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SCENARIO 6 Febbraio Feb 2016 0803 06 febbraio 2016

M5s, dove sono finiti gli ex parlamentari

Pinna va nel Pd. Gambaro sceglie i vediniani. E Anitori il Ncd. Destinazioni e aspirazioni dei 37 che hanno lasciato la premiata ditta Grillo & Casaleggio.

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Paola Pinna, da poco passata nel Pd.

Forse Paola Pinna, deputata ex M5s, ha trovato la sua giusta collocazione.
Dopo essere transitata per Scelta civica, ha deciso di approdare sui lidi del Pd. Un approdo, ha commentato l'onorevole sarda, che è «la naturale conclusione di un percorso politico lineare, iniziato alla vigilia della mia elezione alla Camera».
Già lineare e naturale. Come solo può essere passare dai banchi grillini a quelli montiani e poi renziani.
DELUSA DAL M5S E DA SC. Pinna ovviamente non ha dubbi: «Il Movimento 5 stelle si presentava come il mezzo migliore per il rinnovamento del Paese e della Sardegna. Questa aspettativa è stata tradita», ha spiegato. «Stesso destino, purtroppo, è toccato anche a Scelta civica, partito a cui avevo aderito perché mi era stato presentato come una start up della politica. Al mio ingresso, pertanto, avevo chiesto solo il privilegio di poter contribuire a formare, anche nella nostra regione, una realtà politica che avrebbe dovuto raccogliere quanto di civico, appunto, c'era rimasto dopo l'esperienza Monti e ricostruire una rete di cittadini consapevoli».
Missione che Pinna non ha potuto portare a termine perché le condizioni sono venute meno. «La segreteria nazionale ha infatti deciso di abdicare il ruolo di pilota di questa azione a favore dei Riformatori e del candidato sindaco a Cagliari Pier Paolo Vargiu, collega di gruppo parlamentare ma uomo politico di matrice opposta alla mia».
Grazie e arrivederci.
FREGATA DALLE RESTITUZIONI. La deputata era stata espulsa dal Movimento al grido di «Pinna chi?», insieme con il collega Massimo Artini, con l'accusa di non aver restuito parte della diaria e le eccedenze dello stipendio, violando il codice di comportamento.
A poco sono serviti i bonifici bancari pubblicati su Facebook, anche perché Pinna si era macchiata di ben altro 'reato' visto che aveva osato definire alcuni colleghi «talebani» e aveva parlato nel Movimento di «clima di psico-polizia».

Dal 2013, 37 addii tra dimissioni ed espulsioni

M5s al Senato.

Ma che fine hanno fatto gli altri ex grillini siano essi dimissionari o espulsi?
Secondo un censimento aggiornato gli eletti che sono fuoriusciti dal M5s sono tra Camera e Senato 37, rispettivamente 18 e 19. Di cui 10 cacciati.
UNO SPAZIO NEL PD. Oltre a Pinna, Nel Pd dopo il passaggio di rito nel Misto era confluito anche il deputato Alessio Tacconi, eletto nella circoscrizione estera.
Un cambio di casacca non certo timido. «Grazie a Matteo Renzi si stanno creando le condizioni per la crescita economica, la fiducia nel futuro e l’Italia ritrova una credibilità internazionale che ci rende orgogliosi di essere italiani», disse convinto nella conferenza stampa del passaggio nell'aprile 2015. «Il M5s si è rilevato una gigantesca farsa, le promesse fatte in campagne elettorale erano parole al vento, slogan su cui lucrare sulle difficoltà dei cittadini per puro calcolo elettorale. I miei colleghi sono capaci di soffiare sul fuoco del conflitto sociale ma non di prendersi responsabilità».
CURRÒ E LA «RESPONSABILITÀ». Prima di lui, nel dicembre 2014, ad abbracciare il renzismo era stato il collega Tommaso Currò. Per annunciarlo scelse il modo più spettacolare: un discorso in Aula.
«Da un lato c'è chi si assume la responsabilità di governare il Paese e dall'altro chi tenta di risolvere la crisi esclusivamente con atteggiamenti pregiudizievoli per la stabilità delle istituzioni della Repubblica», disse solenne, aggiungendo: «C'è chi intende migliorare le regole per un Europa più equa e più giusta e chi propone alleanze con la destra populista di Farage, predicando una deleteria uscita dall'euro e minando quel processo di integrazione degli Stati che ha permesso all'Europa di godere del più lungo periodo storico di pace».
LE OFFESE SU FACEBOOK. Gli ex colleghi e gli attivisti non la presero certo con fairplay e su Facebook venne apostrofato con «verme», «infame», «traditore», «giuda». Grillo gli diede addirittura del «miracolato della politica».
E pure Currò non ci è andato giù leggero: «Quando Grillo prende la piega populista di destra, si mette con Farage, parla di ebrei o fa le vignette con Renzi sull’aereo, strumentalizzando ogni porcheria, permettetemi che io mi vergogno?», dichiarò a La Zanzara quattro mesi dopo la sua dipartita dal M5s. «Lui non si prende responsabilità di governo, rimane all’opposizione, fa un’opposizione del cavolo e asfittica che non porta nessun risultato».
LA CAPRIOLA DI ROSTELLATO. Stesso percorso - o quasi - quello intrapreso da Gessica Rostellato, la stessa che a inizio legislatura si rifiutò di stringere la mano a Rosi Bindi diventata poi sua compagna di partito. Prima però di sedere nei banchi dem, la deputata aveva respirato per un po' l'aria di Alternativa libera, il gruppo fondato da 10 fuorisciti grillini capeggiati da Walter Rizzetto.

Dai verdiniani al Nuovo centrodestra

Adele Gambaro, una delle prime espulse dal M5s in Senato.

Nel lontano 2013, molto prima dell'arrivo della tivù coach e fidanzata-tutor di Luigi Di Maio Silvia Virgulti, ai grillini il piccolo schermo era vietato. Per aver disobbedito al diktat finì sulla graticola del blog Marino Mastrangeli, senatore colpevole di aver fatto ospitrate a Pomeriggio Cinque di Barbara d'Urso e L'aria che tira su La7.
Quasi contemporaneamente fu cacciata pure la collega Adele Gambaro rea di aver «rilasciato dichiarazioni lesive per il M5s senza nessun coordinamento con i gruppi parlamentari e danneggiando l'immagine del M5s con valutazioni del tutto personali e non corrispondenti al vero». Insomma aveva criticato il Movimento.
Com'è finita?
GAMBARO CON ALA. Mastrangeli è rimasto nel Misto, mentre Gambaro ha scelto recentemente di unirsi ai verdiniani di Ala, stampella del governo Renzi.
A fare discutere pure la decisione della senatrice pentastellata Fabiola Anitori, che lasciò il Movimento per Area Popolare, tradotto centristi ed ex montaini, benedetto da Nuovo centrodestra.
Il motivo? «Non riconosco più l’impostazione iniziale del Movimento che è diventato proprio quel partito personale dallo stesso tanto criticato, con un sistema feudale di fedeltà che respinge o espelle chi dissente, chi non si allinea», spiegò.
A dare l'annuncio un euforico Roberto Formigoni con un tweet: «#Ncd cresce e attrae, benvenuta a Fabiola Anitori, senatrice proveniente dal M5s che viene ad arricchire il nostro gruppo al Senato».
Caustico Alberto Airola: «Dalle stelle alle stalle».
BATTISTA E LA VOGLIA DI GOVERNO. A tradire il Misto fu pure l'espulso Lorenzo Battista arrivato al Gruppo per le Autonomie, lo stesso dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con il Psi.
Un governo a cui Battista non voleva solo dare l'appoggio, ma nel quale voleva pure sedersi tanto che arrivò a scrivere una lettera ai suoi ex colleghi 5 stelle invitandoli a prendere parte alla nascita di un nuovo progetto politico che potesse entrarci. «La costituzione di un gruppo che ambisce a entrare in maggioranza con un’eventuale richiesta di avere un dicastero la cui direzione potrebbe anche essere ricoperta da un tecnico».
Appello andato però a vuoto.
VOGLIA DI «AUTONOMIE». Con Battista nelle Autonomie si trova anche l'espulso Luis Alberto Orellana, anche lui transitato dal Misto. Presentando le sue dimissioni poi ritirate, Orellana dichiarò senza peli sulla lingua: «Per Grillo siamo solo pedine da manovrare. Uno vale uno? Grillo vale più degli altri e poi uno vale l'altro».
A differenza di Pinna, è invece rimasto fedele a Scelta civica il deputato Ivan Catalano che però dopo essere uscito dai 5 stelle perché nel mirino per le spese, prima di abbracciare gli ex montiani fece pure un breve passaggio nel Misto e nel Partito liberale italiano.

La squadra di Alternativa libera

Walter Rizzetto.

Il gruppo più numeroso di deputati ex pentastellati ammutinati si è costruito una propria Alternativa (libera) di cui fanno parte Walter Rizzetto capogruppo, Massimo Artini responsabile e Sebastiano Barbanti tesoriere.
Insieme con Tancredi Turco, Aris Prodani, Samuele Segoni, Eleonora Bechis, Marco Baldassarre. All'inizio nella compagine era entrata pure Mara Mucci che però ha virato nel Misto perché contraria all'ingresso in Al dei quattro deputati civatiani di Possibile.
VERSO SEL. Sempre a sinistra, ma in Sel, ha trovato casa Adriano Zaccagnini che se n'era andato dal Movimento sbattendo la porta stanco, disse, «dell'approccio aziendalista in cui la strategia politica è calata dall'alto» e con la «visione fantascientifica della realtà» di Casaleggio.
Molti eletti sono rimasti nel Misto, da Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino (con L'Altra Europa con Tsipras) all'ex tesoriere M5s Giuseppe Vacciano, Cristina De Pietro, Ivana Simeoni (madre di Cristian Iannuzzi ex M5s nel misto della Camera), Francesco Molinari e Maria Mussini (indipendenti). Fino a Laura Bignami (unica superstite del Movimento X), Alessandra Bencini e Maurizio Romani (componente Idv)
Altri hanno scelto il gruppo Grandi autonomie e libertà, che sostiene il governo. Monica Casaletto, Bartolomeo Pepe e Paola De Pin sono così diventati compagni di banco di Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi e Giulio Tremonti.

Twitter: @franzic76

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