Failla Piano 160304085037
LIBIA 4 Marzo Mar 2016 0835 04 marzo 2016

Libia, uccisi i due ostaggi italiani

I corpi di Fausto Piano e Salvatore Failla nell'obitorio di Sabratha. «Colpiti alla nuca prima del blitz». Liberati gli altri due, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno. Cosa sappiamo finora.

  • ...

Da sinistra: Salvatore Failla e Fausto Piano.

Due sono morti a Sabratha, nell'Ovest della Libia al confine con la Tunisia, anche se manca ancora l'ufficialità. Altri due invece sono stati liberati venerdì 4 marzo e sono in buone condizioni di salute.
I corpi di Fausto Piano e Salvatore Failla, dipendenti dell'impresa di costruzioni Bonatti rapiti in Libia a luglio 2015, secondo quanto riportato dal quotidiano la Repubblica, sono stati riconosciuti dalle fotografie.
Mentre i colleghi Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, sequestrati assieme a loro ma passati successivamente nelle mani di un altro gruppo armato, sono tornati in libertà e si trovano sotto la protezione dalla 'polizia' locale di Sabratha, controllata dal governo di Tripoli. Il primo a dare la notizia, da Sabratha, è stato l'inviato del quotidiano La Stampa, Domenico Quirico.
I giornalisti mandati in Libia dai principali quotidiani italiani, attraverso le testimonianze raccolte sul posto, stanno contribuendo a illuminare i risvolti della vicenda.
Ecco cosa sappiamo finora a partire dall'ultima, tragica testimonianza del capo del Consiglio comunale di Sabratha, Hussein al-Zawadi. Contattato dall'Associated Press, ha detto che i nostri connazionali Piano e Failla sono rimasti uccisi negli scontri tra miliziani jihadisti e truppe fedeli al governo di Tripoli.
I carabinieri del Ros, nella serata di venerdì 4 marzo, dovrebbero arrivare in Libia per l'identificazione definitiva.

Uccisi con un colpo alla nuca

Sempre secondo Domenico Quirico, inviato de La Stampa a Sabratha, Fausto e Salvatore sono stati uccisi giovedì 3 marzo con un colpo alla nuca, prima che iniziasse il blitz delle forze di sicurezza libiche contro il covo del gruppo armato che li aveva presi in custodia, probabilmente composto da combattenti d'origine tunisina legati all'Isis.
Nello scontro a fuoco che ha visto impegnate le milizie di Tripoli, le vittime in tutto sarebbero nove. Soltanto due i sopravvissuti: una donna, che ha dichiarato di essere la moglie di uno dei caduti, e un bambino.
Proprio la donna avrebbe raccontato che tra i cadaveri c'erano anche quelli di due stranieri.

Blitz durante un trasferimento

Secondo il racconto di alcuni capi delle milizie di Tripoli, però, citati dal Fatto Quotidano, non ci sarebbe stata nessuna operazione contro un covo dell’Isis. Piuttosto, il gruppo di jihadisti sarebbe stato colpito mentre si trovava a bordo di due fuoristrada, nel corso di un trasferimento dei prigionieri italiani da un covo all'altro, a circa 70 chilometri da Tripoli. Otto i morti, mentre un siriano e una tunisina, moglie di una delle vittime, con il figlio di tre anni, sarebbero stati catturati.

Forse traditi dall'autista

Lorenzo Cremonesi, inviato a Tripoli del Corriere della Sera, cita il governatore di Sabratha: «I corpi di Fausto Piano e Salvatore Failla sono nel nostro obitorio».
Cremonesi ricostruisce le fasi del rapimento e racconta la storia dell'autista dei quattro tecnici della Bonatti, fortemente sospettato di aver organizzato il loro rapimento a scopo di riscatto. Li avrebbe consegnati allo zio, «noto simpatizzante dei movimenti islamici radicali e persino di Isis», come lo definisce Hassan Eldewadi, membro del Consiglio municipale di Sabratha.

In Libia per dare il cambio ai colleghi

Fausto Piano, Salvatore Failla, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno avrebbero dovuto sostituire in Libia alcuni loro colleghi, per conto della ditta Bonatti Spa, che si occupa di costruzione e manutenzione di impianti energetici. I quattro sono stati rapiti a Mellitah, vicino alla città di Tripoli, a luglio del 2015. Erano entrati in Libia dalla Tunisia e sono stati sequestrati poco prima di arrivare a destinazione, nei pressi di Zuwara. A Mellitah si trova l'impianto gestito da Eni e dalla compagnia libiaca National Oil Corporation, che rifornisce di gas sia la Libia che Italia, attraverso il gasdotto Greenstream che approda a Gela, in Sicilia. Proprio lì avrebbero dovuto andare a lavorare Fausto e Salvatore.

Che lavoro facevano Fausto e Salvatore

Fausto Piano e Salvatore Failla erano due operai specializzati. Sardo il primo, siciliano il secondo.
Piano era un meccanico originario di Capoterra, una piccola città alle porte di Cagliari. Dopo una vacanza trascorsa a casa nei primi giorni di luglio 2015 era ripartito per andare a lavorare in Libia, alla manutenzione dei metanodotti nelle vicinanze del compound Eni di Mellitah. Già da molti anni lavorava all’estero come “trasfertista”.
FAILLA IN LIBIA DA TRE ANNI. Failla era nato nel paese di Carlentini, in provincia di Siracusa, dove viveva con la moglie e le due figlie di 22 e 14 anni. Era un saldatore specializzato. La famiglia, su indicazioni della Farnesina, preferisce non rilasciare dichiarazioni. Tuttavia lo stesso Salvatore Failla, che da tre anni si recava in Libia per lavoro, rispondendo sul suo profilo Facebook ad un amico che gli chiedeva se non fosse impaurito, scriveva: «Qualche scontro c’è stato, ma dopo tre anni ci ho fatto il callo. La famiglia bisogna pure camparla».

Gino e Filippo, tecnici specializzati

Gino Pollicardo,sposato con due figli, è ligure e vive a Fegina, nelle Cinque Terre in provincia della Spezia. È un tecnico, come Filippo Calcagno, siciliano della provincia di Enna. Una carriere all'Eni in giro per il mondo, poi il passaggio alla Bonatti.

Di cosa si occupa la ditta Bonatti

Fondata a Parma nel 1946 dall’ingegnere Saul Bonatti, la Bonati Spa controllata dall'azionista, presidente e Ceo Paolo Ghirelli conta più di 6 mila dipendenti in 14 Paesi, dal Messico al Nord Africa, dall’Arabia al Kazakhstan.
Circa l’80% del suo fatturato (740 milioni di euro nel 2014) viene realizzato al di fuori dei confini nazionali. Gli interessi in Libia iniziano nel 1979, con la firma del primo contratto per conto dell’Agip. Oggi la Bonatti Spa si occupa in Libia di assistenza e manutenzione all'impianto di Mellitah.

Correlati

Potresti esserti perso