Trentola Ducenta Provincia 151210163503
REPORTAGE 1 Marzo Mar 2016 1427 01 marzo 2016

Viaggio a Trentola Ducenta, il paese dei DiCaprio

L43 nelle strade di Trentola Ducenta, il paese degli avi del divo hollywoodiano. Sono circa un migliaio. Ma alcuni odiano Leo. Perché continua a ignorarli.

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Trentola Ducenta, in provincia di Caserta.

In piazza prevale il disappunto. E un po’ di rabbia repressa.
«Mannaggia a quegli arresti», sbotta Eraldo, 28 anni, diplomato geometra, «e mannaggia alla brutta vicenda del Jumbo, il centro commerciale sorto qui a Trentola Ducenta il cui ampliamento ha provocato l’arresto del sindaco Michele Griffo e di altri ventisette, accusati di aver favorito il clan dei Casalesi in cambio di aiuti elettorali».
Mannaggia al Jumbo? E perché, scusi? «Beh, perché adesso, col sindaco che si era dato alla fuga e ora sta in carcere, i consiglieri dimessi e la commissione prefettizia che sta spulciando le carte per verificare se ci sia stata o no l’infiltrazione criminale in municipio, con quale faccia si può invitare “Leo” a festeggiare qui, nel suo paese di origine, l’Oscar che ha appena conquistato?».
PRIMO CITTADINO IN CARCERE. Leo, per chi non lo abbia capito, è proprio lui: l’attore Leonardo DiCaprio, fresco di statuina e di trionfo planetario.
Il rammarico, per gli abitanti del paesino del Casertano che da anni ne rivendica le origini, è più che genuino. E comprensibile.
Col sindaco che giace in galera, i viceprefetti accampati in Municipio, il rischio (concreto) di finire sciolti per camorra, come si fa a dire al protagonista di Titanic «dài, vieni da noi e facciamo festa nel nome dei tuoi nonni che da Trentola Ducenta (e non da altrove) sono partiti tanti anni fa prima di sbarcare nella grande America che tutti accoglie e rende famosi»?
«L'OSCAR? DÀ UNA SPERANZA PER TUTTI». Disappunto. Rammarico. Voglia di trovare, finalmente, un motivo di orgoglio in un territorio che di positività non ne offre quasi mai. Serpeggia il magone, specialmente da parte dei più giovani che - “Jumbo” a parte, con i suoi 500 posti di lavoro (più o meno) garantiti - di ragioni per stare contenti non ne hanno davvero: «La storia dei bisnonni di DiCaprio che sarebbero nati dalle nostre parti», spiega Rosaria, che lavora al centro commerciale, «significa per molti una concreta speranza di rilancio per il territorio. Voi ci scherzate sopra, ma qui viviamo di un po’ di agricoltura, di edilizia in crisi e di poco altro. Se Leonardo venisse davvero a trovarci, altro che Jumbo e lavoretti precari: per Trentola sarebbe un formidabile spot. E avremmo d’incanto una visibilità mondiale».

L'attacco frontale del sindaco: «Leo? Non si faccia vedere in Paese»

Michele Griffo, sindaco latitante di Trentola Ducente.

Illusioni? Sogni ad occhi aperti? Ricerca esasperata di scorciatoie? Può darsi. «Ma», osserva Rino Meli, pensionato, «che c’è di male a sognare la presenza di una grande star del cinema a casa propria se fin da adolescenti ci si ritrova circondati da imbrogli e collusioni?».
Colletti bianchi, riciclaggio di denaro sporco, il sequestro di beni per 60 milioni di euro. E poi “quel” nome - Michele Zagaria, il capo dei Casalesi arrestato il 7 dicembre 2011 - che si è appropriato (secondo gli inquirenti) della vita comunitaria.
E le accuse, pesantissime, che hanno inchiodato i big della classe dirigente locale a cominciare dal sindaco: concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa, estorsione, intestazione fittizia di beni.
UN MIGLIAIO DI DICAPRIO IN PAESE. Racconta a Lettera43.it Alfonso Eramo, ex presidente del consiglio comunale: «Nessuno lo ammette, ma la verità è che - dopo anni di buio - stavamo diventando un credibile modello amministrativo per la nostra martoriata area. La vicenda del Jumbo ha azzerato tutti i nostri sforzi: un gran peccato, ma è quel che succede quando si governa in maniera così sovraesposta».
Mannaggia mannaggia. E ora come si fa? No, di telefonare a DiCaprio non è proprio il caso. Eppure, qui a Trentola Ducenta i DiCaprio sono quasi un migliaio su 20 mila abitanti. Ce ne sta per tutti i gusti. DiCaprio (Antonio), per esempio, si chiama l’uomo che nel settembre 2011 fu arrestato perché sotto la sua casa, a un paio di metri di profondità, nascondeva l’ingresso di una grotta adibita a poligono di tiro per far esercitare i guaglioni del clan dei Casalesi.
Ma DiCaprio si chiamava pure il nonno dell’ex presidente Eramo. E pure la sua mamma.
«BOICOTTATE I SUOI FILM». Decine di ceppi, lontani e diversi. Agli inizi del 2000, fu organizzata una grande festa in paese in onore di Leonardo. Lui - che è nato a Los Angeles nel 1974 - fu invitato, ma non venne. Però la festa fu bella comunque.
Anche in quegli anni il sindaco era Michele Griffo, quello che ora è in carcere. Dopo il primo, il secondo e il terzo invito senza risposta, da «uomo tosto qual è», Griffo decise di passare al contrattacco. E giù con dichiarazioni al fulmicotone contro DiCaprio e la sua presunta «insensibilità»: «Per me, è un capitolo chiuso», sentenziò.
E poi: «Fosse per me, la gente di Trentola dovrebbe boicottare tutti i suoi film» (ipotesi non irrealistica visto che in paese non esiste più alcuna sala cinematografica, ndr). E ancora: «DiCaprio? Lui non pensa a noi, perché noi dovremmo pensare a lui?».

Impossibile risalire agli antenati dell'attore

Eppure, era stato proprio l’ex sindaco - all’uscita del film Titanic - a ordinare approfondite ricerche in Comune per accertare le origini locali del grande attore.
Non fu tempo sprecato: dalle carte emerse che davvero tanti DiCaprio erano partiti nei primi decenni del ‘900 verso le Americhe. Peccato che, tra le centinaia di partenze, resta difficile stabilire quale abbia poi davvero dato vita al ceppo cui apparterrebbe Leonardo.
MA C'È CHI RIVENDICA LA PARENTELA. Tra i molti, a rivendicarne con particolare vigore la discendenza c’è un produttore di mozzarelle sposato e con figli. Ma anche un avvocato. E anche la famiglia di un commerciante di pellami. E poi anche… insomma, i bisnonni - dicono - si chiamavano Salvatore e Rosina.
Già, e allora? E allora non basta. E così di certo non se ne viene fuori. Né può essere ritenuto onestamente un indizio il fatto che l’attore abbia espresso di recente la voglia di acquistare alcuni caseifici nel Casertano che producono la rinomata mozzarella di bufala.
Un buon segno di fiducia, visto che siamo in Terra dei fuochi. Ma non dimostra altro.
I GIOVANI FANNO A GARA PER COPIARLO. Tra i più giovani, in compenso, la corsa a “di-capriarsi” il più possibile impazza a Trentola e dintorni: c’è chi a scuola si pettina come lui, chi prova a imitarne le mosse, chi al bar beve «un drink» anche se non ha sete ma solo per provare a poggiare il gomito sul bancone «come fa Leonardo».
Ricorda qualche prof locale: «A Trentola gli antichi romani avevano predisposto terreni da dedicare alla pastorizia. E DiCaprio, appunto, vuol dire colui che alleva le capre».
Lui, però, non si degna di una risposta. Zitto. Muto.
Va da papa Francesco, e parla in italiano. Va agli Scavi di Pompei, e dichiara di «voler mangiare solo cibo campano». Ma ai (presunti) compaesani di Trentola Ducenta, niente. Neanche una parola.

Twitter @enzociaccio

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