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INTERVISTA 22 Marzo Mar 2016 1230 22 marzo 2016

Attentati a Bruxelles, così l'Isis paralizza l'Europa

Check-in senza metal detector. E stazioni prive di controlli. L'esperto Lombardi: «Per i terroristi è facile colpire aeroporti e metro. Più sicurezza? Costi altissimi».

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L’11 settembre del Belgio, il 13 novembre di Bruxelles.
Lo sciame di attentati che, come New York e Parigi, ha insanguinato la capitale d’Europa sgomenta perché è stato centrato un «target facile nel punto più vulnerabile», ossia l’ingresso di un grande scalo, scrive l’esperto di antiterrorismo Marco Lombardi.
«La tripletta ha colpito anche la fermata della metropolitana più vicina ai palazzi delle istituzioni Ue (Maelbeek, ndr), incontrollabili a meno di non introdurre, come negli aeroporti, rigidissimi screening con i metal detector», aggiunge a Lettera43.it.
Il bersaglio della mobilità è ricorrente nella storia di attentati, anche da prima del terrorismo islamico di al Qaeda e poi Isis: colpisce le masse, spaventa e purtroppo, nonostante le misure di sicurezza, è anche agevolmente perseguibile.
I LEGAMI CON L'ARRESTO DI SALAH. «Il secondo elemento interessante di questi nuovi attentati è la tempistica, in contemporanea e a ridosso dell'arresto del terrorista degli attacchi di Parigi Salah Abdeslam. Una reazione alla sua cattura, con elementi diversi, o addirittura attacchi della stessa cellula? Cerchiamo di ricostruire la dinamica e la filiera per capire la struttura e le modalità d’azione dell’Isis», precisa il coordinatore del think tank di intelligence e sicurezza Itstime dell'Università Cattolica.
Rendere sicuri aeroporti e metropolitane è «certamente possibile e con ogni probabilità si farà come avviene già in diverse città dell’Africa e del Medio oriente. Ma a un prezzo altissimo in termini di costi di tempo e personale».

Un vagone della metro di Bruxelles sventrato dalla bomba. Nel riquadro, l'esperto di anti-terrorismo Marco Lombardi.

DOMANDA. Le prime notizie parlano di un attacco suicida in aeroporto, con degli ordigni, e di altri piazzati nella stazione metro. Di mattina i check-in e i mezzi pubblici sono affollatissimi.
RISPOSTA. E infatti per fare diversi morti e seminare distruzione basta confezionare bene degli ordigni artigianali, non sono necessari kamikaze o maxi bombe anche se le esplosioni appaiono essere state devastanti. All'aeroporto il target era americano e sembra che i terroristi fossero anche armati, hanno urlato in arabo ma non è detto che abbiano sparato. Attendiamo notizie più precise.
D. Ma è possibile colpire così facilmente uno dei principali scali d’Europa, in allerta massima antiterrorismo e alla vigilia delle vacanze pasquali?
R. Possibilissimo, purtroppo. A quasi tutti i check-in degli aeroporti europei si accede ancora senza passare dai metal detector. Per non parlare delle metropolitane: la fermata di Maelbeek è la più vicina alle istituzioni Ue. Ma, anche qui, come controllare tutti quelli che entrano?
D. Mettere in sicurezza la mobilità è impossibile?
R. Affatto. I mezzi tecnologici e i protocolli per blindarla ci sono, lo si fa già per esempio in alcuni scali nelle aree più calde. Ma misure del genere avranno costi altissimi in termini di personale e di tempo. Tutte le auto e le persone in ingresso dovranno essere controllate, negli aeroporti bisognerà arrivare almeno due ore prima del decollo.
D. E nelle metro?
R.
Un attacco in una metropolitana è facile come in un ristorante o un locale. Spostarsi, in un caso o nell’altro, diventerà un incubo per i cittadini. L’impatto degli attentati contemporanei di Bruxelles sulla mobilità è terrificante.
D. L’Isis li ha rivendicati.
R.
Adesso si tratta di capire se c’è o no una relazione precisa con Salah Abdeslam. Se gli attacchi erano cioè stati preparati dalla sua cellula o se invece siano una reazione alla sua cattura, attraverso la rapida predisposizione di un’altra rete.
D. In ogni caso, i terroristi islamici dimostrano di avere molte frecce al loro arco e di andare a segno.
R.
Assolutamente, l'arco è strapieno e purtroppo con la retata ad Abdeslam ho scritto giusto, «siamo solo all'inizio, adesso verrà il bello». Riescono a colpire in modo devastante, attraverso le cellule in Belgio che sono molto più diffuse e radicate che in Francia, in quartieri da bonificare come Molenbeek.
D. In Belgio c’è anche una disponibilità di armi maggiori che in altri Paesi europei?
R.
Questo no. In realtà le armi si trovano dappertutto perché le reti terroristiche le attingono dalla criminalità organizzata. Passando dai Balcani e da altri circuiti illegali.
D. Identificare i terroristi è poi difficile perché cambiano continuamente identità.
R.
Anche questa è una vecchia tattica, usata da decenni già da al Qaeda. Agli pseudonimi si sono aggiunti altri pseudonimi. Putroppo si può risalire dagli alias alle identità vere solo attraverso il dna o le impronte digitali, che non danno indicazioni temporali.
D. Si distingue sempre tra al Qaeda nel Maghreb o in Yemen e l'Isis, due network terroristici rivali. Però i primi attacchi di Parigi del 7 gennaio furono compiuti da entrambe le reti e gli attentati dell’Isis sono spesso concomitanti quelli di al Qaeda nel Maghreb in Mali. È possibile una fusione?
R.
Purtroppo negli ultimi mesi le indiscrezioni parlano di un avvicinamento progressivo tra le due reti. Al Qaeda e Isis hanno obiettivi e anche interessi locali comuni, soprattutto in Africa.
D. Ma l’Isis può davvero comunicare con gli esecutori da Raqqa o da Mosul, anche per orchestrare gli attacchi?
R.
È ancora oggetto di dibattito il modo in cui opera la catena di comando. Di sicuro dai vertici dell’Isis partono le direttive generali ad agire. Ma poi anche l’organizzazione specifica degli attacchi potrebbe avvenire per mano di cellule decentrate.

Twitter @BarbaraCiolli

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