Meloni, mi vergogno di lacrime Mogherini
POLEMICA 23 Marzo Mar 2016 1832 23 marzo 2016

Meglio i pianti di Lady Pesc o Meloni che strilla?

Populismo contro le lacrime di Mogherini. Ma i burocrati non erano gelidi e distanti? 

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Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia.

Almeno, Giorgia Meloni ha il merito di dichiararlo subito. «Questo è il giorno della polemica», ha avvertito: e poi via ai soliti rigurgiti di bile canalizzata nei modi spicci e diretti della ragazza del popolo.
Parole dure contro le lacrime di Federica Mogherini, ministro degli Esteri di un'Europa che mai fui unita e oggi è prossima all'implosione: dalle frontiere chiuse ai rimpalli di accuse sulle falle dell'intelligence. Il che, ben intenso, non è colpa di Mogherini, e non è nemmeno l'oggetto delle polemiche che potrebbero persino aver ragione d'essere, se si è esponenti di una destra nazionalista che predica la frantumazione della Ue, della sua moneta, dei suoi burocrati e delle sue istituzioni (salvo sedere nei banchi del suo parlamento, a svariate migliaia d'euro al mese, come d'altronde l'alleato Matteo Salvini).
Ma la rabbia, oggi, è contro le lacrime versate da Miss Ue durante la conferenza stampa tenuta a pochi minuti di distanza dalle esplosioni che hanno dilaniato Bruxelles e rintuzzato l'angoscia di mezzo mondo. Lacrime da deboli, da fragili, così riprovevoli da chiedere le dimissioni di chi le ha versate, perché degne di un'Europa molle, stando all'interpretazione della Meloni.
MA I BUROCRATI NON ERANO GELIDI? Il vero leader, insomma, non piange. Tantomeno di fronte alle telecamere, sapendo che quelle immagini rimbalzeranno nelle case degli aguzzini del terrore consolidando il loro successo, la consapevolezza di essere riusciti a metterci in ginocchio di nuovo.
Ma si può davvero condannare qualcuno per un gesto d'emotività scatenato dall'orrore? Ci si può ergere a giudici delle emozioni di altri? Si può accusare qualcuno di debolezza perché sente realmente il dolore altrimenti affidato alle note di cordoglio stese da uffici stampa annoiati? E la Meloni, che non perde occasione per criticare i burocrati di Bruxelles e il loro gelido distacco dalla gente, come può non apprezzare il sincero coinvolgimento del numero due dell'Europa?
UNA GUERRA MEDIATICA DISPARI. Esiste una battaglia, mediatica, certo. Gli jihadisti la combattono con i video delle decapitazioni, l'invasione dei social network, i proclami contro i crociati. L'Occidente fatica a trovare un codice con il quale rispondere: intanto perché mancano soluzioni o anche solo intuizioni; poi perché la legge del taglione – anche solo verbale – non fa parte (o non dovrebbe far parte) del nostro Dna.
Dopo la strage di Charlie Hebdo, si rispose con una manifestazione oceanica con i leader di mezzo mondo riuniti nel centro di Parigi: un non pasaran coeso, anche se magari non abbastanza coerente.
Le lacrime della Mogherini sono diventate loro malgrado un pezzo della battaglia mediatica, tanto da costringerla a chiedere scusa per un gesto umano e naturale, un gesto quasi confortante rispetto a tanto orrore. Di fronte a quel pianto, i commentatori si sono scatenati: «Churchill, l'uomo che sconfisse il nazismo, non lo avrebbe mai fatto», hanno detto in molti.
CHURCHILL NON PIANGEVA, MA BEVEVA. Se è per quello, vale la pena di aggiungere, nemmeno Vladimir Putin avrebbe versato una lacrima in contesti simili (al limite gli si vedono gli occhi velati in caso di rielezione, e lui comunque giura che non sia vero), ma questo non lo rende certo un politico migliore (che poi Churchill avesse un problema con l'alcool e abbia contribuito a devastare il Medio Oriente disegnando con il righello i confini di Stati nazionali inesistenti vale la pena di aggiungerlo solo per segnalare che persone e situazioni non sono mai tutte bianche o tutte nere).
CHE C'ENTRA LA FORNERO? Se non bastasse tutto questo, si può aggiungere infine che Giorgia Meloni non se l'è presa con Mogherini perché ha avuto una reazione troppo emotiva, bensì perché quella reazione sarebbe il segno di un'Europa debole, traslando e sintetizzando malamente un giudizio politico in un gesto per niente politico, e condendolo per di più con una dose – forse involontaria - di stereotipi, non dissimili da quelli che in quanto donna e futura mamma non vuole che siano applicati a lei.
D'altronde, la dimostrazione di quanto sia debole la teoria della Meloni sta tutta nel post scriptum carognoso che non le è riuscito di evitare, paragonando le lacrime della Mogherini con quelle di Elsa Fornero, nel 2012. E quando la strumentalizzazione e tanta e tale, qualsiasi altro argomento cade nel vuoto.


Twitter @geascanca

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