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STORIA 14 Aprile Apr 2016 1158 14 aprile 2016

Roma, la storia di Alberto Tomassi: 50 anni da tassista

La licenza a 5 milioni di lire. I clienti illustri. E quel caffé con Mastroianni. Il 75enne a settembre lascerà l'attività. Il suo ritratto sul New York Times.

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La storia di Tomassi sul Nyt.

Se per 50 anni l'hai guardata scorrere dal sedile di un taxi, Roma ti appare diversa.
Alberto Tomassi, che ha acquisito la licenza di tassista il 5 febbraio 1966, ne conosce ogni strada e ogni angolo: la sua storia appare sul New York Times.
Ha accompagnato innumerevoli anime verso casa, ha conosolato mogli in lacrime, è stato involontario ascoltatore di conversazioni irripetibili.
In settembre, il signor Tomassi compierà 75 anni. E ha deciso che è il momento di ritirarsi.
TRA LICENZA E PENSIONE. Quella del tassista è una professione dura: richiede di alternare turni notturni con quelli diurni, muoversi tra smog e traffico, sgusciare tra gli automobilisti che tagliano la strada o non rispettano i sensi unici.
Tuttavia, dopo 50 anni di fedele servizio non riceverà una corposa pensione. Anzi, «se ti ritiri troppo giovane rischi di morire di fame», avverte Lorenzo Bittarelli, presidente della cooperativa di tassisti di cui Tomassi fa parte. La licenza gli costò 5 milioni delle vecchie lire - quasi quanto un odierno appartamento. Oggi quella licenza varrebbe ben 130 mila euro.
Eppure, cinque decadi passate a destreggiarsi tra le strade della città eterna non hanno consumato questo signore, che emana la calma luminosa di un monaco in meditazione.
Certo, guidare per tante ore nel traffico provoca un inevitabile accumulo di stress, ma «se sopravvivi ai primi 15 anni senza arrabbiarti troppo, poi puoi farlo per sempre» dichiara il tassista.
Non sono molti coloro che rimangono tanto a lungo in questa professione. «Prendo le cose come vengono» spiega Tomassi, con serafica semplicità.
I RUGGENTI ANNI SESSANTA. Le cose erano molto diverse quando ha cominciato. Roma era la Hollywood sul Tevere; non era insolito dare un passaggio a stelle del cinema o essere invitato a bere un caffè da Mastroianni in persona: al tassista sono capitate entrambe le cose.
Erano bei tempi, rievoca con nostalgia, la gente rideva, viveva la bella vita. Con la sua vecchia Fiat 600 Multipla scorrazzava tra l'arco di Costantino e Piazza Navona, oggi inaccessibili al traffico.
Muoversi era più difficile però, a sentire Tomassi: c'erano meno strade e in quelle si formavano ingorghi. Non c'era il Gps, ma lui avrebbe trovato qualunque indirizzo.
Conosceva quello privato di Sophia Loren; ha incontrato anche Vittorio De Sica, Ugo Tognazzi e Alberto Sordi. Federico Fellini aveva un tragitto fisso, dalla sua casa vicino a Piazza del Popolo al Cafe de Paris. Gli sarebbe piaciuto trasportare anche papa Paolo VI, ma l'occasione non si è mai presentata.
LE ULTIME CORSE. A volte gli amici scherzano con Tomassi: potrebbe commettere infrazioni, dicono, perchè non sarà mai multato.
Lui, però, è sempre stato rispettoso delle regole e ora si gode le ultime corse.
Solo una volta, ricorda, ha trasgredito il regolamento: si era dimenticato di indossare la divisa gialla che un tempo distingueva i tassisti.
Per la sua lunga carriera non riceverà alcun riconoscimento speciale, ma va lo stesso fiero dei 50 anni passati in compagnia di Roma.
Sul retro della sua vettura ha appiccicato un adesivo argentato con la scritta 50 anni di taxi.

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