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IL PUNTO 21 Marzo Mar 2016 1507 21 marzo 2016

Emergenza casa Roma, vite in graduatoria

Morosità per 357 milioni. Affitti fantasma e irregolarità. Ma nella Capitale 7 mila persone aspettano un alloggio popolare. Ecco le loro storie.

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Il prefetto di Roma Tronca.

Casa dolce casa. Sì, ma meglio se gratis.
A Roma su quasi 30 mila unità abitative e commerciali del patrimonio comunale insiste un morosità di circa 357 milioni di euro.
NEL 2015 INCASSATI SOLO 25 MLN. Sono i dati che emergono dalla mappatura del patrimonio immobiliare disposta dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca. Solo nel centro storico, ben l'85% degli inquilini che vivono nelle case del Comune e dei negozianti che utilizzano immobili comunali è moroso. Tradotto: le casse comunali hanno registrato mancati guadagni per 4,5 milioni.
E non è finita qui. Perché nel corso del 2015 il Campidoglio ha chiesto ai suoi «affittuari» canoni per 50 milioni di euro ma ne sono stati riscossi appena 25, il 50%.
Ma chi occupa le case del Comune?
Spesso chi non ne avrebbe il diritto. E non sono solo abusivi.
CASE POPOLARI, REDDITI STELLARI. Dal campione, infatti, emergono anche redditi personali o volumi di affari d'impresa elevati. E così anche se guadagni 700 mila euro puoi godere di un canone agevolato di 220 euro. Se poi ne incassi 1 milione paghi la cifra simbolica di 380 euro al mese.
Ma c'è pure a chi va meglio: a due passi dalla stazione Termini un affitto può arrivare a 1,81 euro. Con cinque euro si può vivere vicino a Campo de Fiori. E se proprio si vuole vista Colosseo, allora di euro se ne possono sborsare 32.

Almeno 1.000 immobili lasciati in stato di abbandono

Case popolari a Roma.

Questo mentre a Roma, come a Milano, si consuma una vera e propria emergenza abitativa.
Ad aspettare un alloggio nella Capitale sono circa 7 mila persone. Ma la graduatoria, spiega a Lettera43.it il segretario dell'Unione inquilini Guido Lanciano, è ferma al primo semestre 2013.
E le assegnazioni procedono a rilento.«Dalle 20 o 30 l'anno di qualche anno fa», continua, «si arriva a circa le 200 di adesso».
ABUSIVISMO E OCCUPAZIONE. Senza contare il giro degli abusivi. «Se una anziana sta male in una palazzina», racconta Lanciano, «il suo appartmento viene assegnato tramite una specie di asta irregolare. E così quando passa a miglior vita, dall'appartamento esce la bara ed entra il nuovo inquilino». Con buona pace di attese e graduatorie.
Non si tratta di un femomeno isolato, visto che in questo modo sono occupate qualcosa come 4 o 5 mila case.
Ma a fare rizzare i capelli è il numero monstre di immobili di proprietà privata, pubblica e semipubblica che sono inutilizzati e lasciati al degrado.
Parliamo di almeno 1.000 edifici, ma la stima secondo Lanciano può tranquillamente essere rivista al rialzo. Dai quali si potrebbero ricavare almeno 30 mila unità abitative che allegerirebbero le graduatorie.
Perché non si restaurano, magari con l'aiuto dei possibili inquilini?
LA LOGICA DEL MIGLIOR OFFERENTE. Il ragionamento è semplice: più un immobile va in malora, in degrado, più è facile avere il permesso per buttarlo giù e destinarlo ad altro uso.
Logico che vendere un rudere per trasformarlo in un albergo di lusso invece di destinarlo a edilizia pubblica è un affare. Un ragionamento, conferma il segretario degli Inquilini, che non appartiene solo al privato ma anche al pubblico: vendere al miglior offerente.
Chiudendo due occhi sull'emergenza abitativa.

Quattro anni parcheggiati in un campeggio

Roma, Tor Sapienza.

Intanto le graduatorie si allungano. E migliaia di persone aspettano regolarmente l'assegnazione di una casa dignitosa.
V. ha 54 anni e sua moglie ne ha 50. Sono entrambi invalidi civili. «Lui all'85% e io all'80», racconta a Lettera43.it la signora. Ogni mese portano a casa 1.000 euro. Sono le due pensioni. Niente di più.
«Per ragioni di salute siamo stati costretti a lasciare il lavoro nel 2010», continua con l'affanno.
Per quattro anni sono stati in un campeggio. Al Fabulous, in via Malafede.
«NON CI SPUTIAMO SOPRA». «Stavamo in casette di lamiera», spiega la donna. «Non ci abbiamo mai sputato sopra, ci mancherebbe. Quando ce l'hanno proposta abbiamo subito accettato. Meglio che stare per strada».
La situazione, però, non era certo delle migliori.
Da un anno la coppia vive sempre in stato di emergenza abitativa in un appartamento. Con la promessa del buono casa, che però ancora non si è visto. «Se non lo accettavamo, il Comune ci avrebbe tolto dalla emergenza abitativa».
«Ora dipende dal proprietario», conclude la donna. «Se accetta di ricevere il bonus dal Comune possiamo stare tranquilli, altrimenti non so. Siamo in regola con tutti i documenti». Ma sperare dalla tremillesima posizione in graduatoria dopo essere stati a quota 1.500 non è semplice.

La vita al residence aspettando la soluzione

Anche S. - 45 anni e tre figli di 2, 4 e 15 anni di cui una cardiopatica - aspetta un alloggio da tre anni.
È disoccupata. Tira avanti con lo stipendio del compagno e con il mantenimento dell'ex marito. «Che però fa lavori saltuari...», dice lei.
VIVERE IN 4 CON 800 EURO AL MESE. Ogni mese in casa arrivano 800 euro. «Così non si vive. Solo lo scorso mese la piccola mi si è ammalata e ho speso 50 euro in farmacia».
Vero la famiglia è seguita dai servizi sociali. «Le associazioni ci danno vestiario, pannolini. Prendo il pacco alimentare. Ma è difficile».
Ora sono in un residence, pagato dal Comune. E stanno aspettando il famoso bonus casa.
Ma S. non ci spera. «Non so se arriverà. E se arriva non è certo una garanzia».
BONUS CASA? «NON MI FIDO». Il timore è che il contributo possa essere sospeso o bloccato in ogni momento. E a quel punto non resta che lo sfratto insieme con l'incubo di tornare per strada, una volta ancora.
«Mi avevano assicurato che qui al residence saremmo rimasti sette mesi, che sarebbe stato temporaneo...E invece siamo ancora qui», sbuffa S.
Dopo lo sfratto per morosità non colpevole del 2014, S e la sua famiglia hanno fatto tre traslochi.
«Ora siamo in un appartamento al sesto piano», racconta. «Due camere, una cucina e due bagni».
Non si lamenta S, anche se la situazione non è idilliaca. «C'è sporcizia», ammette. «Molti lasciano i rifiuti negli ascensori, e fanno fare i bisogni ai cani ovunque». Ma stare per strada è peggio.
La cosa che la manda in bestia, invece, è che in «giro, a Tor Sapienza o al Quarticciolo di case sfitte ce ne sono e tante. Oppure occupate abusivamente».
TRONCA E L'ACQUA CALDA. Quindi Tronca in realtà «ha scoperto la solita acqua calda».
Mentre lei che è regolarmente in graduatoria, numero 1.144, ha paura che qualcuno «la scavalli». Poi però si lascia andare a un sorriso: «Non può essere sempre così nero...».
Di una cosa è certa: dalla politica non si aspetta nulla. Soprattutto in questo momento di campagna elettorale.
Perché più che primavera, questa «è la stagione delle promesse», dice amara.

Twitter: @franzic76

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