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INNOVAZIONE 27 Gennaio Gen 2016 1312 27 gennaio 2016

Uber, la situazione in Europa

In Francia la società deve pagare 1,2 mln ai tassisti. Ma dall'Italia alla Germania la App se la vede brutta. Dopo il servizio Pop, nel mirino gli Ncc di Black.

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Dopo la guerriglia urbana di martedì, un'altra tegola è caduta sulla testa di Uber, in Francia.
La filiale locale della multinazionale americana, Uber France, è stata infatti condannata a pagare 1,2 milioni di euro all'Union Nationale des taxi, il sindacato che da due giorni paralizza la città con uno sciopero. La protesta è rivolta contro i servizi Ncc, autisti con conducente, erogati tramite una App sul telefono: e il primo della fila è Uber Black, l'unico superstite dopo che in gran parte d'Europa il più noto fenomeno della on demand economy, Uber Pop, è stato dichiarato illegale da diversi tribunali.
SI ATTENDE LA CORTE DI STRASBURGO. La battaglia contro la mobilità di nuova generazione - che presenta ancora forti buchi a livello regolamentativo e legale - è diffusa in tutta Europa, con particolare veemenza laddove gli autisti privati hanno pagato licenze salate per lavorare, o subiscono forti regolamentazioni.
Il quadro è così complicato che alcuni giudici belgi e spagnoli hanno chiesto alla Corte di giustizia europea di provvedere a legiferare sulle società come Uber e sulle loro attività.
Ecco un quadro della situazione europea nella lotta contro una società, da più fronti accusata di essere entrata a testa bassa nel mercato senza preoccuparsi troppo delle legislazioni vigenti.

Italia, tassisti contro Ddl Concorrenza (che potrebbe legalizzare Uber)

Anche in Italia, proprio martedì 26 gennaio, i tassisti sono scesi in piazza a Roma, Milano, Torino, Napoli e Firenze. Nessuna violenza o interruzione di servizio ma solo un messaggio mandato al Parlamento, dove sono in discussione diversi emendamenti al Ddl Concorrenza che aprirebbero il mercato alla multinazionale americana.
I tassisti, che hanno ricevuto l'appoggio di Maurizio Gasparri (Forza Italia) e del candidato sindaco di Roma Stefano Fassina (Sinistra Italiana), ricordano infatti che il servizio pubblico prevede obblighi precisi come lo stazionamento in luogo pubblico, le corse periferiche e i turni, regole che invece non valgono per i servizi privati.
UBER POP SPENTO, ORA ASSALTO A BLACK. I taxisti italiani combattono contro l'azienda di San Francisco da anni, e dopo la chiusura di Uber Pop (avvenuta per decisione di un tribunale a luglio 2015) chiedono anche quella di Uber Black.
Quello che risulta per ora è che nel Paese manca una regolamentazione che definisca i confini della sharing economy in generale. La confusione ha portato a una gestione dei servizi faragginosa, e spesso le aziende operano in un limbo tra illegalità e simpatia dichiarata di utenti e anche di parecchi politici.
Gli unici passi avanti sono stati fatti solo a livello europeo. La Corte di Giustizia di Strasburgo, come abbiamo scritto su questo quotidiano, «è stata tirata in ballo dal ricorso di un magistrato spagnolo, e deve stabilire se il servizio offerto da Uber (e affini) rientri o meno tra quelli inclusi nel “mercato digitale”: se così fosse, le app di ride sharing verrebbero sottratte alla legislazione nazionale in materia di trasporti, e sarebbe l’Unione europea a dettare le regole».

  • Tassisti protestano a Milano in occasione del Wired Next Fest (Magzine).

Francia, Uber paga 1,2 milioni di euro ai tassisti

La multa da 1,2 milioni di euro all'Union Nationale des taxi comminata alla società non è la prima. Uber era già stata multata per 150 mila euro dalle autorità francesi alla fine del 2015. Secondo i giudici, l'azienda non aveva rispettato l'ordinanza con cui si proibiva il servizio a tariffe economiche Uber Pop.
Adesso, invece, la decisione del tribunale di Parigi contro le 'derive' del settore degli Ncc di ultima generazione riguarda, in particolare, le direttive rivolte agli autisti dalla direzione di Uber France circa la possibilità di sostare in strada in attesa di clienti senza prenotazione. Direttive che l'Union Nationale des Taxis ha ritenuto ambigue. In Francia la possibilità di prendere clienti in strada è riservata solo ai taxi con licenza.
VALLS COSTRETTO A CONCESSIONI. Se la battaglia contro la App non è nuova né circoscritta, nella Francia trasvolta dagli scontri la tensione è stata tale da costringere il primo ministro Manuel Valls a ricevere una delegazione e fare concessioni.
«Violenze inammissibili», ha premesso Valls riferendosi alla guerriglia urbana e alle aggressioni scatenate fin dal primo mattino dall'esercito di tassisti, che a Parigi avevano schierato oltre 2.100 vetture sul Peripherique, la tangenziale che corre intorno alla città, bloccando le auto. Il denso fumo nero dei pneumatici dati alle fiamme e i manifestanti a piedi che scavalcavano i guard-rail del grande anello stradale a otto corsie hanno dato l'immagine di una città in mano alla rabbia dei tassisti.
Denominatore comune della protesta, sono le riforme che vanno verso la 'deregulation' del ministro Emmanuel Macron (considerato ormai un nemico giurato dai tassisti).
Anche Marsiglia, Tolosa e Lille sono state teatro di scontri e minacce, conducenti di auto a noleggio aggrediti e minacciati, passeggeri costretti a scendere e proseguire a piedi.

  • Scontri a Parigi il 26 gennaio.

Ungheria, tassisti bloccano le strade

Il 18 gennaio a Budapest i tassisti si sono radunati formando blocchi stradali nel centro della capitale per chiedere lo stop anche al servizio di Uber Black, dopo che l'offerta Pop era già stata messa fuori legge nell'estate del 2015.
La manifestazione di scontento è arrivata in seguito all'introduzione di nuove norme che alzano la tassazione sui taxi tradizionali, lasciandole basse sulle nuove aziende di trasporto privato come Uber. I tassisti si sono recati anche dal sindaco di Budapest per presentare una petizione.

La protesta a Budapest.

Germania, Uber Pop vietato

In Germania Uber Pop è stato proibito da un decreto del maggio 2015. A Francoforte Uber ha dovuto rinunciare ai propri servizi, chiudendo l'ufficio locale e anche il servizio Black. La compagnia si è ritirata anche da Dusseldorf e Amburgo, in seguito alle proteste dei tassisti.
Uber ha presentato ricorso alla Commissione europea contro la chiusura del servizio Pop, e il responso dovrebbe arrivare entro il 2016.
Nel frattempo la società ha provato a ritornare sul mercato lanciando il servizio X, più vicino a quello di auto con conducente, i cui autisti devono essere in possesso di licenza proprio come i taxi.

Bruxelles proibisce la App, la Danimarca no

Anche nella 'capitale d'Europa' Uber Pop è stato dichiarato illegale e ha chiuso le attività. La società non ha comunque chiuso la filiale locale, nell'attesa che arrivino nuove norme, magari proprio su input della Commissione.
In Danimarca invece gli operatori (con il supporto di parte delle istituzioni) hanno iniziato a fare guerra alla società prima ancora che aprisse il sevizio Pop; al momento opera solo Uber Black, su cui è aperto (almeno) un ricorso dell'Autorità dei trasporti locali. Ma fino a nuove decisioni, a Copenaghen si può ancora chiamare un autista con il telefonino.

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