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REAZIONI 13 Gennaio Gen 2016 1445 13 gennaio 2016

Quarto e le contraddizioni della politica

Non solo M5s: sul Comune campano anche Pd, Fi e Lega hanno dato il peggio.

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Il Comune di Quarto nel Napoletano.

Oltre la cronaca politica e giudiziaria, Quarto è diventato l'emblema della (peggio) politica italica.
Perché Quarto se da un lato rischia di offuscare la superiorità morale da sempre gagliardetto dei 5 stelle, dall'altro è un'occasione ghiotta, ghiottissima per gli altri partiti - Pd in testa - per distrarre l'opinione pubblica da altri e ben più corposi scandali o per rifarsi una verginità.
LA PIOGGIA DEL FANGO. Gettare fango sugli avversari politici, che troppo spesso sui social vengono trattati alla stregua di nemici a colpi di hashtag (sintomo dell'immaturità della nostra democrazia), è una pratica nota, conosciuta e a cui nessuno specie alla vigilia di una campagna elettorale vuole sottrarsi.
E così tutti a dire la loro su questo centro di 40.647 anime del Napoletano amministrato dal Movimento 5 stelle. Che, avendo fatto dell'onestà il suo cavallo di battaglia e avendo dichiarato guerra alla maggioranza e il governo, è comprensibilmente più esposto alle critiche.

M5s, molti dubbi sull'intervento tardivo

L'intervento tardivo del direttorio con il video in streaming di Luigi Di Maio e Roberto Fico accompagnati non si sa bene per quale motivo da Alessandro Di Battista, non pare essere stato risolutivo nel scagionare i vertici del Movimento (fatta eccezione per gli ultrà grillini).
OCCUPY MEDIA. Se le interviste a tappeto, in tivù e sulla carta stampata non fossero state sufficienti, a rinfrescare la memoria cercando di mettere una parola definitiva ci ha pensato il Dott. Ing (come lui stesso nella mail si firma) Rocco Casalino. «Solo grazie alle intercettazioni pubblicate dai giornali», ha scritto l'ex gieffino, «il M5s ha appreso che il sindaco Rosa Capuozzo ha subito una serie di presunti ricatti da parte di Giovanni De Robbio sottaciuti dal sindaco sia agli organi del M5s che a Luigi Di Maio e Roberto Fico. Gli eventuali ricatti il sindaco Capuozzo li avrebbe dovuti denunciare immediatamente all'autorità giudiziaria competente, cosa che invece non ha fatto ed è per questo che il M5s ha deciso di avviare la procedura di espulsione a garanzia dei principi e dei valori del M5s».
LA QUESTIONE INTERCETTAZIONI. Di Maio e Fico, che a scanso di equivoci, hanno pure pubblicato in Facebook gli screenshot delle conversazioni, non erano dunque a conoscenza delle minacce di De Robbio a Capuozzo.
Sarebbe utile però conoscere le motivazioni reali dell'espulsione del consigliere che è avvenuta sì prima dell'avviso di garanzia, ma dopo la chiacchierata di Capuozzo con i pm. Se non altro per verificare lo stato di salute degli «anticorpi» pentastellati.
Lo ha confermato pure Di Battista che a Otto e mezzo si è lasciato scappare un «lo abbiamo espulso non appena la magistratura ci ha fornito delle informazioni».
De Robbio è stato espulso il 14 dicembre. Dunque che le pressioni politiche (solitamente non attenzionate dalla magistratura) fossero in realtà ricatti e minacce forse era già noto. A meno che Dibba non si stia confondendo.
ERRORE POLITICO. I due dunque ignoravano le minacce, ma sapevano però delle tensioni e dei problemi politici che hanno portato all'espulsione del consigliere De Robbio. Non solo, Capuozzo aveva segnalato a Di Maio la scorrettezza del comportamento di Nicolais.
Nonostante questo, non sono intervenuti. Eppure Quarto è l'unico Comune campano a guida 5 stelle.
Fico si è limitato a rassicurare Alessandro Nicolais con un: «Andate avanti e cercate di lavorare tranquillamente. Un abbraccio», promettendo una visita.
Di Maio, invece, forse nella foga della difesa, ha ammesso candidamente che alla fine della fiera è Grillo che ha diritto di vita e di morte (nel Movimento). Alla faccia dei cittadini al governo, dell'1 vale 1 e così via.

Il Pd punta il dito, ma ha tanti problemi in casa

Il meglio spettacolo però lo ha dato il Pd.
PICIERNO E RENZI. Mentre la super attiva campana Pina Picierno gridava alle dimissioni del sindaco di Quarto, Matteo Renzi invitava Capuozzo a resistere. «Certo, il sindaco avrebbe dovuto denunciare ma non è giusto che debba dimettersi», ha detto il premier. «In quel posto l’hanno messa i cittadini. Io sono per il garantismo più totale. In un Paese civile è un valore costituzionale e costitutivo della sinistra».
Sarebbe forse il caso di concordare una linea comune nel partito.
Ma a parte questo, Renzi forse dimentica un altro paio di cose.
E IL CASO MARINO? Innanzitutto che anche un altro sindaco - Ignazio Marino - era stato messo «in quel posto» dai cittadini. Però forse a Roma questo ragionamento non vale, visto che il primo cittadino è stato spinto alle dimissioni. O forse vale solo per i sindaci degli altri partiti.
In secondo luogo, è comprensibile che per il premier Capuozzo debba rimanere in carica. Del resto la sua colpa è 'solo' non aver denunciato le minacce ricevute. Un errore rosso, mica blu. Lo stesso commesso dal governatore Vincenzo De Luca, che infatti nessuno intende spodestare.
MAFIA CAPITALE NON PERVENUTA. Ma l'accusa più frequente che il popolo grillino rivolge ai piddini è di aver cavalcato Quarto per coprire il rumore sollevato da Banca Etruria e le prime condanne di Mafia Capitale con i due anni e due mesi all'ex assessore Daniele Ozzimo.
Vero è che se come dice Renzi il M5s ha perso il «monopolio morale», il Pd forse non l'ha mai avuto visto che conta ben 83 indagati tra i suoi esponenti.

Forza Italia chiede lo scioglimento, ma ha sempre fatto il contraio

Anche Forza Italia si è espressa a riguardo. A parlare è stata Mariastella Gelmini: «Dare la croce addosso a Rosa Capuozzo è facile quanto prematuro. Deve essere la magistratura a chiarire contesto e posizioni di ciascuno. Ma se l’infiltrazione camorristica, col voto di scambio, c’è stata, allora le dimissioni non bastano. Occorre avviare la procedura di scioglimento del Comune».
LA LEZIONE DI BRUNETTA. Sulla stessa lunghezza d'onda Renato Brunetta. «Troppo comodo per il Movimento 5 stelle far dimettere il sindaco di Quarto», ha commentato. «Noi abbiamo chiesto una cosa diversa, che si faccia luce su quanto è successo e che quindi il ministro Alfano apra alla Commissione per lo scioglimento per mafia o per camorra dell’amministrazione di Quarto, e che la presidente della bicamerale Antimafia, Rosy Bindi, indaghi magari con una riunione dell’antimafia a Quarto su quanto è successo».
Insomma, «troppo comodo giocarsela all'interno come in una bocciofila». Il forzista reclama «chiarezza, la stessa chiarezza che i grillini chiedono al resto del mondo noi la chiediamo adesso sul Movimento 5 stelle e sull’amministrazione grillina di Quarto».
QUEI TRE COMUNI SCIOLTI. Eppure nel 2015, dei sette Comuni sciolti per mafia tre erano a guida Fi (quattro al Pd). Non si ha memoria di dichiarazioni da parte di pezzi da 90.
Detto questo, la battaglia per la legalità degli azzurri non può che fare onore, non c'è dubbio.
Peccato che il partito berlusconiano abbia avuto più di un problema con 'infiltrazioni' mafiose stretto tra Marcello Dell'Utri, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, e Nicola Cosentino in carcere per gli affari di famiglia e i suoi rapporti con i Casalesi.

Per Salvin la Lega: ma Belsito e la 'ndrangheta?

Il flash-mob contro il M5s di Noi con Salvini a Quarto.

Pure Matteo Salvini non poteva rinunciare a questo piatto ricco. «Mi spiace per i cittadini di Quarto e della Campania», ha commentato, «mi spiace che i cinquestelle parlino di onestà e poi abbiano problemi di camorra. A questo punto, la giustizia faccia il suo corso. Non do sentenze anticipate. Mi occupo e preoccupo del fatto che la Lega sia fuori da certi giri e al di sopra di ogni sospetto».
BELSITO E LA 'NDRANGHETA. E ha di che preoccuparsi, visto che la Lega i suoi problemi e pure belli grossi con il malaffare li ha avuti. Non con la camorra, ma con la n'drangheta. Almeno questo emerge dalle indagini sugli affari dell'ex tesoriere Francesco Belsito. E dalle carte dell'inchiesta Aemilia.
I supporter di Noi con Salvini sono stati più decisi e hanno organizzato un flash mob davanti al municipio per «illustrare la necessità di procedere a nuove elezioni per il ripristino della credibilità politica e dell’istituzione municipale ferita e offesa dall’omertà grillina».
Sarebbe bello vedere una manifestazione simile anche in via Bellerio, a Milano per chiedere sempre a Belsito la verità sulle somme sottratte alle casse del partito (e quindi a tutti i cittadini). Chissà...

L'intellighenzia a confronto

Ma il caso Quarto non si limita alle interviste nei talk show o in 140 caratteri. No, di certo.
SAVIANO LANCIA IL SASSO. Il primo intellettuale a dire la sua è stato Roberto Saviano. «Il sindaco di Quarto deve dimettersi», ha twittato lo scrittore anti-camorra. «Se non lo fa il #M5S aggiungerà una blackstar al suo simbolo».
Un consiglio retwittato anche da alcuni esponenti Pd come il senatore Francesco Russo.
Saviano è tornato a essere tra i dem persona gradita. Eppure quando criticava le infiltrazioni camorristiche nelle liste che appoggiavano De Luca le reazioni non erano state così entusiastiche. Lo stesso Sceriffo aveva dichiarato che il giornalista si fosse addirittura inventato Gomorra per «non rimanere disoccupato».
IMPOSIMATO PER IL SINDACO. L'uscita di Saviano ha però fatto scomodare pure il giudice della Cassazione Ferdinando Imposimato, ex quirinabile pentastellato.
«Caro Saviano, stavolta ti sbagli, contro Capuozzo si sta consumando un’ingiustizia», ha scritto il magistrato. «Un giudizio di incapacità politica non può essere espresso dopo soli 5 mesi, in un Comune sciolto per camorra da anni, nel quale erano state rilasciate nel corso degli anni passati da amministratori arrestati per associazione a delinquere e abuso d’ufficio 400 concessioni edilizie a presunti esponenti di clan della camorra e speculazioni delle quali avrebbero beneficiato gli amministratori comunali’ di precedenti amministrazioni».
E nella querelle quartese non poteva mancare Dario Fo a difendere i grillini da «un linciaggio spudorato», dovuto al fatto, secondo al Nobel che «il M5s fa paura a tutti».
Una menzione particolare va ad Andrea Scanzi del Fatto Quotidiano e grillino.
LO SFOGO DI SCANZI. Dopo aver intervistato Di Battista, su Facebook ha 'osato' postare Dieci cose sul caso Quarto. Un elenco che non risparmia il M5s, che secondo il giornalista avrebbe chiesto le dimissioni del sindaco troppo tardi. Per Scanzi si può parlare di «una sorta di fine dell’età dell’innocenza».
Apriti cielo: gli ultras grillini hanno preso di mira anche lui, il loro giornalista di riferimento, mica un giornalaio-servo come gli altri. Penna del loro giornale di riferimento (l'unico con la G maiuscola, l'unico indipendente e la litania può continuare...). Tanto che per una volta Scanzi ha dovuto rispondere: «Avete rotto le palle anche voi a non accettare le critiche. E - oltre a rompere le palle - fate esattamente il gioco di chi vorreste combattere. E leggete pure male, molto male, i pezzi. Questo talebanismo da 'abbiamo ragione anche quando abbiamo torto, state zitti o tenetevi il Pd' è tanto noioso quanto infantile. Care cose».



Twitter: @franzic76

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