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CRIMINALITÀ 23 Dicembre Dic 2015 1114 23 dicembre 2015

Zoomafia, gli affari delle cosche sulla pelle degli animali

Dal traffico di cani alle corse clandestine, passando per la macellazione illegale: così i clan lucrano sugli animali. Contaminando anche il mercato alimentare.

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Il traffico di cani verso l'Italia coinvolge soprattutto i Paesi dell'Est Europa, tra cui Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca e Romania.

Dal traffico dei cani alle corse clandestine, passando per la macellazione illegale e la contraffazione alimentare: nel Rapporto Zoomafia 2015, stilato dall’Osservatorio Nazionale della Lega anti-vivisezione (Lav), emerge un sistema di malaffare a danno degli animali oliato e in continua espansione.
Il quadro scoperchia la pentola bollente di un mercato sommerso, caratterizzato dalla coesistenza fra legalità e illegalità che, a volte, si intersecano.
L'OMBRA DELLE MAFIE. Su questo scenario incombe l’ombra della criminalità organizzata, non solo italiana: i traffici dei cuccioli, infatti, partono soprattutto da paesi come Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca e Romania.
Stando al rapporto, sono circa 550 i cuccioli sequestrati nel 2014 e 43 le persone denunciate.
La maggior parte degli animali sono trasportati relegati in cartoni o nei gabbiotti, in condizioni igieniche e sanitarie precarie.
Privi di documentazione o con atti di vaccinazione e profili sanitari falsificati, vengono rivenduti in Italia a un costo molto più elevato, spesso maggiorato di 20 volte.
LE NORME DA RISPETTARE. Il traffico degli animali da compagnia non è di per sé un illecito giuridico purché siano rispettate le disposizioni previste dalla Convenzione Europea (recepita in Italia nella legge 201/2010).
Tale normativa ammette il commercio di animali da compagnia, quelli che, venduti all’uomo, diventano parte integrante di un nucleo familiare. Tuttavia tale mercato deve essere disciplinato «per quantitativi rilevanti ed a fini di lucro».
Innanzitutto, secondo la Corte Europea l’animale, nel periodo in cui è tenuto in custodia da parte dei mercanti, deve essere nutrito a sufficienza con acqua e cibo. Inoltre «nessun animale deve essere addestrato con metodi che possono danneggiare la sua salute».
FRIULI MAGLIA NERA. La Convenzione introduce il reato di traffico dei cuccioli non dotati di documentazione sanitaria e dei microchip, strumento essenziale per controllare gli spostamenti degli animali, trafficati in età tenerissima, intorno ai 40 giorni, mentre, per legge, prima dei 60 giorni l’animale non può essere sottratto alle cure materne.
Inoltre la norma dice che il cucciolo non può essere venduto prima dei tre mesi e 21 giorni, iter temporale in cui si conclude il ciclo di vaccinazione antirabbia.
Durante i lunghi viaggi dall’Est europeo in Italia, tuttavia, i cuccioli non sono nutriti, venendo lasciati anche 20 ore consecutive senza acqua e cibo. La Regione in cui si è registrato il maggior numero di sequestri è il Friuli Venezia Giulia, perché è un’area di confine.

L'assenza delle istituzioni: la polizia non ha gli strumenti necessari

Giuseppe Bianco, ex pm della Dda di Reggio Calabria.

Il traffico è gestito da organizzazioni più o meno strutturate, ma anche da micro organizzazioni di tipo familiare (formate da 2-3 persone).
Poi esistono i trasporti occasionali, quelli che avvengono nei furgoni (come quelli del trasporto badanti), nei camion e nelle navi, contrariamente alle norme previste nel Regolamento europeo 1/2005.
Questo dovrebbe essere l’impegno delle istituzioni: dotare le forze dell’ordine degli strumenti per leggere il codice che consente di collegare l’animale al detentore; istituire un’anagrafe degli animali, consultabile anche dagli organi di polizia.
MANCANO LINEE GUIDA UFFICIALI. Inoltre, gli archivi di identificazione e di registrazione di cani e gatti andrebbe armonizzato a livello europeo, introducendo anche linee guida ufficiali sull’età minima e massima entro cui il cucciolo può essere immesso sul mercato.
Naturalmente, c’è anche il senso di coscienza del cittadino che, anziché alimentare questa filiera, potrebbe adottare gratuitamente un animale da compagnia dai canili e dai gattili autorizzati.
Il mercato delle zoomafie è ricco e sfaccettato e i guadagni che ne derivano sono parcellizzati e reimpiegati in altri traffici che alimentano nuove fette di mercato. I Rapporti dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia degli ultimi anni non parlano dell’esistenza di una camera di regia che fa capo alle organizzazioni criminali nostrane (mafia, 'ndrangheta e camorra).
IL BUSINESS DELLE SCOMMESSE. Tuttavia, sono stati riscontrati interessi da parte della classica criminalità organizzata in attività come le corse clandestine di cavalli, l’abigeato, la macellazione clandestina e i combattimenti tra cani.
«Non sono i criminali a essere particolarmente intelligenti, ma le istituzioni a essere poco incisive nel contrasto a questi fenomeni delinquenziali», spiega a Lettera43.it Ciro Troiano, criminologo, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia. «Sono reduce dal vertice antimafia organizzato dalla Fondazione Caponnetto, dove ho fatto presente, tra le altre cose, proprio il problema della scarsa efficacia delle attività di contrasto alla criminalità organizzata zoomafiosa».
Fino al 2004 i combattimenti clandestini rappresentavano il business zoomafioso più importante. Dal primo agosto 2004, da quando è entrata in vigore la normativa che li punisce severamente, la situazione è cambiata.
PENE PIÙ SEVERE DAL 2004. Prima i reati si estinguevano con un’ammenda fino a 10 mila euro e gli animali venivano persino restituiti ai proprietari; oggi è stato istituito il delitto di organizzazione di combattimenti tra cani che prevede fino a tre anni di reclusione con una multa fino a 150 mila euro, con contestazione di aggravanti in presenza di bambini, persone armate, o se si fanno videoriprese, la pena può arrivare fino a 4 anni e mezzo di reclusione e all’arresto, se si è colti in flagranza di reato.
Per quanto riguarda le corse clandestine di cavalli, gli animali che partecipano alle corse sono italiani, figli di cavalli da corsa o essi stessi sono ex atleti dei circuiti ufficiali. Spesso provengono da circuiti legali e sono allevati per le corse.
La diffusione di questo tipo di reato, negli ultimi anni, è tornata a livelli preoccupanti, come dimostrano gli esiti delle indagini partite dalla presenza di animali morti in circostanze sospette o con ferite difficilmente riconducibili a comuni incidenti.

I cavalli non utilizzabili per le corse vengono abbattuti e poi macellati

Sulle corse clandestine di cavalli sono forti gli interessi di clan siciliani, baresi e napoletani.

La legge del 2004 è scaturita da una inchiesta partita dall’intervento di Giuseppe Bianco, allora pm della Dda di Reggio Calabria, che si è imbattuto in un filone specifico relativo ai combattimenti tra cani, nell’ambito di una indagine su reati di stampo mafioso: l’operazione Fox.
Dalla denuncia a piede libero si è passati alla contestazione del reato di associazione per delinquere.
L'INTERESSE DEI CASALESI. Nelle corse clandestine dei cavalli l’intervento delle cosche è appurato e consolidato, soprattutto da parte di clan siciliani, baresi e napoletani. Lo dimostrano le operazioni Pista di Sabbia e Gramigna, che vedono il coinvolgimento della mafia.
Appurato è anche l’interesse dei Casalesi sul versante della camorra, dei Parisi, clan appartenente alla Sacra Corona Unita pugliese, e di alcuni esponenti delle ‘ndrine in Calabria.
Esiste inoltre un nesso tra la sfera delle scommesse e quello delle corse illegali. Anche in questo caso il mondo dell’Ippica ufficiale non sembra immune.
Solo nel 2014 – rivela il Rapporto – ci sono stati sei blitz da parte delle forze dell’ordine, quattro corse clandestine sono state sospese, e 22 persone sono state denunciate, 10 i cavalli sequestrati.
LA SOMMINISTRAZIONE DI FARMACI. Non solo. Esiste anche un nesso tra le corse illegali e la macellazione clandestina, motivato dai numerosi casi che hanno visto cavalli non più 'utilizzabili' - perché anziani, malati o perché presentano ferite tali da comprometterne la capacità agonistica - abbattuti, con la complicità di alcuni addetti ai lavori.
A questo, poi, si aggiungono altri reati come il furto di cavalli e il traffico di farmaci che, spesso, si intrecciano con il mercato delle scommesse clandestine, delle corse illegali e della macellazione vietata per legge.
In alcuni casi, agli animali sono somministrati farmaci che migliorano la loro competitività. Tra le sostanze più comuni c'è la Benzoilecgonina (metabolita della cocaina).
«Molte inchieste dimostrano che cavalli impegnati nelle gare ufficiali sono poi riciclati nelle corse clandestine, ai quali, spesso, vengono somministrati farmaci che possono avere conseguenze sulla salute degli animali», dice Troiano. «Capita poi che vengono falsificati i documenti, con la complicità di alcuni addetti ai lavori, e considerati idonei per la macellazione».
CARNE INFETTA SUL MERCATO. Il problema della macellazione clandestina, però, non si limita ai cavalli: «Sono 100 mila gli esemplari che ogni anno vengono denunciati nell’ambito dei furti di bestiame», precisa il criminologo.
E anche la macellazione clandestina è un reato non immune all’infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso: «L’operazione Mandamento 3 dimostra il coinvolgimento della mafia in Sicilia. La vendita di animali avviene, a volte, con la compiacenza di commercianti, veterinari pubblici, allevatori, addetti alla distribuzione alimentare. Una vera e propria catena», dice Troiano.
Che conclude: «I casi più preoccupanti sono quelli in cui viene fatta sparire una mandria affetta da patologie che dovrebbe essere abbattuta, e invece, attraverso fenomeni collusivi con apparati corrotti della pubblica amministrazione, viene immessa sul mercato alimentare».

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