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TERRORISMO 31 Dicembre Dic 2015 0808 31 dicembre 2015

Quanti morti hanno fatto gli attentati dell'Isis

Nel 2015 i jihadisti hanno mietuto 1.000 vittime al di fuori della Siria e dell'Iraq. Egitto e Libia i Paesi più colpiti. Poi Yemen e Arabia. Il bilancio di una strage.

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Sono circa mille i morti fatti dall'Isis al di fuori della Siria e dell'Iraq, una media di circa tre al giorno.
A partire dall'attacco contro il giornale satirico francese Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, costato la vita a 12 persone, lo Stato islamico non si è più fermato.
Dopo aver conquistato nel 2014 un territorio dai confini più o meno stabili in Siria e Iraq, l'Isis ha cominciato a prendere di mira obiettivi in tutto il mondo, sia in Occidente sia nel Medio Oriente.
ATTACCHI DAL LIBANO ALLA FRANCIA. Il 2015 è stato un susseguirsi di attentati di varia portata, con gli attacchi in Tunisia e Yemen prima e nel Libano, in Sinai e in Francia verso la fine dell'anno.
L'ultima strage rivendicata dai terroristi è l'attentato del 24 novembre a Tunisi, che ha provocato la morte di 14 guardie presidenziali. Ma i danni fatti dal gruppo jihadista vanno oltre gli attacchi compiuti in prima persona dai suoi affiliati.
La strage di San Bernardino ne è la dimostrazione: probabilmente i due attentatori non erano coordinati da luogotenenti di al-Baghdadi, ma avrebbero agito 'ispirati' dalla propaganda dell'Isis.

Timeline degli attentati compiuti dall'Isis dall'inizio dell'anno: l'ampiezza dei cerchi varia in proporzione ai numeri di morti (Fonte: New York Times).

La timeline mostra come, a partire dall'autunno 2015, l'offensiva internazionale dell'Isis sia aumentata notevolmente per numero di morti, ma anche per strategia, passando da attacchi condotti dai cosiddetti lupi solitari ad azioni concertate come quella di Parigi.
IL TIMORE DI UNA ESCALATION IN EUROPA. Ma forse il cambiamento più radicale (quello che in Occidente tutti temono) è il trasferimento della strategia del terrore dai Paesi di fede islamica all'Europa.
Se si esclude l'attacco a Charlie Hebdo, prima degli attacchi di Parigi a essere colpiti sono stati solo obiettivi nei Paesi del Maghreb, della Penisola arabica, del Levante e dell'Af-Pak (esclusi gli attacchi ispirati dall'Isis, come quello al parlamento canadese del 22 ottobre 2014).

I puntini rossi rappresentano attacchi compiuti direttamente dall'Isis o da gruppi legati ad esso. Quelli bianchi sono stati eseguiti da elementi 'ispirati' dallo Stato Islamico (Fonte: New York Times).

Secondo alcuni osservatori, gli attacchi del 13 novembre in Francia sarebbero il colpo di coda di un Isis in difficoltà in Siria e Iraq.
La recente vittoria curda di Sinjar e l'intensificarsi dei bombardamenti dopo l'intervento russo hanno messo alle strette lo Stato islamico, che per questo avrebbe reagito provocando più danni possibili.
L'OBIETTIVO? LA GUERRA SUL CAMPO. Un'altra interpretazione potrebbe essere data leggendo il cambio di strategia come una precisa scelta di provocare l'Occidente e trascinarlo in una guerra sul territorio, la massima aspirazione dell'Isis.
Inoltre, da quando la coalizione Usa (dall'autunno 2014) e la Russia (dall'autunno 2015) hanno iniziato la loro campagna di bombardamenti, lo Stato Islamico ha avuto sempre più difficoltà a registrare vittorie rilevanti in Siria e Iraq.

Gli attacchi dell'Isis. I Paesi colpiti più di frequente sono Egitto e Libia, seguiti da Yemen e Arabia Saudita (Fonte: New York Times).

NELLA MORSA DI USA E RUSSIA. Se è vero che le bombe non stanno sconfiggendo l'Isis, è anche vero che i miliziani del Califfato non hanno più la stessa libertà di movimento che avevano all'inizio della loro ascesa, minacciati come sono dalle aviazioni internazionali.
Ma per continuare a calamitare foreign fighter e finanziamenti dall'esterno, lo Stato Islamico ha bisogno di compiere azioni che finiscano sulle prime pagine dei giornali. Se non riesce più a 'trionfare' nel suo territorio, cerca di farlo in casa dei suoi nemici.

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