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INTERVISTA 8 Aprile Apr 2016 0801 08 aprile 2016

Petrolgate, Bubbico: «Istituzioni senza credibilità»

I protocolli di legalità? Sono rimasti lettera morta. Parla il viceministro Bubbico, ex governatore: «Dovevano garantire trasparenza, non sono stati rispettati».

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Protocolli di legalità, accordi, impegni firmati e controfirmati da istituzioni, sindacati, prefetture, associazioni di industriali, imprese subappaltatrici e, naturalmente, multinazionali.
L'attività estrattiva in Basilicata era in una botte di ferro. Una botte di trasparenza, sostenibilità e legalità. Almeno sulla carta.
L'ultimo Petrolgate è l'ennesima prova che più di qualcosa è andato storto.
Come se non bastasse, mentre Maria Elena Boschi era sentita dai pm lucani e il premier Matteo Renzi si affrettava a ricordare che «le indagini della procura di Potenza non arrivano mai a sentenza», è piombata la condanna a carico di ex vertici Total nell'ambito di un'inchiesta gemella del 2008 su Tempa Rossa.
QUEL PROTOCOLLO DEL 2013. E per fortuna che nel 2013 la multinazionale francese aveva sottoscritto un protocollo «per la prevenzione di infiltrazioni della criminalità organizzata nell'esecuzione dei lavori di progettazione e costruzione della rete di condotte per il trattamento di oli e gas ubicato in località Tempa Rossa».
A controfirmare l'impegno il prefetto di Potenza Antonio Nunziante e le società Tecnimont Spa e Kt Kinetics Technology, anch'esse nell'ordinanza. Il tutto alla presenza dell'allora presidente della Regione Vito De Filippo, ora sottosegretario alla Salute, il cui nome ricorre nelle carte dell'inchiesta (ma non è indagato) e del viceministro dell'Interno Filippo Bubbico, ex assessore alla Salute e governatore della Basilicata.
«UNA SCELTA DI CIVILITÀ». «Il Protocollo», dichiarò Bubbico, «sarà un ulteriore strumento per ottenere una rapida e corretta esecuzione dell'opera, monitorando costantemente i lavori per evitare condizionamenti criminali e garantendo la sicurezza dei cantieri». E, ancora: «Tracciare i flussi finanziari e di manodopera che saranno attivati significa non solo assicurare trasparenza, ma anche tutelare l'economia legale. Proteggere la nostra economia dalla criminalità è, prima di tutto, una scelta di civiltà».
Per il viceministro lucano si trattava di «un segnale importante, da incoraggiare anche per altri progetti, per innescare un circolo virtuoso orientato all'economia legale e alla tutela delle parti sane e produttive delle nostre comunità».
IMPEGNI DISATTESI. Parole che oggi, alla luce delle carte e delle intercettazioni, appaiono stonate.
Così come l'impegno sottoscritto dalla prefettura e Total, completamente disatteso.
«Le condanne degli ex manager», spiega però a Lettera43.it Bubbico, «non mettono in discussione quel protocollo», e cioè il rispetto delle regole, della trasparenza nell'assegnazione dei lavori. «Il fatto è che non è stato rispettato».

Filippo Bubbico, viceministro dell'Interno.

DOMANDA. Cosa non ha funzionato?
RISPOSTA.
Dispiace prendere atto di come grandi operatori si predispongano a pratiche non trasparenti e illegali. C'è poi un problema di condotta dei singoli.
D. Non c'è il rischio che protocolli e firme siano solo spot?
R. Il rischio esiste, bisogna dirlo. E per tutti i sottoscrittori. Il protocollo nasce per aggiungere qualcosa alle leggi che già presidiano la correttezza delle attività. È l'impegno ad agire in modo più consapevole e a verificare che tutto funzioni secondo la norma.
D. Le istituzioni hanno un parte di responsabilità, però.
R. Sono stato assessore dal 1995 al 2000 e fino al 2005 presidente di Regione. In 10 anni di responsabilità non posso dire: «Ero distratto».
D. Tutto qui?
R. Nel 1998 sottoscrivemmo il primo accordo con Eni. Basta leggerlo: negli impegni presi c'erano tutte le questioni di cui si parla ora, dalla tutela ambientale, che costituiva una premessa, ai monitoraggi. Lo stesso si può dire del protocollo tra Total e Basilicata del 2004.
D. Anche in quel caso ci si impegnava al rispetto delle regole e della trasparenza.
R. Rappresentava l'impegno da parte di Total a garantire in modo preciso procedure trasparenti per evitare ogni azione che potesse mettere in discussione i principi di legalità.
D. L'ennesimo impegno disatteso.
R. Mi chiedo che bisogno avesse un grande operatore di predisporsi ad atti contrari alla legge. Sono proprio i soggetti economici più forti che devono essere un esempio di economia legale. Il rispetto della legge deve costituire uno standard. Non solo. È sempre nelle realtà più arretrate che si consumano i maggiori reati. Un grande gruppo petrolifero internazionale doveva prestare più attenzione.
D. Non era però l'unico a dover prestare attenzione...
R. Anche l'Agenzia regionale di protezione ambientale, l'Arpab, ha le sue responsabilità. Ha vissuto come sappiamo situazioni complicate. Tutto questo ha generato sfiducia nei confronti delle istituzioni. La stessa sfiducia che si registra parlando coi cittadini. Attraverso condotte non sempre virtuose, le istituzioni hanno perso credibilità.
D. Lei 'era' rappresentante di quelle istituzioni...
R. La Regione non poteva impedire che le risorse energetiche venissero utilizzate. La loro titolarità non è dei singoli territori, dei Comuni, ma dello Stato.
D. Poteva però mettere bocca su come venivano utilizzate.
R. Poteva pretendere che venissero prestate attenzioni ulteriori. Ma ripeto l'accordo era basato su impegni precisi. Prenda quello con Eni del 98...
D. Prego.
R. Visto che Eni è controllata dallo Stato, la Corte dei Conti eccepì l'accordo segnalando come la società avesse assunto impegni e oneri non previsti dalla legge.
D. In altre parole si lamentò perché Eni stava facendo troppo?
R. Si può dire così. La Regione Basilicata dal canto suo è stata lungimirante e severa.
D. Non abbastanza, forse...
R. Le cose vanno misurate giorno dopo giorno. Esiste il limite di velocità ma poi occorre verificare che non venga infranto.
D. E le istituizioni non dovevano controllare questo limite?
R. Non c'è dubbio che avrebbero dovuto verificare maggiormente.
D. Cosa che non è avvenuta. Basta rileggere le intercettazioni per rendersene conto...
R. Attenzione, per ora stiamo parlando di ipotesi di reato. Occorre mantenere un atteggiamento garantista. Detto questo, è innegabile che ci sia stata una caduta di tensione, una perdita di credibilità delle istituzioni. Ma gli accordi stretti affrontavano e davano una soluzione ai problemi che stiamo affrontando oggi.
D. Allora cosa non ha funzionato, viceministro?
R. Non sempre questi accordi sono stati rispettati.

Twitter @franzic76

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