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CRISI 5 Aprile Apr 2016 1730 05 aprile 2016

Grecia, il modello polis contro l'indigenza

Povertà di massa e profughi. Sanità azzerata e rischi di epidemie. Ma i greci rispondono con la democrazia diretta. Il racconto della filmmaker Zervopoulou.

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una manifestazione ad Atene ripresa nel documentario di Elena Zervopoulou.  

La crisi, i profughi e previsioni pessime: a luglio è atteso un nuovo braccio di ferro tra la Grecia e i creditori della Troika (Fmi, Bce, Ue), dopo il drammatico e inutile salvataggio del 2015.
Il governo di Alexis Tsipras sarà spinto a ulteriori tagli, l’esecutivo potrebbe ancora cadere, in un Paese dove all’emergenza sociale di massa interna si è aggiunta la crisi umanitaria dei profughi.
WELFARE DAL BASSO. Se in Grecia si va avanti, in questi mesi duri, è grazie alle spirito costruttivo di reti della solidarietà autogestite, nate tra i cittadini per colmare il vuoto delle istituzioni e della politica: forniscono cibo agli indigenti e cure mediche ai greci fuori dal sistema sanitario, provvedono anche alla gran parte dei servizi ai profughi redistribuiti tra le comunità locali.
«Con l’aumento della povertà le reti di volontariato crescono e si stanno coordinando tra loro», racconta a Lettera43.it la documentarista Elena Zervopoulou che ha seguito per un anno e mezzo e narrato la nascita del fenomeno in Greece: Days of Change (2014), presentato di recente al film-festival Terre di confine, in Sardegna, sul tema Grecia, il racconto della crisi.
ECONOMIA DEL DONO. «L’economia pura del dono e dello scambio rompe i cartelli di chi fa profitti dalla crisi e si sta amplificando, al punto che questi attivisti vengono ormai invitati e ascoltati al parlamento europeo quasi più dei politici di Atene. È anche commuovente», spiega, «visto che la gente ormai non ha tantissimo da dare in Grecia».

Mortalità infantile come in guerra. Ma si aiutano i profughi

I dati sulla sanità greca sono tragici.
Su 11 milioni di cittadini, 3 milioni sono fuori dal sistema sanitario nazionale: i disoccupati non sono più in grado di pagarsi i contributi e le pensioni da 300 euro al mese non bastano per coprire le spese dei medicinali.
Diversi malati di cancro non possono curarsi: mancano i farmaci chemioterapici che costano migliaia di euro al mese e i tempi per le visite e gli interventi negli ospedali pubblici (dove ormai mancano anche garze e punture), sono troppo lunghi. La mortalità infantile è tornata ai livelli dei tempi di guerra, anche per problemi di malnutrizione nelle case.
SANITÀ DISTRUTTA. «Indici inaccettabili per un Paese dell’Unione europea, il sistema sanitario pubblico greco si sta decomponendo. Ad agosto dell’anno scorso ci sono stati imposti altri 3 milioni di tagli e l’ondata di profughi che l’Ue sta scaricando sulla Grecia sta aggravando l’emergenza sanitaria. Si alza il rischio di epidemie», commenta Zervopoulou che ha anche lavorato come consulente dell’Unesco e seguito progetti umanitari e sull’immigrazione, e che ora sta girando un nuovo documentario sulle cliniche e sulle farmacie sociali in Grecia.
DA IDOMENI A LESBO. La rete non era nata come volontariato permanente ma lo è diventata: milioni di greci si sono salvati e possono continuare a curarsi solo grazie ai centri creati da attivisti come Ilias Tsolakidis, altri milioni tra greci e profughi potranno ricevere assistenza solo grazie a essi.
Servono reti d’accoglienza, con farmacie e cliniche sociali, a Idomeni, Lesbo, in tutta la Grecia: i volontari raccontano che molte donne che fuggono da guerre e persecuzioni svengono, come molti greci caduti in depressione hanno bisogno di sostegno psicologico per lo stress dai traumi subiti, i loro bambini devono essere visitati e seguiti.

Greci accampati in piazza Syntagma contro i nuovi tagli alle pensioni (Getty).

La politica ai cittadini: nell'emergenza rivivono le polis

La maggioranza dei greci ha reagito con altruismo e compartecipazione allo sbarco di migliaia di stranieri.
L’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) paga alcuni campeggi, ma sono le comunità locali ad aver tirato fuori le tende degli sfollati della Seconda guerra mondiale per la maggior parte dei profughi smistati nei comuni: la risposta immediata ed efficace all’emergenza arriva, ancora una volta, dalle reti civiche di volontariato che aggirano la lentezza burocratica delle istituzioni e di molte Ong.
Le famiglie greche portano cibo, abiti, beni di prima necessità ai profughi. Non sono donazioni di magnati, in tanti condividono il poco a disposizione: dalla crisi del 2008 le pensioni dei greci sono state decurtate fino al 60%, il ceto medio borghese è precipitato nella povertà.
LE CATENE UMANITARIE. In strada ci sono decine di migliaia di senzatetto come Giorgos, uno dei protagonisti del documentario che trova riscatto nella solidarietà: la via, dice, per «ricominciare a camminare».
«Abbiamo il problema dell’estrema destra, ci sono tensioni sociali. Ma la maggioranza della popolazione è rimasta aperta e solidale. Sulle isole è ancora forte il ricordo di diversi nonni sbarcati partiti nel 1922 dalle coste turche verso la Grecia. C’è una grande forza dal basso, sul modello degli indignados spagnoli e, prima ancora, della nostra democrazia nell’antichità», ricorda la Zervopoulou.
LA DEMOCRAZIA DIRETTA. «Come nelle polis, ogni quartiere ha una sua assemblea pubblica. Le reti sociali di attivisti non hanno gerarchie né statuti legali, sono vere democrazie dirette», conclude.
Questa politica senza potenti, che dà risposte ed è un motore positivo di cambiamento, viene aiutata anche dalla «solidarietà crescente, non degli Stati, ma di molti cittadini, donatori e volontari stranieri, da Spagna, Germania e diversi Paesi europei».

Twitter @BarbaraCiolli

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