Grasso, esteso ricorso alla fiducia
Retroscena 19 Febbraio Feb 2016 2013 19 febbraio 2016

Cirinnà, Grasso contro il canguro

Il 24 lo dichiarerà inammissibile. Dietro al "tradimento" M5s un sms di Di Maio.

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Un'uscita dall'inevitabile stallo verso il quale stava naufragando il ddl Cirinnà la offrirà il presidente del Senato.
L'indiscrezione secondo cui Pietro Grasso potrebbe dichiarare inammissibile il supercanguro di Marcucci è infatti confermata.
UN DIBATTITO «UMANO». I 1.200 emendamenti rimasti al disegno di legge, dopo un'attenta analisi, implicherebbero non più di 400 voti: due giornate di lavoro al massimo.
«È un'ipotesi in campo», aveva ammesso Grasso nel tardo pomeriggio di venerdì. «Sto valutando tutte le ipotesi e tutti gli scenari potendo avere finalmente un fascicolo 'umano' di soli 1.200 emendamenti al netto delle valutazioni di ammissibilità».
Il canguro infatti può essere tollerato in circostanze eccezionali, solo di fronte a un ostruzionismo monstre. E non è questo il caso.
INCOGNITA STEPCHILD. Non è tutto. Con buone probabilità il voto sarà palese, tranne sul capitolo V, quello relativo alla stepchild adoption.
«Ma non è detto che questo significhi per forza una bocciatura», suggeriscono a Lettera43.it i ben informati. «Il voto segreto potrebbe portare anche qualche neocentrista o cattodem a votare a favore, contro le indicazioni di leader e capicorrente».
Insomma i giochi restano aperti.
UNA MOSSA SALOMONICA. Una mossa salomonica quella di Grasso: Lega e Ncd non possono lamentarsi essendosi espressi contro il canguro. Il Pd potrà votare una propria legge senza troppi impedimenti. E il M5s tirare un sospiro di sollievo.
I pentastellati, infatti, non erano disposti a barattare la coerenza con i diritti.
Ma fino a che punto?
IL TRADIMENTO GRILLINO. Poche ore prima dell'impasse, i senatori 5 stelle erano infatti pronti a votare il supercanguro davanti alla mole di emendamenti del Carroccio, perdendo di fatto la verginità.
A bloccarli non solo il passo indietro della Lega con il ritiro del 90% delle modifiche, ma, dicono rumors di Palazzo, un sms che avrebbe inviato Luigi Di Maio ai senatori ordinando il gran rifiuto. Ecco il «tradimento» a cui faceva riferimento una Monica Cirinnà, furiosa all'uscita dall'Aula.
UN OCCHIOLINO AI VESCOVI. Il diktat sarebbe arrivato per compiacere le gerarchie vaticane e i vescovi in vista delle Comunali nella Capitale.
Questo darebbe una nuova luce anche alle ultime dichiarazioni di Di Battista a La Stampa. «Quella sulle unioni civili», aveva detto, «è una legge importante come altre venti». Un benaltrismo che confligge con i precedenti proclami pro Cirinnà e pro diritti civili del membro del direttorio.
RESA DEI CONTI NEL PD. Ma se il Movimento, con Alberto Airola e Paola Taverna in testa, voterà comunque compatto il ddl, è nel Pd che tira aria di tempesta. Complici l'assenza di Matteo Renzi impegnato su altri fronti e l'indebolimento di Maria Elena Boschi reduce dall'affaire Etruria, tra i renziani è scoppiata una resa dei conti (la stessa che aveva denunciato e poi smentito Cirinnà).
Fonti di Palazzo confermano la battaglia tra 'vassalli' e 'valvassori', renziani di prima e di seconda categoria. Il casus belli sarebbe stata proprio la delusione per l'ultimo rimpasto di governo. E così i maldipancia si sono manifestati al primo voto utile: quello sulle unioni civili.
Tornato l'imperatore, la situazione dovrebbe normalizzarsi. Ma non è escluso che alla corte renziana, dopo il voto, si creeranno nuovi equilibri.





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