamo tornati in seno allo Stato».

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