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RICOSTRUZIONE 9 Marzo Mar 2016 1851 09 marzo 2016

Delitto Varani, dubbi e certezze sull'omicidio

Foffo e Prato si accusano a vicenda. Movente, legami e testimoni: cosa sappiamo finora

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Passano i giorni, ma l'atroce omicidio di Luca Varani non trova risposte definitive in grado di ricostruire con esatezza cos'è accaduto nella notte tra il 3 e il 4 marzo.
Chi, tra Manuel Foffo e Marco Prato, ha inferto il colpo di grazia al 23enne di origini slave? E davvero i due assassini erano soli in quell'appartamento del Collatino, periferia Est di Roma, trasformato per un giorno in teatro dell'orrore? Si starebbe ora cercando una ragazza bionda sui 25 anni che avrebbe incontrato Luca Varani un paio di ore prima del delitto.
Sono soltanto alcune delle domande ancora senza risposta in un delitto che ha scioccato l'Italia intera per l'efferatezza delle violenze inferte al povero Varani.

Varani morto per dissanguamento

Sono 30 le coltellate e martellate che hanno straziato il corpo di Luca Varani, fino a provocarne la morte per choc da dissanguamento, in una tortura durata circa due ore. Dall'autopsia, realizzata venerdì 11 marzo, sono emersi nuovi, agghiaccianti elementi. Il ragazzo non sarebbe morto direttamente per le coltellate al torace. La lama trovata conficcata nel suo petto non ha trafitto il cuore, ma il polmone sinistro.
Varani è rimasto in balia dei suoi aguzzini dopo aver bevuto un mix di alcol e medicinali. «Non ho accettato quella bevanda», ha raccontato agli inquirenti un testimone. L'uomo ha raccontato che Foffo e Prato «erano fuori di testa. Mi hanno offerto a più riprese anche cocaina, ma ho sempre rifiutato». In base al suo racconto, è stato il padrone di casa ad invitarlo con una telefonata intorno alle 5 del mattino di giovedì. Dopo di lui, presumibilmente, è arrivata la telefonata a Varani e la terribile trappola fino all'efferato omicidio. Gli inquirenti hanno riascoltato anche il padre di Foffo. Obiettivo di chi indaga èricostruire le fasi che hanno portato il giovane a confessare al padre quel che aveva fatto.

Lo scambio di accuse: le due verità di Foffo e Prato

Al culmine di una giornata segnata dagli interrogatori a Regina Coeli dei due protagonisti del crimine, lo scambio di accuse a distanza alimenta dubbi su come realmente siano andate le cose.
«Manuel ha confermato che è stato Marco a dare il colpo finale» ha dichiarato uscendo dal carcere il legale di Foffo, Michele Andreano, «e lo ha ribadito oggi con dovizia di particolari».
«Non è stato Prato a infliggere il colpo finale, la coltellata al cuore a Varani», ha replicato l'avvocato Pasquale Bartolo, difensore del 30enne arrestato per l'omicidio del Collatino.
Dai primi risultati dell'autopsia pare inoltre che il colpo al cuore non sia stato mortale e che Verani sia morto per le sevizie e le violenze subite.

Il movente: davvero ucciso per vedere l'effetto che fa?

Subito dopo la propria confessione, Foffo ha ammesso di aver inscenato il delitto «per vedere che effetto fa uccidere una persona».
Ora, però, Andreano ha voluto puntualizzare: «C'era un contesto sessuale, ma il movente non è ancora uscito fuori. Il mio assistito continua a ripetere che non sa perché lo hanno fatto».
Secondo quanto riferito dall'avvocato, «le cose non sono andate come è stato detto fino a oggi. Manuel ha confermato che al momento del delitto erano solo loro due. Ha indicato tanti e tanti testimoni che sono andati all'interno di quest'abitazione. Qualcuno è arrivato ed andato via, gente è stata chiamata ma non è andata». Dopo aver massacrato a morte Varani, Foffo e Prato hanno dormito abbracciati sul letto.

Gli inviti rifiutati: qualcun altro è passato da quella casa?

Esistono dunque dei testimoni? Al momento l'unica certezza è che la trappola tesa a Varani era stata riservata anche ad altre 22 persone. Tanti sono i destinatari del messaggio di invito alla serata a base di alcol e droga consumatasi lo scorso 3 marzo. Solo Varani avrebbe risposto affermativamente. Sette, tuttavia, potrebbero essere le persone passate in quell'appartamento prima che si consumasse la tragedia.
Proprio la droga è considerata dagli avvocati difensori l'elemento scatenante della tragedia. «Manuel è un consumatore abituale di cocaina, quello che si dice un cocainomane. In questa vicenda la cocaina ha avuto un ruolo fondamentale, senza non avrebbero ucciso». Eppure, «la voglia di far male a qualcuno» era stata manifestata anche prima che le sostanze stupefacenti prendessero il sopravvento sulle loro menti.

Il tentato suicidio: cos'ha scritto Prato prima di provare a togliersi la vita?

Prato ha parlato agli inquirenti dopo essersi ripreso dal tentato suicidio. Dicendosi pentito, ha rivolto le accuse a quel ragazzo conosciuto solo pochi mesi prima.
I carabinieri che hanno fatto irruzione nella camera dell'hotel in piazza Bologna dove si trovava - camera pagata in anticipo dall'amico - hanno trovato almeno cinque boccette di minias, una benzodiazepina, comprate sempre da Foffo. Mentre il pr romano ne aveva ingerita una intera.
Ancora mistero invece sul contenuto della decina di lettere scritte dal giovane prima di provare a togliersi la vita. «Dei messaggi non so nulla», ha detto ancora il suo avvocato, «perché è stata sequestrata e non ho ancora gli atti».
Pare che però nelle lettere non sia presente alcun riferimento al massacro. Prato avrebbe chiesto scusa per le sofferenze fatte passare negli anni alla famiglia e accennato alla volontà di trasformarsi in una donna.
Circostanza che potrebbe mettere ulteriormente nei guai Foffo, che potrebbe essere indagato anche per induzione al suicidio.

La cocaina e il farmaco nel bicchiere di Varani

I due amici si erano conosciuti a dicembre e avevano avuto un rapporto orale.
Prima di attirare Varani a casa, Manuel, studente fuoricorso di Giurisprudenza figlio di ristoratori, e Marco, anche lui universitario, avevano trascorso due giorni consumando cocaina,c he avevano acquistato per circa 1.800 euro.
«C'è stato quasi un tacito accordo tra me e Marco che ha messo un farmaco nel bicchiere di Luca, lui ha bevuto e si è sentito male» - aveva ricostruito Manuel Foffo nel verbale - «Marco lo ha aggredito, io ho recuperato il martello che abbiamo usato e forse sono stato io a trovare anche i due coltelli».

Le corde vocali recise per non far gridare la vittima

«Luca non è mai riuscito a resistere alle nostre violenze», ha detto ancora Foffo. Questo perché i due studenti gli avevano reciso le corde vocali per non farlo gridare, dopo averlo stordito con un martello e una mistura di farmaci e metadone, come ritengono gli inquirenti della procura di Roma.

La confessione al padre prima di costituirsi

È stato il padre di Manuel, Valter Foffo, a convincere il figlio a costituirsi ai carabinieri, mentre il suo complice, piccoli precedenti per droga e habitué della movida romana, si era rifugiato in un albergo nella zona di piazza Bologna dove ha tentando il suicidio ingerendo barbiturici.

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