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EMERGENZA 28 Marzo Mar 2016 1140 28 marzo 2016

Messico: Ruben Figueroa, angelo custode dei migranti

Oltre 250 mila persone l'anno attraversano il Chiapas. Alla volta degli Stati Uniti. Ma spesso finiscono uccisi. Ruben monitora il confine. Per assisterli e salvarli.

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da Veracruz e Chiapas

Alcuni migranti al confine con gli Usa in attesa di essere rimpatriati. Nel riquadro, Ruben Figueroa.

«I tre seduti sulla panchina sono migranti honduregni, di Santa Barbara o di Santa Elena»: basta uno sguardo per chi dedica, da oltre 10 anni, la sua vita ai migranti centroamericani e alle loro traversie.
Ruben Figueroa, attivista per i diritti umani dei migranti, è diventato un’icona grazie al lavoro sul campo di appoggio, protezione e assistenza che svolge senza sosta.
I tre uomini seduti sulla panchina sono effettivamente di Santa Barbara, appena arrivati nella città di Palenque, una delle prime tappe della rotta migratoria verso Nord, dove si stima che passi gran parte degli oltre 250 mila migranti che ogni anno attraversano lo Stato di Chiapas.
NELLO ZAINO UN PC E POCO ALTRO. Dopo aver camminato tre giorni e due notti e aver superato due assalti da parte delle autorità, i tre honduregni confessano tutta la loro stanchezza e parte della disperazione che si portano dietro. Hanno occhi verdi difficilmente riscontrabili in Messico che dichiarano il loro status di migrante e sono visibilmente sperduti, ma Ruben sa come approcciarsi, come chiedere, come offrire un po’ di cibo senza offendere, come rassicurare senza illudere.
Un grande zaino da viaggio rosso sulle spalle e uno più piccolo che porta di fronte: «Qui dentro», dice Ruben a Lettera43.it, «tengo tutte le cose materiali di cui ho bisogno, vestiti, qualche effetto personale e un pc per mettere in Rete quello che vedo e che sento».
UNA VITA IN AUTOBUS ALLA FRONTIERA SUD. La sua vita è fatta di viaggi in autobus, monitorando la zona Sud del Messico e recandosi in America Centrale quando qualche caso lo richiede: tra gli aspetti integranti del suo lavoro c’è il recupero della comunicazione tra migranti centroamericani che vivono illegalmente in Messico e le relative famiglie che spesso vivono tra le montagne honduregne o guatemalteche senza nessuna possibilità di chiamare, fare domande, esigere risposte: «In molti casi i genitori non parlano lo spagnolo, appartengono a popolazioni indigene e non sanno a chi rivolgersi, dove andare e quindi aspettano anche 15, 20 anni. O per sempre. Sappiamo che alcuni potrebbero essere nelle fosse clandestine, ma vivi sono partiti e vivi li cerchiamo».

Il dramma dei migranti in Messico, tra sequestri e abusi sessuali

Forze di polizia in Messico.

A dicembre Ruben ha passato due settimane nella nativa Tabasco, dopo cinque anni che non lo faceva, se non di passaggio. Nel 2013 è dovuto fuggire negli Stati Uniti per le continue minacce e per proteggere la sua famiglia.
«È faticoso, stancante, frustrante, non c’è nulla per cui valga la pena fare un lavoro sulla migrazione, però è necessario farlo. Sono preoccupato perché non vedo giovani pronti a lanciarsi in questo tipo di vita. Temo che la paura e l’indifferenza aumentino e si portino via il lavoro fatto in questi anni», dice poco dopo aver lasciato i tre honduregni alla stazione di Palenque.
«LA MIA PAURA È NULLA IN CONFRONTO». Ce ne saranno almeno una cinquantina: per lo più uomini due donne e un bambino di tre anni attendono distesi sulle rotaie, con qualche bottiglia d’acqua e, per chi ancora ce l’ha, lo zaino simbolo della partenza e della resistenza nel cammino.
Sono in molti a prendere contatto con Ruben, a chiedergli un parere sulla situazione o di viaggiare con lui per qualche giorno, ma non parlategli di farlo in pubblico: «Non mi piacciono le interviste perché mi mettono al centro di un mondo di cui non sono protagonista, quando mi chiedono se ho paura o come la governo, io rispondo che il timore di quello che possono fare a me non è nulla in confronto alle botte, alla tortura, agli assalti, alle sparizioni che continuano a patire i migranti centroamericani».
40 MILA DENUNCE IN DUE ANNI. Nell’ultimo documento elaborato dalla Cidh (Commissione Interamericana per i diritti umani), relativo alla condizione dei diritti umani in Messico, si legge che «durante gli ultimi anni, la Commissione ha monitorato uno scenario di gravi e numerose violazioni dei diritti umani dei migranti, come aggressioni, sequestri, violenze sessuali, diverse forme di tratta di persone, omicidi e sparizioni».
In questo quadro desolante i minori sono i più vulnerabili: la Redodem (Rete di Documentazione delle Organizzazioni Difensore dei Migranti) ha indicato che di oltre 40 mila denunce tra il 2014 e il 2015 il 96% è stato presentato da minori di 15 anni per furto, estorsioni e lesioni.

L'accordo con il Guatemala? «Ufficializzazione della violenza»

Un soldato della Guardia nazionale pattuglia il confine con il Messico.

Il Messico affronta una crisi mai risolta e in continuo e silenzioso peggioramento: «Si tratta di una tragedia umanitaria, una vera e propria ghigliottina per i migranti che devono far fronte alle continue minacce delle autorità municipali, statali e federali», continua Ruben.
Al crimine organizzato, narcos ma non solo, è riconducibile la maggior parte dei delitti (54,27%), più che ai comuni cittadini (25,56%) e alle autorità del governo (20,16%).
L’impunità maggiore si registra proprio verso le autorità che riescono a farla franca grazie a un sistema impregnato di collusione, paura e indifferenza.
SITUAZIONE PEGGIORATA NEL 2014. La situazione alla frontiera Sud del Paese è peggiorata dal 2014, anno in cui i governi di Messico e Guatemala hanno dato il via alla nuova legge Plan Frontera Sur, che prevedeva una maggior presenza dello Stato – polizia federale, esercito e marina - in 12 cruzes, punti chiave della rotta meridionale per combattere il traffico di persone e proteggere i migranti in transito.
L’autorità Atención Integral de la Migración en la Frontera Sur prevista dalla stessa legge per rispondere con aiuti umanitari ai bisogni dei migranti è stata sciolta nel 2015, meno di un anno dopo l’inizio del nuovo programma.
LA MILITARIZZAZIONE DEL CONFINE. Secondo quanto affermato dal coordinatore della Atención, Humberto Mayans Canabal, avrebbe dovuto aumentare la tutela nei confronti dei migranti, ma ha causato una vera e propria militarizzazione del confine e un clima di caccia all'uomo.
«Siamo di fronte a una situazione che ha aumentato i pericoli per i migranti, il Plan Frontera Sur li ha resi invisibili obbligandoli a nascondersi tra le montagne, dove comunque continuano a essere perseguiti: questo piano è stato una vera e propria ufficializzazione della violenza», commenta Ruben.
7 MILA DOLLARI PER RAGGIUNGERE GLI USA. La crescente difficoltà ad attraversare il Paese ha fatto il gioco di polleros e coyotes, trafficanti di esseri umani che chiedono circa 5 mila dollari dal Messico e 7 mila da Honduras e El Salvador per raggiungere gli Stati Uniti.
Tra le principali vittime del traffico ci sono ancora una volta giovani e bambini, la cui migrazione negli ultimi tre anni ha registrato un aumento del 333% secondo i dati di Unicef Messico.
E, nonostante il peggioramento delle condizioni dei migranti che si trovano a dover camminare anche per 400 km, il flusso non si è arrestato.
+1153% DI RICHIEDENTI ASILO DALL'HONDURAS. Secondo i dati della Cidh, il numero dei richiedenti asilo provenienti dall’Honduras è aumentato del 1153% tra il 2012 e il 2015: «Ogni anno a inizio marzo aumenta il flusso migratorio, la situazione in America Centrale continua a essere la stessa, è inutile pensare di fermare un fenomeno senza andare alla ricerca delle problematiche che stanno devastando interi Paesi; inoltre, al momento il problema della siccità esclude forza lavoro dal campo e porta a cercare soluzioni alternative verso Nord», conclude Ruben.
Secondo un rapporto dell’Oim (Organizzazione Mondiale Immigrazione) il corridoio Messico Stati Uniti è il più importante al mondo con un transito di 9.3 milioni di migranti, senza contare i centroamericani. Un corridoio silenzioso, dove si lotta, si sparisce e si muore in un silenzio assordante.

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