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MUSICA E STORIA 24 Marzo Mar 2016 0805 24 marzo 2016

Rolling Stones a Cuba, un'occasione per il regime

Un concerto epocale a L'Avana. Che è anche una chance politica per i Castro. Perché per 60 anni il rock era vietato. E la band sull'isola è quasi sconosciuta.

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La notizia ufficiale a Cuba è arrivata soltanto venerdì 4 marzo, quando già aveva fatto il giro del mondo almeno un paio di volte: il 25 marzo, durante il loro tour sudamericano, i Rolling Stones suoneranno anche a L'Avana.
Si tratta di una storica prima volta di cui, in realtà, sull'Isola si è saputo quasi subito: grazie alle connessioni internet recentemente legalizzate, e con i molti mezzi illegali con cui da decenni riescono a filtrare le informazioni dal resto del pianeta, superando i muri invisibili del mar caraibico, i cubani sapevano dell'arrivo di Jagger e soci molto prima che il regime dei Castro decidesse di comunicarglielo.
POCHI CONOSCONO GLI STONES. Ma, a differenza dell'entusiasmo di giornali e tivù occidentali, sull'Isola nessuno si è scomposto troppo: primo perché gli Stones, a Cuba, sono poco più di un nome; secondo, perché comunque saranno in pochi quelli ammessi a cospetto del palco.
Per una volta, infatti, non è prevista alcuna adunata oceanica in Plaza de la Revoluciòn, dove suonò persino Jovanotti nel 2009 in occasione di Pace senza frontiere.
Niente folle nel luogo simbolo della città, dove papa Francesco ha recentemente celebrato messa e dove Fidel sancì il successo della rivoluzione sotto gli occhi compiaciuti del Che e di Camilo Cienfuegos.
POSTO PER SOLO 45 MILA PERSONE. No: alle Pietre Rotolanti è stato riservato il Colosseo della città sportiva del Cerro, nei pressi del ministero dello Sport, dove c'è posto solo per 45 mila persone.
Troppo pochi, probabilmente, per accontentare chi volesse ascoltare della buona musica, o anche solo banalmente quella musica probita per interi decenni: filo-americana e dunque diabolica, vietata integralmente a due generazioni nate dopo il rovesciamento di Batista e la vittoria di Castro, avvenuta nel gennaio del 1959. Ma sufficienti per segnalare ancora una volta la (presunta) glasnost e l'apertura di Raul (succeduto a Fidel alla guida del partito) dopo la riapertura dell'ambasciata americana e la visita di Obama stesso prevista per fine marzo: un evento epocale per analisti e commentatori, anche se magari non per i cubani che aspettano da mezzo secolo un po' più da mangiare nel piatto.

Un mercatino di libri: i testi disponibili sono quasi solo quelli sulla Rivoluzione e sul pensiero di Fidel (Getty)

Ad ascoltare il rock si finiva bollati come traditori

Gli Stones - che alloggeranno all'Hotel National, enclave de l'Avana ricca che fu, in cui le foto di Chavez si alternano a quelle di Frank Sinatra tra nuvole di fumo, mentre pavoni enormi scorazzano nel giardino coloniale – a Cuba sono insomma soprattutto un simbolo. Un simbolo di libertà e disgelo, ancorché irreale per molti.
MICK JAGGER CHI? Pochi cittadini conoscono le canzoni della band, quasi nessuno ne conosce i nomi: dal trionfo della rivoluzione castrista nel 1959 fino al termine degli Anni 90, il rock 'n' roll e le cose angolofone in generale sono entrate in un congelatore, cancellate dal discorso pubblico, dalla radio e dalla tivù di Stato, dal dibattito (pseudo) culturale e dagli articoli di giornale.
Ostinarsi a volerne sapere di più poteva significare essere bollati come traditori della patria, perdere il posto di lavoro e persino finire in galera senza alcun processo. Col tempo, i ritmi locali di un hiphop erotico e dispotico, magari volgare ma genuinamente caraibico, sono diventati la sola forma di musica contemporanea conosciuta e tollerata.
L'OCCASIONE DI FACCIATA PER IL REGIME. Ma Jagger e soci, e il loro interessameNnto a Cuba, sono troppo importanti perché il regime se li lasciasse sfuggire in un momento così delicato, in cui è fondamentale dimostrare le buone intenzioni. Immortalare i ragazzi che si dimenano al ritmo degli Stones come i loro coetanei a ogni altra latitudine è un'occasione ancora più ghiotta dello sbarco di Barack Obama sul Malecon – il celebre lungomare de l'Havana – primo presidente a farlo dalla visita di Calvin Coolidge nel 1928.
I REGALI DEGLI STONES PER LE ELITE. E se nessuno sarà in grado di fischiettare Satisfaction, e probabilmente nemmeno di comprenderla, l'eredità degli Stones sull'Isola dovrebbero essere le decine di strumenti musicali che porteranno con sé per donarle alle scuole di musica locali: il contributo alla cultura cubana, in nome del rock'n'roll da insegnare e impiantare su un terreno fertile.
Certo, le scuole musicali sono sempre più appannaggio delle élite, dei figli dei gerarchi del partito e di coloro che si garantiscono introiti con il mercato nero, pur essendo formalmente scuole pubbliche e del popolo. Ma da qualche parte bisogna pur iniziare.

* dietro lo pseudonimo di Gino Donè Matos si nasconde un giornalista cubano residente in una città dell'Isola che preferisce mantenere l'anonimato.

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